Palestre disastrate, il tramonto di “basket city”

Gli impianti comunali senza i requisiti per la legge 626: molte società minori rischiano di giocare a porte chiuse. La "migliore"? Quella di via XXV Aprile, la più antica di tutte

Una riunione d’urgenza convocata stamattina a Palazzo Estense non è servita a sventare la rottura della spina dorsale di basket city. Proprio così: in quella che è stata la città a più alto tasso di basket d’Italia e d’Europa, non c’è quasi più spazio per chi pratica la pallacanestro, e non importa che sia una giovane promessa, un vecchio lupo dei parquet o – perché no – un giocatore di alto livello che dopo il ritiro ha ripreso a giocare con gli amici.
I peggiori nemici per tutti gli appassionati della palla a spicchi a Varese, da ormai troppo tempo, non sono i giocatori delle squadre avversari o gli arbitri dal fischietto troppo facile: anche loro sono vittime. Vittime di Palazzo Estense, prima di tutto, e della sua politica di completo disinteresse verso lo sport cittadino.

L’ultima mazzata è dell’altro ieri: alle società che affittano le palestre comunali (non solo per giocare a basket, ma pure a pallavolo, ginnastica e via discorrendo) è stato recapitato un nuovo regolamento in cui di fatto viene vietata l’attività agonistica visto che in quasi tutte le arene non è concessa l’omologazione per disputare partite alla presenza degli spettatori. Il tutto per la mancanza delle norme di sicurezza previste dalla Legge 626 del 1992 (a partire dalle uscite di sicurezza), un dettaglio mica da poco, soprattutto se si pensa che in quegli stessi spazi quasi sempre collegati alle scuole si tengono per tutto l’anno assemblee, attività varie, riunioni, teatri e via dicendo.
Oggi, nella riunione di cui sopra tenuta alla presenza anche del presidente della Fip Salvetti e di un rappresentante delle società di pallacanestro, l’amministrazione ha preso l’impegno di mettere mano dalla prossima estate alle palestre di Valle Olona e via XXV Aprile chiedendo nel contempo un’ulteriore assunzione di responsabilità alle società. Una richiesta che difficilmente verrà accolta, poiché i club e i loro presidenti sono già responsabili per l’utilizzo delle attrezzature ma non hanno voce in capitolo sulla sicurezza.

Il problema però è ancora più ampio. Alla base di tutto c’è una vetustà clamorosa degli impianti, se è vero che la più recente palestra comunale è quella di Valle Olona (foto a lato) che venne costruita circa trent’anni fa. Le altre sono tutte più antiche e alcune di queste non possono più essere utilizzate per incontri agonistici perché le federazioni non ne permettono l’uso. Così la Vidoletti di Masnago, la Carducci e la Dante di Casbeno, le palestre di Bosto e di via Bixio o quella della scuola Pascoli: lì al massimo si può fare allenamento, e pazienza se dopo un terzo tempo o un bagher ci si ritrova spiaccicati sul muro.
Il fiore all’occhiello del patrimonio comunale, l’unica palestra in parte “salvata” dal nuovo regolamento, è quella più vecchia di tutte: si tratta della cosiddetta “Casa dello Sport” o “dei Pompieri” di via XXV Aprile, quella per intenderci che vide i primi due scudetti della Ignis (’61 e ’64) e dopo quest’ultimo venne pensionata dalla costruzione del palasport di Masnago. Semipromosse (dal nuovo regolamento) pure la Frank dove l’agibilità sarebbe contenuta a 100 posti e la stessa Valle Olona (ci giocano il Bosto di Serie C2 e l’Handicap Sport) inizialmente vietata ai tifosi e salvata da una deroga dell’ultimo momento per una campienza massima di 100 spettatori. Disco rosso per la Salvemini (tempio del volley), la Marconi di Bizzozero e la Pellico dove da giorni è in corso un’inondazione.
Insomma il quadro è tetro, soprattutto per le piccole società che non possono permettersi i canoni di quegli impianti privati (come il Campus o la Robur, comunque già piene) che ci sono e funzionano. Va meglio per le palestre di competenza provinciale come quella dello Scientifico o della Daverio, anche se i problemi non mancano neppure lì.

Di fatto il problema palestre rimane tragico: non solo non ne vengono costruite ma è anche raro vedere adeguamenti alle norme. E dire che la giunta, con qualche adeguamento, è la stessa che guida Varese da quasi vent’anni. Curioso registrare come la medesima amministrazione, quando viene interpellata per la situazione disasatrosa dei grandi impianti (palazzetto, stadio, piscina, palaghiaccio), risponde che la priorità sullo sport è legata all’attività di base. Quella, appunto, che si svolge nelle disastrate palestre della Città Giardino, fu Basket City.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2008
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