Ito Giani ricorda le sue Olimpiadi: «Che emozione al Villaggio»

Il vicepresidente del Coni ha partecipato a due edizioni dei Giochi, e non dimentica l'esperienza vissuta con migliaia di atleti: «Giorni meravigliosi»

Una carriera invidiabile, impreziosita da un titolo italiano nei 200 metri e due bronzi alle Universiadi (100 e 200). Ito Giani (nella foto), velocista della nazionale azzurra di atletica negli anni sessanta, è stato compagno di squadra di Livio Berruti e ha vissuto in prima linea i Giochi Olimpici di Tokio ’64 e Citta del Messico ’68. Attualmente l’ex atleta varesino è vicepresidente del Coni provinciale, ma a soli due giorni dalla cerimonia inaugurale di Pechino 2008 i suoi ricordi a cinque cerchi sono ancora vividi.

Signor Giani, fra i tanti momenti vissuti alle Olimpiadi qual è quello che conserva con più gioia?

«Senza dubbio i giorni trascorsi al Villaggio Olimpico. Novemila giovani di diverse culture ma con le stesse passioni: è stata un’esperienza meravigliosa, emozionante, struggente. Una scuola di vita»

Al Villaggio avrà sicuramente incontrato fior di campioni. Si ricorda di qualcuno in particolare?

«Tommy Smith e Peter Norman, primo e secondo nei duecento a Citta del Messico (Smith è diventato ancor più celebre durante la cerimonia di premiazione, in cui insieme al compagno John Carlos, giunto terzo, ha alzato al cielo il pugno a sostegno di una campagna a salvaguardia dei diritti umani, ndr). In allenamento Norman mi aveva dato appuntamento alla finale: lui poi ci arrivò e vinse l’argento, io invece mi feci male qualche giorno prima della gara».

A questo proposito, cosa si prova nel gareggiare in un’Olimpiade?

«La gara è gara, le sensazioni sono più o meno simili ad altre, forse anche perché sapevo di non essere da medaglia. Certo si è consapevoli di rappresentare la Nazionale, ma l’emozione è la stessa di un campionato italiano».

Fra Tokyo ’64 e Città del Messico ’68, quale edizione dei Giochi Olimpici ricorda più volentieri?

«Quella giapponese è stata la mia prima Olimpiade: un’esperienza emozionante, una bellissima novità. I Giochi messicani invece li ho vissuti più da comprimario, perché mi sono stirato pochi giorni prima della gara, in un periodo in cui stavo andando fortissimo».

In questi giorni si parla tanto di boicottaggio della cerimonia inaugurale. Lei ha sfilato in entrambe le edizioni cui ha partecipato?

«A Città del Messico ero talmente arrabbiato per l’infortunio, che quando mi vietarono di portare la macchina fotografica me ne tornai al Villaggio. A Tokyo invece ho sfilato: davvero una grande emozione».

Rispetto alle sue esperienze negli anni sessanta, come giudica le Olimpiadi attuali?

«I Giochi sono molto più commercializzati di allora, più visti, più seguiti: il progresso è questo. I media hanno acquisito un ruolo molto importante all’interno di manifestazioni del genere, mentre ai miei tempi questi aspetti non erano preponderanti».

E’ vero, la poesia a cinque cerchi di una volta non esiste più, e l’esperienza di Ito Giani ce lo ribadisce. Ma dalle sue parole possiamo ancora comprendere perché i Giochi Olimpici rappresentino il sogno di qualsiasi sportivo: un’emozione unica,  inavvicinabile, e per questo sempre magica.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 agosto 2008
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