La vita vera della natura morta. Massimo Villa presenta le ultime opere alla Duetart

In mostra venti tele dell'artista varesino dedicate al ritratto di composizioni dipinte. Cedri bitorzoluti, arance, foglie, noci, mele, uova rotte, frutti di stagione che l’artista ritrae nel suo studio con un lavoro paziente, ossessivo sui particolari, alla ricerca dell'immagine perfetta

È facile trovarlo al banco frutta del supermercato a scegliere i frutti più ammaccati, quelli con la pelle un po’ rovinata che probabilmente nessuno comprerà. Massimo Villa, artista autodidatta, dopo un percorso creativo che lo ha portato a ritrarre alcuni dei più bei paesaggi italiani, nelle ultime opere si dedica al ritratto di composizioni dipinte in mostra alla Duetart Gallery dal 6 novembre.

 
Quali opere sono esposte?
Sono nature morte, anche se questa definizione suona molto male. Ritratti di frutta rivisitati in chiave contemporanea, una ricerca sui volumi, la luce i colori e l’equilibrio della composizione. Mi sto divertendo molto dopo un lungo periodo dedicato al paesaggio.
 
Talento appartato, Massimo Villa per anni ha esplorato boschi, paludi e canneti pronto a cogliere del paesaggio ciò che gli appariva più carico di colore e di simboli. Da quella esperienza è nata una serie di dipinti che cattura la costante mutevolezza della luce sul lago di Varese e le colline circostanti nelle diverse ore del giorno e nelle varie stagioni.
 
Cosa ti affascina della cosiddetta “natura morta”?
Mi attira la forma, il colore e l’unicità del singolo frutto che può diventare parte di un tutto. Quando comincio a comporre la scena posso anche passare ore a trovare l’equilibrio che mi soddisfa in una ricerca maniacale di un risultato estetico.
 
Ti senti vicino o lontano dalla tradizione classica della natura morta?
Mi sento molto lontano da quella pittura. L’oggetto in quelle opere era la metafora di qualcos’altro, rimanda alla ricchezza del committente o era un messaggio di memento mori. Nelle mie tele non si ritrova nulla di tutto questo. A me interessa ogni singolo frutto che diventa parte di una comunità, se così possiamo dire.
 
Cedri bitorzoluti, arance, foglie, noci, mele, uova rotte, frutti di stagione che l’artista ritrae nel suo studio con un lavoro paziente, ossessivo sui particolari, alla ricerca dell’immagine perfetta. I canestri di frutta, le ciotole colme sono ambientate in uno sfondo neutro volutamente senza luogo e senza tempo.
 
Le tue opere prendono spunto dalla realtà, ma qual è la realtà delle tue opere?
Spesso mi capita che terminata un’opera mi nasca un rimando a una situazione di vita reale o a una condizione. Così un contenitore pieno di uova rotte diventa “Disastri famigliari" e zucche in equilibrio precario diventa "Carico famigliare".
 
Una volta terminata un’opera fai parte di quella serie di artisti che fa fatica a staccarsene o diventa immediatamente parte del tuo passato?
Il più delle volte una volta terminata l’opera non voglio più vederla perché non mi piace. Raramente sono contento del risultato e me ne stacco volentieri.
 
Qual è l’ultima mostra che ha i visitato che ti è piaciuta?
È molto difficile trovare delle belle mostre. Spesso tra le opere esposte se ne salvano una o due. Ho visto l’omaggio dedicato a Magritte a Milano che non mi ha esaltato così come la mostra di Rubens a Como..
 
La mostra "Doni inattesi" a cura di Licia Spagnesi, inaugura alla Duetart Gallery (vicolo Santa Chiara) sabato 6 novembre alle 18.00 e presenta venti quadri visitabili fino al 27 novembre, dal martedì al sabato h 15.30 – 19.30.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 novembre 2010
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