Anmil celebra a Busto la sessantesima giornata per le vittime del lavoro

Progressi incoraggianti da un lato, grazie a controlli e leggi severe, scarsa partecipazione dei giovani alla vita dell'associazione dall'altro. Mentre la cultura della sicurezza fa progressi

Giornata nazionale delle vittime su lavoro ricordata anche a Busto Arsizio, quella del 10 ottobre. la città ha ospitato il ritrvo provinciale di Anmil (quello nazionale era a Modena, quello regionale a Milano). Modesta la partecipazione al corteo verso il monumento di piazza Galimberti e al successivo incontro pubblico, una cinquantina di persone o poco più; è stata fatta notare l’assenza dei giovani, l’età media dei partecipanti era piuttosto avanzata. Buona invece la collaborazione fra enti e con le amministrazioni locali: per queste ultime erano presenti l’assessore provinciale al lavoro, il leghista Alessandro Fagioli, il sindaco Farioli, il vicesindaco Giampiero Reguzzoni e l’assessore Armiraglio per Busto, il sindaco Cerana per la vicina Marnate, che ospita a sua volta un monumento dedicato alle vittime del lavoro. Con loro il direttore della sede varesina di Inail Alfonso Speranza, il presidente di Anmil Varese Antonio Di Bella, il suo predecessore Giannino Secchi. Da quest’ultimo sono venuti gli interventi più appassionati, dopo mezzo secolo di vita associativa: il richiamo alla partecipazione, alla diffusione della cultura della sicurezza, su cui si è fatto tanto, ma mai abbastanza. «Cinque morti solo ieri in Italia, c’è sicurezza? Le strutture ci sono, ma funzionano a dovere? Siamo qui in pochi, pur avendo 5500 iscritti in provincia di Varese. Chiediamo loro, in fondo, di sacrificare una domenica l’anno per esserci. Per qualche tempo non abbiamo più nemmeno inviato il giornalino agli associati, le spese postali sono schizzate da 33 a 120mila euro… Ma come abbiamo conquistato i diritti sugli infortuni in itinere (andando  tornando dal lavoro ndr)? Portando 150.000 persone a Roma, negli anni Ottanta. E quanto tempo ho dovuto passare nella capitale, picchiando le ginocchia snelle scrivanie di questo o quel politico, a chiedere quel che era nostro diritto

Dal vicesindaco Reguzzoni, nell’incontro ai Molini Marzoli, l’appello a tutti a «segnalare le situazioni non decorose e tali da mettere a rischio la vita di chi lavora». Di Bella ricordava invece ha portato al centro le questioni  d’interesse per gli associati, fra cui la richiesta di eliminare il divieto di cumulo fra pensioni (spesso assai magre). Cruciali restano comunque gli elementi della prevenzione e della formazione.
Da Inail (presieduta a Roma dal bustocco Marco Sartori), con il direttore Speranza, un forte appello al "lavoro di squadra" fra enti, e la sottolineatura del valore della testimonianza di chi ha subito infortuni: «Messaggi che colpiscono i ragazzi, e che questi ricordano quando cominciano a lavorare». L’esperienza degli infortunati, dei mutilati, dei colpiti da malattia professionale può essere la chiave per evitare che in futuro altri debbano soffrire. Inail si concentra con particolare attenzione e lezioni specifiche sulla sicurezza sugli apprendisti, categoria enormemente a rischio se è vero che «il 30% di loro si infortuna entro il primo anno di lavoro». Ma si è impegnata anche ad Ediltek, la fiera dell’edilizia, indicendo un concorso sulla sicurezza negli scavi dedicato agli studenti degli istituti superiori. E non dimentica l’appoggio alle vittime di infortuni sul lavoro anche in altri campi più lieti, come lo sport paralimpico: ricordava ad esempio il caso di una ragazza, Desirée, diventata campionessa nazionale di ciclismo dopo una grave lesione ad un braccio.

Ogni convenuto ha una sua storia. Come un arsaghese che a suo tempo, «per fare un favore al prete», si infortunò facendosi cadere su un piede una panchina in cemento che avrebbe dovuto posizionare all’oratorio. Invalidità parziale ma permanente. Una storia fra mille, e se nei decenni, riconosce il testimone, l’attenzione ai temi della sicurezza è cresciuta, «ancora oggi troppo spesso sento dire "va là, vai avanti così, si è sempre fatto così"». E la sottovalutazione è l’anticamera dell’infortunio.
I numeri degli infortuni nel Varesotto sono noti: 8 morti nel 2009, di questi quattro sulla strada, e di questi quattro due "in itinere", andando o tornando dal lavoro. Ancora sui 2200 gli infortuni sulla strada, dei tipi più svariati. Dati in discesa rispetto agli anni precedenti, complice la crisi, ma ancora non basta. L’obiettivo è "morti zero", che nessuno debba più andare al lavoro e non tornare più a casa.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Ottobre 2010
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