Palazzo Minoletti, gli architetti scrivono all’Amministrazione

Un gruppo di docenti universitari e ricercatori chiede un incontro sul futuro dell'edificio, che sarà sede della biblioteca: "Serve uno studio approfondito e un confronto serio per valorizzare l'opera".

Continua a far discutere il progetto di recupero di Palazzo Minoletti, l’edificio razionalista sede per anni dell’ufficio delle imposte dirette e ora acquisito dal Comune che vorrebbe renderlo sede della biblioteca civica. A riportare al centro dell’attenzione la vicenda non sono però le polemiche politiche dei mesi passati, ma l’intervento di un qualificato gruppo di architetti italiani e stranieri. Docenti universitari e professionisti italiani e stranieri hanno scritto all’Amministrazione comunale chiedendo un incontro sul futuro del palazzo Minoletti Gallaratemonumento, episodio particolarmente significativo dell’architettura razionalista italiana degli anni Trenta-Quaranta: «Pur certamente favorevoli ad un progetto di riuso dell’edificio – scrivono gli architetti – auspichiamo che il processo trasformativo che sta per essere avviato si basi su un approccio di reale conservazione delle sue valenze documentali e della sua consistenza materica. A tale scopo è indispensabile avere a disposizione uno studio approfondito e completo sull’edificio, basato sulla raccolta di tutto il materiale documentario e archivistico. Solo un’esaustiva documentazione che permetta di conoscere il Palazzo può essere garanzia per un valido progetto di restauro». La lettera è stata firmata dagli architetti Katia Accossato e Luigi Trentin – curatori della mostra sull’opera di Giulio Minoletti presso la Galleria d’Arte Moderna , che si chiude in questi giorni –, da diversi docenti e ricercatori universitari italiani, dalla presidente dell’ordine degli architetti di Varese Laura Gianetti, da architetti di fama internazionale che hanno lavorato a progetti di recupero di primissimo piano, come quelli di restauro dei capolavori razionalisti del Bauhaus di Gropius e della Petite maison di Le Corbusier. La richiesta di un confronto con l’Amministrazione rappresenta «un contributo ad un costruttivo dialogo su un intervento che, senza dubbio, costituirà un importante occasione, anche di visibilità, per tutta la città di Gallarate»: un’occasione importante per la rilevanza dell’opera, uno dei pochi interventi rilevanti realizzati in città durante il ventennio fascista. Il palazzo, originariamente Casa del Fascio, sorse in pieno centro cittadino, a dividere piazza Garibaldi da piazza San Pietro, caratterizzata dall’oratorio romanico monumento nazionale: un volume modernissimo, caratterizzato dalle superfici ricoperte di piastrelle lucenti e dalla bassa scalinata che raccorda l’edificio con la piazza antistante. Trasformato nel dopoguerra in sede degli uffici delle imposte dirette, il palazzo è andato incontro ad un progressivo degrado – anche dal punto di vista estetico – aggravatosi dopo il trasloco degli uffici. L’ipotesi di trasferimento della biblioteca comunale, che richiederebbe anche un attento recupero degli spazi interni compatibile con le nuove funzioni, può rappresentare un’occasione preziosa:«Diamo la nostra disponibilità – scrive il gruppo di architetti – a contribuire al prossimo intervento sia un esempio virtuoso di gestione della trasformazione, che non solo eviti l’impoverimento di un tassello della nostra storia ma accresca il contenuto culturale della città di Gallarate».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Febbraio 2009
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