“I dentisti fanno ciò che la sanità pubblica non fa”

Il presidente degli odontoiatri varesini Dino Azzalin risponde alle critiche degli odontotecnici. «I low cost: prezzi bassi, soldi subito, qualità dubbia, e la povera gente che va avanti a pagare per anni...»

Dino Azzalin è tra i professionisti più conosciuti in provincia. Fa il dentista da 25 anni ed è  presidente dell’Albo degli Odontoiatri e consigliere del direttivo dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri. Presidente dell’Aio (Associazione italiana odontoiatri), recentemente costituita a Varese, ha accettato di rispondere alle riflessioni di Antonio Ziliotti, rappresentante degli odontotecnici, (o dentisti meccanici), che rivendicano un pagamento più equo per il loro lavoro e il riconoscimento della loro figura professionale.
Azzalin, i dentisti in Italia sono troppo cari?
«Iniziamo con il dire che non esiste per nessuna altra categoria di professionisti che il costo venga sbattuto sempre in prima pagina, non so avvocati ,ingegneri, notai… Viene fatto solo con i dentisti. E comunque, nessuno si inventa i prezzi, dal 2008 c’è un "tariffario"nazionale di orientamento proposto dall’ANDI, a cui noi si fa riferimento  ».
Beh, il tariffario lo fate voi e renderlo noto è comunque una questione di trasparenza.
«Ci sono dei luoghi comuni che vanno sfatati. I costi del dentista sembrano alti solo per il fatto che paga il cittadino di tasca sua e questo è il punto centrale della questione. Non parliamo dei dentisti soltanto , ma di altre specialità. Ad esempio, quando si fa un trapianto di cuore, che costa, dico così, un milione di euro, nessuno si sogna di dire che il cardiochirurgo è un ladro. Perché le spese le sostiene qualcun altro, cioè il servizio sanitario pubblico. Un intervento di appendicite, che occupa lo stesso tempo di un’estrazione dentale, costa intorno ai 30 mila euro. L’operaio ma anche l’impiegato non se li potrebbero permettere, eppure nessuno si sogna di protestare per quei prezzi».
Ho capito, la butta sul sistema…
«Non la butto sul sistema. La colpa è del sistema. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, per qualche anno ho seguito corsi di perfezionamento all’Università di Goteborg in Svezia, il massimo per la ricerca scientifica mondiale per  l’odontoiatria e l’implantologia. Lì il servizio pubblico garantisce cure odontoiatriche di altissimo livello: l’Università ha 400 poltrone dentistiche (riuniti) per 100 mila abitanti. A Milano ce ne sono poco più di 50 per quasi due milioni di abitanti, a Varese non arriviamo a 15. La gente è costretta a rivolgersi ai privati dove spera di trovare anche la qualità, e dove gli sono garantite cure adeguate che il servizio “pubblico” a volte non garantisce pur offrendo professionisti validi.  E glielo dice uno che ci ha lavorato ma che alla fine ha lasciato perdere, perché non c’è efficienza e dove non c’è efficienza la qualità scarseggia».
Il rappresentante degli odontecnici dice che le protesi cinesi rappresentano un fattore di concorrenza sul mercato e che alcuni medici le usano. Lei saprebbe riconoscerlo un dente fatto dai cinesi?
«Oggi la dentiera non la vuole più nessuno, tutti vogliono l’implantologia e per farla occorre molta qualità e preparazione clinica. L’implantologia non è la panacea di tutti i mali, ma l’ultima spiaggia per avere denti fissi.  I prodotti cinesi ci sono ma a un mio paziente non metterei mai quello che non userei per mio fratello o per mia madre. Ci sono impianti cinesi che costano la metà della metà di quelli normali, sono riconoscibilissimi e circolano perché trovano personaggi compiacenti in Italia anche qui in provincia di Varese, comprese le protesi a cui odontotecnici poco seri che gli mettono il marchio CEE e la vendono a una concorrenza sleale rispetto a prezzo di mercato. Io li riconosco, essendo prima odontotecnico e poi dentista, dalla loro scarsa qualità».
L’abusivismo è legato in qualche modo al sistema dei prezzi troppo alti, e i low-cost?
«Non credo, non ci sono prezzi alti o bassi, ma costi e ricavi legati alla libera professione che dipendono da parametri specifici e variabili di come uno investe la professione, come la  preparazione e dalla curva di  apprendimento dell’operatore, allora dovremmo dire che tutta la Sanità costa, noi siamo imprenditori di noi stessi, lo Stato non solo non ci aiuta, ma paghiamo tasse fino al 50%. Iniziamo con il dire che se uno vuole fare l’odontoiatra deve fare un percorso di studi, costoso sia in termini economici che di sacrifici. Ho lavorato per dieci anni come odontotecnico, poi per fare il dentista mi sono iscritto all’Università e mi sono laureato. In quegli anni non ho lavorato e ho speso buona parte del tempo migliore sui libri. Poi i primi guadagni li ho destinati a un aggiornamento all’estero.  Ed è quello che può fare chiunque ne abbia le facoltà mentali, non capisco perché uno debba fare altro, prendere scorciatoie che mettono in pericolo la salute del cittadino. Un odontotecnico può guadagnare bene e onestamente. Non lo dico io, è la legge dello Stato italiano che lo impone chi fa dell’abusivismo è contro la legge e merita di essere punito. Ma è qui il nocciolo della questione, ci sono nostri colleghi, spesso giovani e senza lavoro, che vengono presi per “fame” da tecnici senza scrupoli a cui prestano il loro nome e la loro faccia. Finiscono quasi sempre in commissione disciplinare perché prima o poi vengono “pizzicati”, mentre l’odontotecnico denunciato alla Procura della Repubblica rischia poco. Concordo con Ziliotti quando dice che l’abusivismo e il prestanomismo sono legati tra loro. C’è un’impunità di fondo, un malcostume tutto italiano».
L’Ordine non può intervenire in questa situazione?
«Lo fa con gli strumenti a sua disposizione che spesso però sono inadeguati  lunghi e indaginosi, e devono attendere, rispetto a un processo penale, i tre gradi di giudizio. Non siamo “sceriffi” e facciamo del nostro meglio e non solo sospendendo i colleghi compiacenti, ma cercando di richiamare colleghi il rispetto delle norme di etica e di deontologia professionale e di esaltare i principi della cultura e dell’aggiornamento, per lavorare meglio. Non sempre  però questo è possibile, perché ci sono colleghi indifendibili che non si aggiornano, e  il procedimento giudiziario finisce quasi sempre con il patteggiamento o la depenalizzazione del reato Il low price  è un fenomeno più complesso, lo abbiamo letto recentemente sui giornali, a Milano ci sono stati  50.000 cittadini truffati da sedicenti società “low” che sono sparite con la cassa e i dentisti al seguito, e non prima di aver incassato tutti i quattrini delle finanziarie con le quali i poveri malcapitati avevano sottoscritto onerosi piani di finanziamento per le cure odontoiatriche. Capite la truffa? Prezzi bassi, soldi subito, qualità dubbia, e  la povera  gente che va avanti a pagare per anni…».

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Pubblicato il 16 Luglio 2010
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