“Hotel Meina”, un film per dare voce alle vittime del nazismo

Domani, 25 gennaio, esce nelle sale il nuovo film di Carlo Lazzani sulla strage di sedici ebrei prima reclusi nell'albergo di Meina sul Lago Maggiore e poi uccisi

Una pellicola per ricordare, per dare voce alle vittime del nazismo e conoscere la trama di una vicenda tragica che fa parte della nostra storia. Il regista Carlo Lazzani, da domani, 25 gennaio, sarà nelle sale cinematografiche con il suo nuovo film dal titolo “Hotel Meina”.

Un film che, in occasione del giorno della memoria, ci riporta al 1943 sul Lago Maggiore, nell’Hotel Meina, da cui è tratto il titolo del film, dove si è svolta una delle prime stragi naziste. Il film è basato su fatti realmente accaduti, raccontati dall’omonimo libro di Marco Nozza, e riporta il primo eccidio di Ebrei in Italia. In seguito all’8 settembre, giorno dell’armistizio fra l’Italia e gli Alleati, un reparto di SS capitanato dal comandante Krassler (interpretato da Benjamin Sadler),  giunge a Meina dove 16 ebrei italiani provenienti dalla Grecia vengono trattenuti nell’hotel dove soggiornavano. Giorgio Behar (nel film Benar e interpretato da Danilo Nigrelli), proprietario dell’albergo era ebreo anche lui ma con passaporto turco e quindi cittadino di un paese neutrale fu comunque costretto con la famiglia a trattenersi nell’hotel.

Gli ebrei vengono così reclusi nell’albergo e inizia una settimana di attesa, terrore e speranza. È una strana convivenza tra ebrei, ospiti dell’albergo non ebrei e SS. Si discute sulle possibilità di fuga, mentre gli stessi tedeschi attendono ordini. Forse anche per loro si sta avvicinando la fine della guerra. Ma poi inizia l’escalation verso la strage. Le SS prelevano gli ebrei a piccoli gruppi e li traducono fuori dall’albergo per interrogarli – dicono – al Comando della vicina città di Baveno. In realtà li massacrano e poi li gettano nel lago.

Il regista nella trama ha voluto aggiungere personaggi e momenti d’amore che nella realtà non trovano riscontro in quei giorni drammatici. E’ il caso della tedesca Cora (Ursula Bushhorn) che nel film appare come una donna forte e tenace che combatte contro i nazisti, uomini della sua stessa nazionalità. La donna subirà dalle avances del comandante dalla SS ma anche questo è finzione. Come è finzione cinematografica la struggente storia d’amore tra la giovanissima Noa Behar (Marta Bifano) e un diciottenette (Federico Costantini) sfollato nell’albergo che alla fine verrà ucciso. Noa riesce a fuggire col padre, la madre e il fratellino verso la Svizzera, dopo che è perduta ogni possibilità di salvarli. 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Gennaio 2008
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