“Vogliamo solo i nostri soldi”: l’appello delle Pmi alla politica di Roma

A confronto, nell'assemblea annuale che ha celebrato il sessantesimo di Api, Maroni e Cattaneo, Tosi e il presidente di Confapi.

Festeggiano i sessant’anni di associazione ma il pensiero è all’eterna precarietà del loro rapporto con le istutizioni le Piccole imprese di Varese. L’assemblea per il sessantesimo di Api Varese è stata infatti così: divisa tra i premi alle sette aziende associate che hanno compiuto nel 2007 sessant’anni come l’associazione, e la riflessione politica su dove vanno le piccole imprese, con una politica così.
Probabilmente, da nessuna parte.

“Per molte imprese, dialogare con la politica significa fare lobbying e ottenere privilegi e vantaggi – spiega Roberto Maroni, ex ministro del welfare e ora rappresentante dell’opposizione in Parlamento – in un sistema che ora soffre di moltiplicazioni di competenze, in quanto non più centralista né ancora seriamente federale. Da questo tipo di politica romana le piccole imprese sono proprio escluse, ed è un sistema che fatica a cambiare”.

“Il tema del rapporto tra imprese e politica è tema non risolto – aggiunge Raffaele Cattaneo, assessore alle infrastrutture della Regione Lombardia – ci sono argomenti a cui è assolutamente necessario mettere mano, come tasse, burocrazia e modernizzazione. Che in questo caso coincide fortemente con il federalismo”. Un federalismo prossimo venturo considerato, proprio perchè non in funzione, come un traguardo da raggiungere. Anche se fin d’ora “In effetti c’è un miglioramento di rapporti e comprensione tra istituzioni e imprese – spiega Stefano Tosi, consigliere regionale del partito democratico – Per far si che i rapporti migliorino ancora e diventino più proficui occorre però fare una buona politica. E non è il caso di prendere ad esempio "il liberismo degli Usa", che attuano invece robuste politiche di sostegno per l’impresa e tanta programmazione. Noi invece, che abbiamo peraltro varato una legge per la competività, a venti giorni dalla discussione del bilancio 2007 che la deve reiterare non abbiamo ancora fatto una valutazione economica dell’efficacia che ha avuto questa legge finora”.

Una mossa che sarebbe tipica di qualunque azienda, ma nel caso di bilancio pubblico diventa un traguardo impossibile. Un peccato, perchè cosa dovrebbero fare i politici sta in un ruolino di marcia che ormai recita a memoria il presidente di Confapi, Paolo Galassi: “Primo ruolo della politica: stabilire cosa sono le Pmi per loro. Secondo impegno: definire cosa questo paese vuole fare, su che settore produttivo intende puntare e procedere a stimolarlo. Questo bisogna fare per perseguire una seria politica industriale, che non sia solo contentini ai soliti noti. Contentini che non ci andrebbero nemmeno bene, a dire il vero: quello che vogliamo dire a Roma infatti è che noi non vogliamo avere soldi. Vogliamo solo che ci lascino i nostri”.

Una affermazione che strappa gli applausi della platea di imprenditori che si sente evidentemente legata da quei “lacci e lacciuoli” di cui parlano sempre dal pulpito, e non si sciolgono mai. E pensare che “Io sono fermamente convinto che, a parità di condizioni, la piccola impresa italiana vinca comunque”. Ma a dirlo è il presidente di Api Varese, Franco Colombo, che è ottimista di natura. E ne ha, quest’oggi, ben donde: dall’alto dei sessantani "sempre sulla breccia dell’onda" dell’associazione.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Novembre 2007
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