Scontri ultras, ferma anche la serie C. Varese e Pro non sono d’accordo

Lo stop non coinvolge la A, già in pausa per la Nazionale. Guffanti: "Ennesimo errore di una lunga serie". Sogliano: "Il solito provvedimento preso dopo una tragedia"

Campionati di serie B e C fermi domenica prossima, 18 novembre, quando la serie A sarà in pausa per gli impegni della nazionale. Questo il primo provvedimento preso a seguito dei fatti accaduti l’altro ieri a Roma, Bergamo e in altre città dove la rivolta ultras ha creato gravi problemi di ordine pubblico.
Un weekend di riposo forzato che colpisce anche Pro Patria e Varese, le due società professionistiche della nostra provincia costrette a saltare le trasferte di Pagani e Ivrea e a rapportarsi in un futuro prossimo a nuove norme come quella che vorrebbere rendere obbligatorio l’utilizzo degli steward privati in impianti con capienza superiore ai 7.500 posti. 
A riguardo abbiamo quindi ascoltato le opinioni di Riccardo Guffanti e Luca Sogliano, direttori generali rispettivamente di tigrotti e biancorossi.

GUFFANTI: "ENNESIMO ERRORE" – «Fermare il campionato domenica prossima è l’ennesimo errore di una lunga catena». Questa l’opinione del dg della Pro Patria Riccardo Guffanti, che puntualizza così: «Il primo, tragico, errore è stato quello del poliziotto che ha sparato ad Arezzo, ma a quello ne sono seguiti molti. È stata errata la gestione della comunicazione, è stato sbagliato non fermare le partite domenica, visto che la notizia della morte del tifoso era nota a mezzogiorno con un anticipo sufficiente. E così sarà un errore fermare le partite e il calcio nel prossimo fine settimana: non ha senso stoppare i campionati adesso». La società bustocca non avrà comunque problemi di sorta con le regole sulla capienza: il Carlo Speroni ha infatti 4.000 posti.

SOGLIANO: "I CLUB NON CONTANO" – «In questo momento mi sembra inutile fare commenti, visto che le società di calcio contano meno di zero» spiega Luca Sogliano, coinvolto suo malgrado in prima persona dai disordini di domenica scorsa, quando è stato colpito da un pugno di un ultras che non voleva far disputare la partita del Varese. «I club sono chiamati in causa solo quando devono pagare le multe, e oggi ne attendiamo ancora. Io credo che al posto di provvedimenti di urgenza sia necessario rivedere tutti i regolamenti, a partire da quello della responsabilità oggettiva. Costringere le società a pagare per incidenti ed avvenimenti che accadono in tribuna o addirittura fuori dallo stadio vuol dire lasciare i club nelle mani di persone che li possono danneggiare economicamente».
La mente di Sogliano torna indietro di qualche mese, per spiegare la sua perplessità sulla decisione di sospendere i campionati: «Dopo le morti tragiche si proclamano sempre giri di vite, come dopo la morte di Raciti. Provvedimenti che dopo poco tempo tornano a essere lettera morta. Anche per questo non commento le decisioni prese in questi giorni, tanto meno quelle sulla capienza dello stadio. C’è gente che la adegua a seconda delle ultime norme, ci regoleremo di coseguenza».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 13 Novembre 2007
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