Macellazione islamica, la Lav sporge denuncia in procura

Il riferimento specifico è alla macelleria clandestina recentemente scoperta a Cairate

La LAV ha sporto denuncia presso la Procura della Repubblica in relazione alla vicenda della macelleria islamica clandestina scoperta dai carabinieri il mese scorso in quel di Cairate. Gli animalisti ipotizzano nella denuncia la violazione dell’art. 544 bis del codice penale ("Uccisione di animali") che recita testualmente: "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi". La denuncia è all’attenzione del pm Sabrina Ditaranto della Procura bustese; se dovesse avere un seguito si potrebbe giungere a fare della giurisprudenza specifica in materia di macellazione secondo il rituale islamico.
Questa, come l’uso tradizionale invalso per secoli nelle nostre campagne fino alla disciplina legale della macellazione negli ultimi decenni, prevede lo sgozzamento e dissanguamento dell’animale. Da qui la frequente protesta degli animalisti, "fiancheggiati" da talune forze politiche, in occasione della festività tradizionale musulmana del Sacrificio (Eid al-Adha). Questa ricorda l’episodio biblico in cui Abramo (Ibrahim, in arabo) era pronto a sacrificare il figlio Isacco ma Dio, testata la sua fede, "si accontentò" di un capretto ponendo simbolicamente fine alla pratica pagana del sacrificio umano, in una sorta di "rito di passaggio all’età adulta" del monoteismo.

Con la nuova legge 189/2004 sul maltrattamento di animali, è vietato uccidere un animale a meno che il fatto non rientri in una specifica autorizzazione – che in questo caso non c’era, essendo il macello clandestino e improvvisato, ricodano gli animalisti. La legge prevede inoltre lo stordimento preventivo dell’animale, con una deroga specifica per le comunità religiose islamiche ed ebraiche (l’uso ebraico è molto simile a quello musulmano, ma molto meno noto e contestato) che consente di rinunciare allo stordimento, a patto però che l’uccisione rituale dll’animale avvenga all’interno di uno stabilimento appositamente autorizzato. E anche in questo caso, mancava l’autorizzazione: da qui l’ipotesi di reato, oltre che di macellazione cladestina, di crudeltà verso animali.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Gennaio 2008
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