Stazione Fs, un biglietto da visita sgualcito

Senza servizi igienici, senza una sala d'aspetto praticabile, sporca e vandalizzata ogni giorno. Così si presenta la stazione Fs a chi arriva e chi parte. Lavoratori e utenti chiedono a gran voce un posto di Polizia

Migliaia di pendolari lo constatano ogni giorno: la stazione delle Ferrovie dello Stato di Busto Arsizio è un luogo insicuro, degradato e senza servizi. Lo ricordano da anni anche le persone che ci lavorano, a partire dal gestore dell’edicola Ivan Forestieri che più volte ha lanciato l’allarme senza tetto con pochi risultati e se ne lamentava anche il proprietario del bar chiuso dalla Polizia questa mattina. Ultimamente si ritrova anche gli escrementi umani davanti all’entrata del negozio ma l’intervento di Rfi latita come quello della Regione che aveva promesso un posto di Polizia mai realizzato ma richiesto a gran voce da tutti.

Intanto la realtà della stazione è nota a tutti ma non fa mai male ricordarlo: nonostante l’intervento di riverniciatura delle facciate di un anno fa le scritte dei soliti vandali sono tornate a ricoprire il poco di buono fatto mentre se si vuole andare al bagno, ora che è chiuso anche il bar, non vi è possibilità alcuna di evacuare. I due bagni pubblici, infatti, recano sulle porte un cartello che sa di beffa: i servizi sono chiusi dalle 6 alle 22 per evitare usi impropri e atti vandalici. La verità, come ci racconta un dipendente delle Ferrovie dello Stato, è che sono rotti e chiusi sempre a causa dell’inciviltà dei molti che frequentano questo luogo per ogni motivo ma non per prendere il treno.

Clochard, piccoli spacciatori, nullafacenti circolano abitualmente tra le sale d’aspetto che sono ammorbate dal tanfo di vino oltre che sporche e, quindi, inservibili per chi volesse aspettare il treno non all’addiaccio. La cabina posizionata sulla banchina tra i binari 2 e 3 era stata riverniciata a nuovo ad aprile dello scorso anno ma già campeggia la dichiarazione d’amore, peraltro banale, "Principessa ti amo" sulla vernice nuova. La carenza di posti per le biciclette, inoltre, costringe i pendolari a incatenare le bici a quasiasi pertica o corrimano sia dentro che fuori dalla stazione. I sottopassaggi, infine, sono il muro del pianto dei giovani che passano di lì dalle tante scritte dedicate all’amore di turno, dalle ingiurie per storie finite o per invidie tra compagne di banco. Eccola qui la stazione di Busto Arsizio nel 2010 mentre la statua del pioniere dell’esportazione Enrico Dell’Acqua campeggia nel piazzale esterno rivolto verso la facciata liberty della stazione come a dire "Continua pure a portare in giro per il mondo il nome di Busto che ad accogliere i forestieri in città ci pensiamo noi".

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 12 Novembre 2010
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