Il tribunale fa scuola: la sofferenza del malato vale 2.500 euro al giorno
Per la prima volta un giudice della sezione civile del tribunale di Busto Arsizio quantifica economicamente la sofferenza giornaliera di un malato che subisce un errore medico
Potrebbe essere una sentenza che farà scuola quella del Tribunale civile di Busto Arsizio che ha condannato l’ospedale cittadino a risarcire i figli di una donna di 74 anni, morta in seguito ad un intervento di colicistectomia parascopica andato male nel 2001. Il risarcimento ammonta a 440 mila euro ma la novità vera sta nella quantificazione del danno giornaliero subito dall’anziana signora che agonizzò 56 giorni dopo l’intervento prima di morire. La quantificazione del danno da sofferenze è di circa 2.500 euro al giorno, a tanto ammonta secondo il giudice civile Massimiliano Radici la sofferenza quotidiana patita dalla paziente. Il totale del risarcimento prevede, infatti, un indennizzo per ognuno dei due figli (150 mila euro a testa) e un risarcimento da danno non patrimoniale all’anziana che ammonta a 140 mila euro.
Soddisfazione è stata espressa dai legali della famiglia Stefania Spinelli e Giorgio Albè: «Questa sentenza orienta il tribunale di Busto Arsizio in questo tipo di sentenze – spiega Stefania Spinelli – in precedenza i giudici, in casi come questi, tendevano a considerare una cifra forfettaria oppure adottava altre metodologie decisionali per quantificare il danno. Per la prima volta si parla di una cifra precisa per ogni giorno di sofferenza». L’anziana, dopo l’errore verificatosi nell’intervento chirurgico, secondo i periti di parte avrebbe subito anche tutta una serie di errori e manchevolezze anche nel decorso post-operatorio che avrebbero peggiorato ulteriormente la situazione: «A differenza di molti altri casi questa volta l’errore non era opinabile – ha detto ancora il legale – dunque l’ospedale sapeva già che sarebbe stato condannato a riparare dal punto di vista economico».
Lo stesso ospedale di Busto Arsizio, infatti, aveva tentato una transazione prima dell’inizio della causa civile ma assicurazione dell’azienda sanitaria e famiglia non erano riusciti a trovare un accordo sulla cifra da risarcire. Per questo la famiglia aveva deciso di passare alle vie legali per giungere alla sentenza di ieri. La direzione dell’azienda ospedaliera di Busto si è riservata la decisione di ricorrere in secondo grado.
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