Caso Eluana Englaro, “le bottiglie d’acqua datele ai bambini che muoiono di sete”

Un intervento controcorrente da Bergamo: l'opinione del dottor Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto Mario Negri

Bottiglie d’acqua fuori dalle chiese per continuare ad idratare Eluana Englaro, in coma vegetativo irreversibile dal 1992. Il caso della giovane lecchese, affondata in un coma senza speranza a seguito dei danni alla corteccia cerebrale seguiti a un incidente con trauma cranico, e i cui genitori chiedono di poter "staccare la spina" (interrompendo cioè alimentazione idratazione), è al centro delle cronache e delle polemiche. Dopo la recente sentenza della Corte d’Appello che concedeva al padre di Eluana, Giuseppe, di chiedere la sospensione delle cure è scattata la mobilitazione di massa del mondo cattolico, con l’offerta di bottiglie d’acqua per continuare ad idratare il corpo della giovane donna, agli occhi dei genitori morta nel 1992 senza che potessero mai elaborare il lutto. La Procura di Milano ha fatto ricorso oggi stesso contro la sentenza della Corte d’Appello. La Camera dei Deputati nei giorni scorsi ha sollevato un conflitto d’attribuzione fra poteri sul tema per toglierlo alla magistratura, con voto favorevole di maggioranza e Udc, contrario dell’IdV e astensione del PD. Col che una tragica vicenda privata è finita prima in tribunale, poi in politica, sottratta comunque alla libera scelta di chi Eluana l’aveva messa al mondo e vista crescere. Si attende per oggi, venerdì 1° agosto, l’analogo voto del Senatosi veda la posizione espressa dal senatore Fabio Rizzi, capogruppo della Lega Nord in Commissione Sanità.

Frattanto arriva da Bergamo, e da una voce di una certa autorevolezza scientifica come il dottor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Negri del capoluogo orobico, un’opinione controcorrente sulla mobilitazione delle bottiglie (comparse non solo a Milano di fronte al Duomo ma anche a Varese di fronte alla basilica di San Vittore). Il ricercatore chiede di depositare sì l’acqua, ma prima di tutto per aiutare chi nel mondo sta morendo per mancanza d’acqua pulita – in piena coscienza, non in stato vegetativo. "Un miliardo di persone in Asia e Africa" patiscono la mancanza d’acqua ricorda Remuzzi, e due miliardi e mezzo non hanno servizi igienici. In condizioni paurose, cinquemila decessi per mancanza di acqua pulita si registrano ogni giorno soprattutto fra i bambini delle aree più povere del Pianeta. "Qualcuno nel portare l’acqua al Duomo ha scritto che si fa  per dire “sì, vita a tutte le vite”. Giusto, giustissimo" scrive Remuzzi. "Per dire sì alla vita di quei bambini là, a me pare, più che a quella di Eluana, che è vita per modo di dire. Apre e chiude gli occhi ma non ha nessuna coscienza di sé né dell’ambiente che la circonda e non l’avrà mai. Se uno resta in stato vegetativo per più di sei mesi o per un anno o tanti anni, lo stato vegetativo è permanente. Eluana  è così da 16 anni.  (…) C’è chi sostiene che non si debba mai sospendere nutrizione e idratazione a questi ammalati perché hanno il diritto a vivere “fino alla fine naturale della vita”. Che per Eluana sarebbe stata 16 anni fa se i medici non l’avessero rianimata. L’hanno fatto per dare al suo cervello una possibilità per quanto piccola di riprendersi, non è successo. Allora era giusto rianimarla. Adesso è giusto fermarsi. L’acqua del Duomo a Eluana non serve. Ai cinquemila bambini che moriranno oggi servirebbe eccome. Ma noi quelli lì non li vediamo. Chissà dove sono, è un po’ come se non ci fossero".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 agosto 2008
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