Rossi: “Faccio una follia, per amore della mia Busto”

Il sette volte ex sindaco DC ufficializza la ricandidatura con i suoi Indipendenti di Centro. "Dobbiamo trovare il modo di spiegare ai bustocchi che il nostro è un progetto concreto, una politica altra rispetto a quella di oggi"

Tutto confermato: Gian Pietro Rossi si candida a sindaco, sarà dunque della partita nella competizione per la poltrona più alta di Palazzo Gilardoni. Sciolte le riserve, convinti i compagni d’avventura, Rossi si presenta forte dei suoi e dell’apporto di Unione Italiana e Futuro e Libertà. L’83enne ex sindaco (17 anni al timone, complessivamente), già senatore per la sua DC, era stato il più giovane primo cittadino bustocco alla sua prima nomina, nel 1961, ora, mezzo secolo dopo, sarà il candidato più vecchio. Ma la voglia d’esserci c’era, era troppo urgente, troppo chiara: il bisogno di un ritorno sulla scena politica era stato avvertito dietro le quinte in tutta questa consigliatura. Per questo aveva contribuito in modo decisivo alla fondazione del gruppo degli Indipendenti di Centro, aggregando amici vecchi e nuovi, persone di generazioni più giovani della sua, professionisti, con l’obiettivo di dare una sterzata alla politica cittadina, ormai irriconoscibilmente cambiata dal lungo dominio delle destre. Con lui avevamo parlato di recente, quando la sua (ri)candidatura si profilava già come una quasi certezza. Il progetto iniziale era certo un altro, ma non si poteva ignorare che il suo nome aveva ed ha tuttora un qualche peso sulle fasce di elettorato più mature, che politicamente, in una società mediamente anziana come la nostra, vanno decisamente considerate.
Si punta, è vero, alla rottura con la tradizione ormai quasi ventennale del muro contro muro destra-sinistra per tornare a valorizzare il centro, dominatore indiscusso di mezzo secolo di politica del dopoguerra, ma non sarà solo un’operazione nostalgia.

«Faccio una follia» ci dice oggi. «Ho raccolto in questi giorni reazioni varie: curiosità, apprezamento, molto interesse. Sembra una cosa che Busto si aspettava, la mia candidatura a sindaco. Ho una certa sensazione, come se fosse un dato di fatto scontato, ma non lo era affatto. Risento la responsabilità, quella responsabilità. Quando fui sindaco la prima volta, e avevo cinquant’anni di meno, mi svegliai la mattina e mi dissi: e ora cosa faccio?»
Rossi non si nasconde che con i numeri in campo, sarà dura. «È un’impresa impossibile, siamo una piccola barchetta (in un mare politico in bonaccia: c’è da remare, e molto, ndr), vorrei però che l’ultimo atto di un percorso politico finisse in gloria». C’è un cruccio politico, un rovello che preoccupa il maturo sindaco emerito della città, nel ripresentarsi davanti ai cittadini: «vorrei essere capace» dice «di trasmettere l’entusiasmo e le idee che sono in me, devo trovare parole che i bustocchi possano capire e fare proprie. Siamo alternativi e lo diciamo, ma per la gente queste sono parole astratte, bisogna dimostrare con i programmi, con la concretezza, che la nostra politica, la mia politica, è cosa altra da quanto si vede oggi». La sfida è farsi capire dall’elettore del 2011, «mostrare che non sono parole al vento, ma che c’è un progetto concreto» mirato al rilancio della città. Una Busto che resta grande più per dimensioni, per inerzia, che per particolari afflati: l’ultimo decennio ha mosso qualcosa ma senza davvero trasformare la città o darle una direzione precisa.
Rossi ha un’altra preoccupazione, ancora più pragmatica: considerata l’età e qualche acciacco che lo ha afflitto, deve pensare ad un "secondo" che lo affianchi e ne portoi avanti le idee. Si aprla di Mario Gallazzi per ora, ma l’ex sindac non esclude nessuno del suo giro: «nei prossimi giorni riunirò i miei "quattro moschettieri"» e si nominerà il luogotenente.
Nella decisione di ricandidarsi, oltre alle strizzate d’occhio degli alleati, forze che comunque in città costituiscono ancora dei punti di domanda (vale per Unione Italiana come per la "ferrazziana" Fli), «forse sono pesati anche gli articoli dei giornali, perchè no anche quelli su Varesenews. La riflessione è iniziata anche da questi stimoli. Oggi una persona, non dei miei, mi ha mndato un sms: apprezzo il coraggio e l’amore per la tua città. Mi ha fatto piacere. La mia non è una rivincita, altrimenti mi sarei aggregato a qualche gruppo vincente, ma un gesto d’affetto per Busto. Spero nell’aiuto di Dio». E nel voto dei bustocchi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2011
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