C’è rumeno e rumeno

Morti bianche e incidenti stradali: cosa cambia nell'opinione pubblica e nella stampa a seconda della notizia. Le riflessioni di un lettore

Caro direttore,
scrivo di getto questa breve mail in seguito alla lettura della seguente notizia: <<Questo pomeriggio un operaio romeno di 19 anni e’ rimasto vittima di un incidente mortale sul lavoro nella frazione Villalunga di Casalgrande, nel reggiano. L’incidente e’ accaduto nell’azienda Cart.Ri.Sa. Il muratore, dipendente di una cooperativa, e’ stato schiacciato da una trave in cemento lunga oltre 20 metri>>.
Niente di strano, verrebbe (purtroppo) da dire.
Se non fosse che domani sui quotidiani sarà già un miracolo se avremo due righe dedicate a questo povero ragazzo, così come accade ogni giorno per ciascuno delle morti bianche, spesso dimenticate o ritenute una semplice e ovvia conseguenza del lavoro (vedi Scajola all’inaugurazione della nuova centrale a carbone).
Se lo stesso ragazzo in questione avesse, che ne so, investito un pedone guidando ubriaco, allora ci sarebbe stato il solito "balletto" mediatico e politico fatto di accuse razziste, false promesse sulla sicurezza e identificazione dello straniero con il problema principale dell’Italia. Invece ha avuto una morte da cani, come troppo spesso accade ad altri immigrati che lavorano in condizioni allucinanti, o a migliaia di italiani che ogni anno, per portare a casa un pezzo di pane per la loro famiglia, vanno incontro alla fine più ingiusta e incomprensibile nei nostri cantieri, nelle nostre fabbriche, nei nostri campi. Ma che vengono puntualmente dimenticati e messi da parte, perchè già, si parla di sicurezza, e allora bisogna prendere le impronte digitali ai bambini rom, ma non certo decuplicare gli sforzi per avere dei controlli più decenti sui luoghi di lavoro. Questa è l’ipocrisia della nostra Italia.
Cordialità

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 agosto 2008
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