L’ultimo saluto a Fabrizio: “Sarai il più bello fra gli angeli”

Commovente cerimonia funebre per il giovane scomparso sabato 2 agosto. Chiesa di Sant'Ambrogio a Giubiano colma dentro e fuori: "Il suo ricordo vivrà per sempre"

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E’ difficile dire cosa commuova di più al funerale di Fabrizio Panin: se la maglietta numero 16 della Whirlpool, la squadra in cui giocava, o la corona a forma di cuore della sua fidanzatina con su scritto "con amore, Jenny". Se colpiscano di più gli striscioni che dicono che ora sarà il più "bello degli angeli" o la squadra in divisa a fargli da bordo per il suo ultimo viaggio terreno, insieme all’allenatore e ai dirigenti della Pallacanestro Varese, Cecco Vescovi in testa.

Perchè la morte di un ragazzino sembra sempre un sopruso, qualcosa di incomprensibile e colpisce tutti i cuori non solo quelli di chi gli è stato vicino. E perchè la morte è già un mistero di per sè, ma certe morti sono più misteriose delle altre: non hanno, soprattutto, spiegazioni. Nemmeno con la pericolosità dei mezzi a due ruote, o con la gioventù un po’ scapestrata di natura: perchè Fabrizio, si capisce sempre di più, era un ragazzino a modo, accorto, che aveva fatto scuola di guida sicura ed era tutto tranne che uno con i grilli per la testa.

Certe cose, semplicemente, succedono. Perchè «Il mondo è fatto male, e spesso non riusciamo a capire perchè Dio eviti di raddrizzare questa fettina di universo», come dice don Pino Gamalero nella predica, coadiutore a Giubiano ma soprattutto prete di grande esperienza nei rapporti umani e nelle famiglie. A lui è toccata la più scomoda delle posizioni: rappresentare la voce di Dio a tutti quei "perchè?" che hanno riempito fino all’inverosimile, in un martedì di agosto assolato, la chiesa di Sant’Ambrogio a Giubiano, quella chiesa dove i genitori di Fabrizio, Emilio e Stefania detta "Tati", conoscono tutti per averla frequentata a lungo, prima ancora del figlio che qui aveva tutti gli amici della polisportiva dell’oratorio.

La verità, difficile da spiegare in un momento così duro, è che non c’è niente da raddrizzare, e che il primo ad aver fatto piangere per la sua morte una madre è Gesù stesso. E perchè la vita vera comincia, per Fabrizio, ora: è questo che crede chi Crede, anche se è difficile.

«Qui c’è una comunità unita intorno alla presenza misteriosa di Fabrizio. E Fabrizio è qui, non c’è dubbio: è nel suo gruppo di amici, è accanto alle persone con cui si confidava. E’ una presenza concreta, che noi non sappiamo vedere, come del resto non riusciamo a vedere Dio, che gli occhi non vedono ma il cuore sente», ha detto don Pino dopo il brano del vangelo di Giovanni in cui Gesù spiega che sta per andare a "Preparare la strada – E i discepoli ancora non sapevano quanto dura – perchè voi siate accanto a me dove io andrò".

Parole dure, durissime, quando riguardano la morte di un ragazzino, e non il funerale di un uomo che ha già vissuto una vita intera.

Ma «Da quel che ho letto in Internet su di te, ho capito una cosa – dice Daniela, la zia di Fabrizio, che ha parlato alla fine della funzione insieme a suo fratello e alla fidanzatina di Fabri -. Ho capito che tu avevi già capito che il vero senso della vita non è sulla terra. Lo si vede dalla disponibilità e bontà con cui hai trattato tutti, da subito. Per questo tutti dicono e scrivono che eri un angelo: perchè sei un angelo ora, ed eri già un angelo. Tu in questi giorni stai insegnando a tutti noi molte cose. Grazie per l’esempio di vita che ci stai dando». Parole sorprendenti per una persona spezzata dal dolore, suo e della sorella: ma che fanno scoprire come, in quella chiesa, non c’è la Morte, e una delle più brutte.

C’è vita, vita a bizzeffe: tra tutti i ragazzi in lacrime, i compagni di scuola, i colleghi del basket, quelli dell’oratorio, della curva Nord del Varese e pure "quelli del Ballo" che gli hanno dedicato la corona. Vita, davanti a una bara e alla morte di un ragazzo che non riescono a spiegare. E che molto insegerà a tutti. Il dolore, il mistero, la forza invece spettano alla famiglia di Fabrizio: espressa anche nella pazienza di abbracciare tutti quelli che li hanno cercati, e li ha fatti trattenere in chiesa mezz’ora oltre la funzione.
Mancherà a tutti Fabrizio, immensamente: lo si sente dai singhiozzi sommessi. Ma la sua lezione di vita, sorprendente e durissima, comincia qui, da quella che non è una fine anche se ne ha tutto l’aspetto. Fabrizio sarà cremato nel cimitero di Giubiano. D’ora in poi ci penseranno i cuori e internet (più volte citato anche nella predica, per i tanti messaggi su you tube, sul forum e on line anche su Varesenews) a dargli la vita d’angelo che merita.

Apriamo i commenti all’articolo per chiunque voglia lasciare un pensiero in ricordo di Fabrizio. Alla famiglia del giovane le condoglianze della redazione di VareseNews.   

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 agosto 2008
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