Quando innovare significa stare al passo coi tempi

Si è concluso, con l'incontro "L’innovazione di prodotto e di processo” un ciclo di convegni organizzato da Unione Industriali

Come un percorso a tappe, giunto all’appuntamento finale. È quello rappresentato da “Imprese per l’Innovazione”, l’iniziativa organizzata dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese in collaborazione con Confindustria. Un ciclo di incontri, costituito da cinque workshop, che, a partire da marzo di quest’anno, ha accompagnato per mano le realtà produttive del territorio, coinvolgendo 160 persone, tra titolari di impresa, manager e dirigenti, in un progetto di formazione e sensibilizzazione sui temi legati alla gestione dell’innovazione. Obiettivo: sostenere la competitività dell’industria del Varesotto, anche imparando dai migliori, dalle cosiddette best practice.

Esperti delle migliori scuole di formazione, docenti universitari, testimoni di eccellenza del mondo imprenditoriale varesino e nazionale hanno affrontato i temi dell’uso efficiente delle tecnologie digitali, dei processi di internazionalizzazione delle imprese, del risparmio energetico come strumento per la competitività, la gestione totale della qualità. Come un viaggio, partito con un primo convegno a marzo, giunto quest’oggi al termine. All’ordine del giorno, questa volta, “L’innovazione di prodotto e di processo”. Questo il titolo del convegno che si è svolto nella sede di Gallarate dell’Unione Industriali, alla cui realizzazione hanno collaborato Deutsche Bank e Telecom Italia.


Un argomento, quello trattato dai relatori, da cui dipende la crescita delle imprese e al quale occorre approcciarsi con metodo, coscienti che l’innovazione “deve essere sempre più vissuta come un’attività di routine, costante nel tempo”. È questo il messaggio lanciato alla platea di imprenditori da Alberto Federico Giua, professore della facoltà di economia dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC. Nulla deve essere lasciato al caso. “Anche perché – ha continuato nel suo intervento Giua – l’innovazione non si concretizza e finisce con l’idea. Per creare valore essa deve trasformarsi in un vero e proprio processo aziendale in grado di coinvolgere tutta la struttura dell’impresa”. Analisi, selezione, fattibilità, sviluppo e commercializzazione del nuovo prodotto: queste le fasi che bisogna affrontare perché l’innovazione abbia successo. “Saper innovare oggi non vuol dire semplicemente sviluppare un prodotto. È qualcosa di più: bisogna conoscere il mercato e ad esso adattarsi”.


Assioma, quello proposto dal docente dell’Università LIUC, che vale anche per il design industriale. Altro elemento sempre più essenziale per differenziare l’impresa. Ma chi è un buon designer? A questa domanda ha cercato di rispondere Giorgio Pellizzaro, direttore della Scuola Italiana di Design, inquadrata all’interno del Parco Scientifico e Tecnologico Galileo di Padova: “Per ottenere un efficiente disegno di un prodotto occorre tenere insieme il rispetto delle sue funzioni, la comodità del cliente che lo utilizzerà, le implicazioni tecnologiche e quelle ambientali, sempre più importanti. Nonché l’aspetto estetico”. Queste le priorità che Pellizzaro ha elencato.


Ma innovare può anche voler dire non inventarsi nulla. Una contraddizione in termini solo apparente. Sempre più spesso, infatti, il salto di qualità di un prodotto, anche tradizionale, deriva dall’applicazione di tecnologie già esistenti e fino al giorno prima utilizzate in altri settori. Quello che passa sotto il nome di trasferimento di tecnologia, di cui si occupa MaTech, altra realtà nata e cresciuta all’interno del Polo Scientifico Tecnologico di Padova. Gli esempi, ha sostenuto il direttore di MaTech, Nicola Belli, “sono innumerevoli. Basti pensare all’applicazione dell’elettronica nel settore sportivo. Sia negli strumenti di fitness, sia nel vestiario”. Da qui la chiosa: “Molte imprese non innovano perché non hanno l’idea di base e dunque si bloccano, senza pensare che possono tranquillamente apprendere e adattare ai propri prodotti applicazioni fino ad oggi ad appannaggio di altri comparti. Come spesso avviene dal campo militare a quello civile”.

Inevitabile, inoltre, di fronte al tema dell’innovazione, non toccare il tasto dell’Information & Communications Technologies, nella quale sempre di più investono le piccole e medie imprese. A dirlo sono i dati snocciolati, durante i loro interventi, dagli esponenti di Telecom Italia: Roberto Maragno e Giuseppe Tulino dell’area Domestic Fixed Services Sales della Lombardia e Antonio Varriale project manager hardware & software innovation. Relazioni, le loro, dalle quali è emerso come “nel 2006 le Pmi italiane abbiano speso in hardware, software, servizi IT, una quota variabile tra i 760 e i 1.200 euro per addetto”. Numeri in crescita che, però non devono far cullare sugli allori: “Solo il 16% delle piccole e medie imprese, infatti, presenta ad oggi un sistema di telecomunicazione evoluto”.


Occorre migliorare. Anche sul fronte delle innovazioni e delle applicazioni che le imprese riescono ad ottenere mettendosi in collegamento con il mondo della ricerca. Tema, questo, affrontato da Nicola Zanardi, presidente di Italian Applications, il progetto della società editoriale Hublab Edition, in collaborazione con Nòva – Il Sole 24 Ore, che mira a sviluppare le competenze della ricerca scientifica e tecnologica italiana: “Il problema delle piccole e medie imprese non è solo quello di accedere alle nuove tecnologie, ma anche quello di avere le competenze necessarie per utilizzarle nella giusta maniera all’interno della propria realtà”.


E dalla teoria si è poi passati alla pratica, con la presentazione di un caso aziendale: la LU-VE Spa, una delle più importanti società europee produttrici di scambiatori di calore, apparecchiature per la refrigerazione, il condizionamento dell’aria, il recupero del calore e le applicazioni industriali, con sede a Uboldo. Primato ottenuto col tempo, ha spiegato Matteo Liberali, direttore commerciale di LU-VE Spa “mettendoci sempre in discussione e attraverso un’innovazione costante che si è basata su uno slogan: meno materia prima e più materia grigia. A partire dalla collaborazione con i centri di ricerca dei politecnici che ci ha permesso di migliorare il livello tecnologico dei nostri prodotti, che consumano sempre meno energia, e dei nostri processi produttivi”.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 27 Novembre 2007
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