Alitalia, la cordata si muove pensando a Malpensa

Dieci imprenditori sarebbero pronti a mettere sul piatto 1 miliardo di euro. Resta il nodo esuberi: si annuncia un settembre caldo sul fronte sindacale

Alitalia, forse ci siamo. Dopo lunghe ore di trattative, culmine di mesi di discussioni e promesse più o meno realizzabili, la cordata salva compagnia di bandiera sembra potersi manifestare. Gli imprenditori interessati a partecipare alla cordata per il salvataggio dell’Alitalia hanno incontrato lunedì 25 agosto Corrado Passera, l’amministratore delegato di Intesa SanPaolo, advisor incaricato di guidare il piano di salvataggio. Presente alla riunione il fior fiore dell’imprenditoria italiana: il presidente della Piaggio, Roberto Colaninno; l’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci; l’amministratore delegato di Fondiaria Sai, Fausto Marchionni; il presidente di AirOne, Carlo Toto; il presidente di Equinox, Salvatore Mancuso; l’armatore Gianluigi Aponte; Emilio Riva, presidente del gruppo omonimo leader dell’acciaio; il presidente di Findim, Marco Fossati; Alessandro Grimaldi, del Fondo Clessidr; Corrado Fratini, cofondatore della Fingen, società attiva nel settore moda. 

Nessun commento alla fine dell’incontro tenutosi a Milano, ma le indiscrezioni parlano di un miliardo sul piatto e piani concreti per il futuro della nuova Alitalia. Sempre le voci di corridoio vogliono Lufthansa come partner forte al fianco della nuova creatura italiana, cosa che oltre a cambiare le carte in tavole sul piatto delle alleanze internazionali, farebbe certamente piacere al gestore degli scali milanesi: Sea ha infatti già intavolato trattative e messo in piedi progetti per il 2009 in collaborazione proprio con la potenza tedesca, intenzionata a fare di Malpensa il terzo hub del gruppo. 

A questo punto, prima che la cordata si manifesti nella sua interezza, servono alcuni passaggi a livello governativo: la legge Marzano, la cosiddetta “Salva imprese”, dovrà essere applicata ed adattata al caso Alitalia, sgravando i nuovi investitori dai pesanti debiti del passato. Dopo l’elaborazione del piano industriale, con alcuni punti chiave ancora da definire, come lo sviluppo della parte sana dell’attività e la parziale dismissione del “marcio” che ha roso per decenni i bilanci della compagnia, ci sarà da affrontare lo scoglio sindacati: per ripartire si parla di esuberi nell’ordine dei 6/7 mila, un boccone amarissimo da mandare giù anche alla luce del forzato dietrofront imposto alla trattativa con AiFrance, diversa sotto molti punti di vista, ma anche molto più leggera dal punto di vista dei licenziamenti. A settembre la svolta decisiva?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 agosto 2008
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