Speroni: “I clandestini? Confinarli su navi fino all’identificazione”

L'uscita dell'europarlamentare alla Festa della Lega. "Qui non si viene solo per lavorare, come fece mio nonno Francesco che emigrò in America"

Parte subito "con il botto" la Festa della Lega al Museo del Tessile. A scaldare la platea, fra una mazurka e un valzer, è Francesco Speroni, europarlamentare e presidente del consiglio comunale. La nuova proposta in tema di immigrati al popolo leghista è la seguente: impedire ai clandestini di sbarcare in Italia, confinandoli su delle navi. Sissignori: invece di trasferire nei tristemente noti Cpt i nuovi arrivati dai loro barconi, Speroni, riprendendo per espressa ammissione un’idea lanciata dalla parlamentare leghista Laura Molteni, propone di confinarli su navi al largo con ogni comfort umanitario – assistenza sanitaria, cibo, acqua – ma la proibizione di sbarcare almeno fin quando non abbiano reso chiara il proprio Paese di provenienza, indispensabile ai fini delle espulsioni.

"Ruspante", per usare un eufemismo, il tono dell’intervento breve ma energico dell’europarlamentare bustocco. «Il governo ha fatto bene» sostiene di fronte alla platea amica, «anche senza citare Napoli e Alitalia, fra le cose più vicine a noi a Milano si è posto fine allo sconcio di viale Jenner che ora non c’è più grazie alla Lega». Speroni è duro anche contro i nomadi: «Non basta essere cittadini dell’Unione per fare i propri comodi in Padania». Giustificate dunque per Speroni le misure prese dal ministro dell’interno Maroni che «ha applicato la direttiva europea chiedendo di che vive chi viene qui».

«In Italia si viene per lavorare, non per delinquere o prostituirsi» avverte Speroni. E a chi ricorda la storia dell’emigrazione italiana, spesso segnata a sua volta dalla devianza criminale, l’europarlamentare leghista replica con una vicenda familiare. «Mio nonno Francesco Zecchino emigrò in America nel 1924. Ci arrivò da regolare, per lavorare non per altro. Chi non ci crede può cercarne nome e cognome sul sito www.ellisisland.org: c’è perfino il nome della nave con cui arrivò. Non facciamo quindi paragoni sbagliati con chi non dà il suo nome, per tacere del barcone…» Il paragone fra Ellis Island e Lampedusa in effetti è umiliante, comunque lo si veda. Speroni conclude l’intervento con l’appello a tutti i militanti leghisti per il 14 settembre a Venezia, «per far vedere che ci siamo, che la Padania esiste, vuole contare ed essere libera».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 agosto 2008
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