Imbrattarono i manifesti dell’ex sindaco, condannati anche in appello

Confermate le sanzioni pecuniarie per danneggiamento e diffamazione a carico di cinque fra dirigenti, assessori e militanti della Lega Nord bustocca. L'avvocato Fontana: "Ricorreremo in Cassazione"

Sono state confermate oggi dalla Corte d’Appello di Milano le sanzioni inflitte in primo grado dal tribunale di Busto Arsizio a cinque fra dirigenti e militanti della sezione bustocca della Lega Nord
La vicenda era quella dell’imbrattamento dei manifesti dell’ex sindaco Luigi Rosa durante la campagna elttorale delle amministrative 2006, in cui l’ex primo cittadino, finita anticipatamente la consigliatura per la rottura con quello che era stato fino a poco prima il suo partito, la Lega, si ripresentava con le liste civiche Busto Civitas e Busto dei Quartieri. 
Il quintetto a processo – Giampiero Reguzzoni, vicesindaco e assessore all’urbanistica, Franco Girola, già consigliere comunale e poi assessore ai lavori pubblici, Maria Paola Reguzzoni, l’ad di Agesp Servizi, a sua volta già assessore, Giuseppe Gorini, ex consigliere comunale ed ex segretario cittadino del Carroccio, e un militante che non ricopre incarichi amministrativi, A.C.- era stato colto sul fatto la sera del 22 maggio 2006 da persone legate al gruppo di Rosa mentre imbrattava i manifesti dell’ex sindaco. Fra l’altro con le orecchie di un asino, un naso da Pinocchio o la scritta: "Comprereste un’auto usata da questa persona?" A seguire la denuncia: Rosa ha portato la cosa davanti al giudice, ottenendo soddisfazione.
Danneggiamento e diffamazione i reati ascritti agli imputati: confermate le relative multe da 1500 euro a testa, più danno da definire e risarcire in separata sede (civile) e le spese legali e processuali.
L’accusa era stata rappresentata dall’avvocato Christian Bossi per lo studio Cicorella.

Un pizzico d’amarezza nelle parole dell’avvocato Attilio Fontana, sindaco di Varese e compagno di partito degli imputati che difendeva nella sua veste di professionista, insieme all’avvocato Giovanni Grassi. «Ricorreremo in Cassazione» annuncia Fontana. Siamo in Italia, culla del diritto, ma questo viene interpretato, per l’avvocato-sindaco, in modi a volte contraddittori. «Esistono valutazioni soggettive, ne prendiamo atto. Per il danneggiamento c’è una norma specifica che lo esclude per i manifesti elettorali; per la diffamazione, tenuto conto della giurisprudenza in materia… La frase "incriminata" era quella usata ai suoi tempi da Kennedy nella campagna elettorale del 1960 contro Richard Nixon. Anche per l’imbrattamente con le orecchie d’asino o il naso da Pinocchio, strana un’intepretazione così restrittiva; vorrei solo ricordare che a un mio amico e compagno di partito fu dato del mafioso, e l’imputato fu assolto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 novembre 2010
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