Zambia, terza tappa: l’incontro con il vescovo varesino

Prosegue il racconto dei ragazzi dell aparrocchia di Giubiano e Bustecche, che hanno incontrato don Emilio Patriarca, vescovo di Monze

Chilalantambo: un nome che ricorderemo. Nell’organizzare la nostra permanenza in Africa, avevamo previsto l’incontro con mons. Emilio Patriarca, uno dei dieci vescovi dello Zambia. Nato a Varese nella zona di Belforte e cresciuto a Bizzozzero, prete dal 1961, vive la sua missione da 40 anni fra questa gente.
L’appuntamento era fissato nel pomeriggio di sabato 9 agosto a Chilalantambo: quattro ore di strada sterrata attraverso la savana, passando vicino a numerosi gruppi di capanne abitate da persone semplici che sempre rispondono con un sorriso al nostro saluto.

Preoccupazione crescente per l’arrivo della notte (verso le 18) e per un piccolo problema al nostro pulmino, e finalmente l’arrivo tra il vescovo e la sua gente. Ci accolgono con grida di gioia e danze, e noi un po’ imbarazzati sorridiamo e stringiamo mani. Nella casa di father Gerald una buona cena e le parole cordiali di don Emilio. Dopo cena ci portano su un palco: cantano e ballano per noi. Ci accorgiamo di quanto sia vero che il ritmo e la musica siano nel sangue di questa gente. La mattina partecipiamo alla loro Messa, in cui il vescovo amministra le cresime. Qualche difficolta’ a capire la lingua tonga, ma e’ bello essere presenti ad un momento cosi’ intenso per loro. Al termine della celebrazione, secondo la tradizione, vengono portati doni al vescovo: tra di essi anche una capra, un vitello e una gallina.

Nel pomeriggio torniamo a Monze. Siamo ospitati nella casa costruita l’estate scorsa dai Vigili del Fuoco di Varese, in ricordo di Andrea, un ragazzo italiano scomparso improvvisamente qualche tempo fa. Ringraziamo chi ha lavorato con generosita’ affinche’ altri fossero ospitati.
Lunedi’ pomeriggio suor Caterina ci accompagna a Manungu, quartiere povero di Monze. Siamo assaliti dai bambini che ci stringono le mani e vogliono essere presi  in braccio; la zona e’ depressa e le ultime piogge violente hanno distrutto molte capanne tenute insieme col fango. Improvvisiamo qualche canto e scattiamo molte foto. Suor Caterina ci spiega che, insieme ad altri volontari, segue una campagna di informazione sull’Aids, la prima piaga sociale in questi luoghi.
Accompagnati dal tramonto africano, torniamo a casa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 agosto 2008
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