Colpi di Kalashnikov contro un carabiniere, preso un bandito

Nel 2001 un militare rimase ferito in una sparatoria. Uno dei malviventi, allora minorenne, tradito dal dna prelevato da alcuni mozziconi di sigaretta

Fu una notte di paura il 7 aprile del 2001. Durante il furto di un bancomat, sorpresi dai carabinieri, sei malviventi aprirono il fuoco con un kalashnikov e alcune pistole, ferendo a una gamba e a una coscia un militare, Michele Renci, 47 anni, sposato con due figli. Dopo oltre 7 anni uno dei responsabili dei fatti di quella notte è stato identificato, tradito dal Dna prelevato dai mozziconi di sigarette lasciati sul luogo della sparatoria. In manette è così finito Matteo Levacovich, nato a Milano nel 1985, già attualmente in carcere a Como per altre rapine simili.

I fatti risalgono al 2001, intorno alle 3 di notte, quando una pattuglia del Nucleo Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Saronno, durante un servizio di perlustrazione di routine, mentre stava transitando nel territorio del comune di Origgio, ha notato la presenza di un autocarro fermo trasversalmente sulla sede stradale, nelle vicinanze dell’agenzia della Banca di Desio e Brianza. Senza farsi notare i carabinieri si avvicinarono udendo un colloquio animato tra più persone in una lingua a loro incomprensibile e notando un uomo travisato da passamontagna. Poco distante i complici stavano asportando il bancomat, che era già stato rimosso dal suo alloggiamento, utilizzando un pesante mezzo escavatore.

Un uomo, che aveva il ruolo di “palo”, notò la presenza dei militari e non esitò a sparare nella loro direzione, ferendo il capo pattuglia, brigadiere Venci. Il militare, benché ferito agli arti, rispose al fuoco con la propria arma d’ordinanza. Si aprì così un conflitto a fuoco: i malviventi spararono con un AK47 Kalasnikov e con pistole Beretta 92 e 98, dandosi poi alla fuga e abbandonando sul luogo l’autocarro ed un carrello sollevatore con braccio telescopico.
Durante le indagini vennero poi rinvenuti numerosi bossoli a dimostrazione dell’intensa azione di fuoco. Tra i vari reperti rinvenuti, furono trovato alcuni mozziconi di sigaretta, i quali, nelle successive indagini di natura tecnico-scientifica, sono risultati determinanti.

Ecco che il 3 agosto del 2007, per altri episodi verificatisi in tempi successivi nella zona di Monza, sono stati estratti i profili biologici di alcuni malviventi ed uno di questi, è apparso subito compatibile con quello prelevato a suo tempo per il grave fatto di Origgio. L’indagine, svolta congiuntamente da personale del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Varese e della Compagnia di Saronno, diretti sia dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio che da quella del Tribunale dei Minorenni di Milano, ha così portato a dare esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere per il milanese Matteo Levacovich, che all’epoca dei fatti era minorenne. Ora  deve rispondere all’accusa di tentato omicidio. Sono tuttora in corso le indagini per identificare gli altri cinque componenti della banda.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 agosto 2008
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