Tra film, cortometraggi e animazione. Varese come Hollywood

Cresce la passione per la settimana arte: in poche settimane si sono svolti il Baff, Cortisonici, Cuveglio Film Festival e a breve il festival globale A-tube. L’analisi della situazione secondo Mauro Gervasini, Giacomo Campiotti, Giulio Rossini, Paola Furega

In pochi mesi la provincia di Varese sta vivendo un momento d’oro per il cinema, o comunque per il settore audiovisivo. Merito di volontari, amministrazioni pubbliche, privati, associazioni che sostengono e propongono al pubblico la passione per la settimana arte.
Nel giro di tre mesi si sono svolti, o stanno per svolgersi: il BA Film Festival, arrivato alla settima edizione, dedicato al grande cinema con ospiti di rilievo internazionale; Cortisonici, festival internazionale di cortometraggi che in quattro giorni di proiezioni ha contato oltre quattro mila presenze, soprattutto di giovani; Cuveglio film festival, dedicato ai cortometraggi autoprodotti e nato in sordina qualche anno fa e arrivato a proporre anche una sezione internazionale (si tiene questa sera e domani); inoltre, dal 17 al 24 maggio si svolge A-tube, un festival globale dell’animazione, interamente gratuito nelle numerose proiezioni e che vanterà tra gli ospiti anche disegnatori come Bruno Bozzetto ed Enzo d’Alò. Il tutto sostenuto spesso da un connubio tra amministrazioni pubbliche e privati.
Senza poi dimenticare che a Busto Arsizio è nata anche l’Accademia del cinema Michelangelo Antonioni: tre anni di corsi per giovani che si cimentano così nell’apprendimento della filiera industriale del cinema, con tanto di pratica sul campo.
Abbiamo chiesto ad alcuni operatori del settore di “leggere” questo fermento culturale dedicato al cinema. Ne è emerso un quadro di speranza e positività, ma anche con alcune critiche e proposte che hanno l’obiettivo di evitare che il tutto si trasformi in una mera bolla di sapone.
 
Mauro Gervasini, critico cinematografico. «Dico sempre che è meglio una manifestazione in più che in meno. In un territorio come il nostro che ha sempre avuto attività culturali modeste fino all’inizio di questo decennio, forse un po’ eccessiva la varietà della proposta, che porta a una dispersione delle risorse disponibili. Ci vorrebbero meno manifestazioni ma con più coinvolgimento. Il fatto che negli ultimi anni si siano così moltiplicate indica che vi è una forse domanda e voglia di cultura, ma non deve essere solo una bolla. La situazione va curata e sostenuta, anche con un progetto preciso. Molto positivo che siano anche le amministrazioni pubbliche a sostenere questi eventi, sono loro i veri motori della cultura. Non i privati. Questi possono dare un contributo ma non devono dettare le linee di un festival. Certo il taglio dell’Ici per i comuni non ha giovato alla cultura, la coperta è corta e da qualche parte deve essere tirata, ma non deve sempre essere la cultura a rimetterci».
 
Giacomo Campiotti, regista. «Sono molto contento di questo fermento che sta vivendo la nostra provincia. Il cinema soffre per mancanza di idee e queste proposto possono solo fare bene a un’industria che è sempre troppo autoreferenziale: scrivono sempre gli stessi, producono sempre gli stessi, dirigono sempre gli stessi, giudicano sempre gli stessi. Ci vuole un ricambio che arrivi dalla periferia, con nuove idee e proposte. E questo può avvenire solo con il movimento di questi anni. Il vero problema è come incanalare queste pulsioni perché il bacino è ancora troppo limitato. Si deve alzare la domanda di manodopera e nuove idee, con nuovi investimenti. L’idea che la cultura possa essere sponsorizzata è una chimera. I privati possono integrare ma questo tipo di discorso deve venire inizialmente dal settore pubblico».
 
Giulio Rossini, presidente di Filmstudio ’90, operatore culturale. «La situazione è sicuramente interessante per il cinema di qualità. Ma diciamo la verità, è ben più rosea in altre province. Queste proposte esistono solo, per la maggior parte, grazie all’aiuto di volontari. Mi occupo di organizzazioni di eventi da molti anni e posso dire con tranquillità che a Varese servirebbe un coordinamento delle proposte culturali, un assessorato appositamente dedicato alla partecipazione, che non accetti semplicemente quello che propongono le diverse associazioni. Il tutto deve essere coordinato. Altrimenti si rischiano solo exploit isolati. Noi ci proviamo con proposte come Sipari uniti nel teatro e Un posto nel mondo per il cinema. Ma non è facile. Servirebbe un supporto maggiore. Il pubblico va educato è un percorso lungo, ma a cui serve un progetto, non solo le proposte che creano l’evento. Tutte queste realtà sono un’ottima cosa, ma è una base di partenza che va maggiormente curata».
 
Paola Furega, direttrice del Multisala Impero Varese (nella foto con Alessandro D’Alatri). «Il cinema non è solo un’industria, è un arte e come tale va difesa. Meno male che quindi a Varese si stanno muovendo tutte queste realtà. Non si può certo dire che a Varese non succeda mai niente. Tutto questo ne è la controprova. Abbiamo sostenuto A-Tube anche perché è un’ottima idea: l’animazione è n settore che in Italia non è considerato nonostante vi siano stati molti maestri invidiati a livello internazionale. È giusto che il pubblico lo sappia e conosca il lavoro che c’è dietro. I privati inoltre stanno già investendo molto nel settore culturale, le amministrazione pubbliche fanno quel che possono. Penso che questo momento vada considerato per quello che è: un’ottima proposta culturale che può dare anche uno sviluppo economico a tutta la provincia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 maggio 2009
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