Caro-gasolio, Coldiretti: “La floricoltura varesina è a rischio”

Il presidente Fiori: «Un anno fa scaldare le serre costava tre milioni di euro, ora il conto è salito fino a superare i quattro»

«Se un anno fa scaldare le serre della provincia di Varese costava tre milioni di euro, ora il conto è salito fino a superare, e di molto, i quattro. Senza l’intervento di Stato e Regione le conseguenze per le nostre imprese saranno pesantissime, dalla riconversione colturale fino al rischio di chiusura. Ogni giorno guardiamo alle quotazioni del carburante come a un bollettino di guerra e a una sicura fonte di problemi per le nostre imprese».
Le parole del presidente della Coldiretti di Varese Fernando Fiori delineano un quadro preoccupante, che si aggrava ormai di giorno in giorno: anche il carburante agricolo, infatti, è toccato da una corsa dei prezzi che, in meno di 12 mesi, ha comportato rincari per oltre il 60%.
«L’ortoflorovivaismo è un settore chiave che rappresenta il 30% dell’intera agricoltura sul territorio provinciale – aggiunge il direttore Francesco Renzoni, che sottolinea – il duplice aspetto economico e sociale di una crisi che pone a rischio il futuro di 330 aziende e 1000 posti di lavoro. E’ in gioco il futuro di un settore che, da oltre un secolo, ha sviluppato produzioni florovivaistiche di assoluta qualità, trovando tra i nostri laghi e le prealpi il giusto ambiente».
La floricoltura si sviluppa nel Varesotto su circa 472 mila metri quadri di superficie protetta (serre in primis), di cui poco meno della metà (221.500) è riscaldata.
Dalle stime di Coldiretti emerge la portata dei rincari: nei giorni di gelo delle scorse settimane, scaldare 3000 metri di produzione in serra per 10 ore al giorno (dalle 18 alle 9 della mattina seguente), è costato 450/500 euro al giorno, pari al consumo di 450 litri di gasolio circa.
Gli aumenti a catena che si sono registrati ad inizio 2012 hanno complicato una situazione già difficile, con i prezzi del gasolio che già nel precedente anno avevano cominciato a correre.
Ma, come sottolineano alla Coldiretti, «il settore florovivaistico non è il solo ad essere colpito e a risentire dei rincari: anche le imprese che producono mais, ad esempio, hanno visto lievitare i costi di produzione nella stessa misura: oggi le lavorazioni in campo richiedono un consumo di 200 euro/ettaro, che vanno ovviamente moltiplicati per la superficie destinata. A ciò vanno aggiunti i costi di trasferimento dei mezzi in un’area, come quella varesina, caratterizzata dall’estrema frammentazione dei terreni».
Coldiretti Varese, attraverso il presidente Fiori e il direttore Renzoni si rivolge quindi alle istituzioni: «Ora bisogna passare dai provvedimenti normativi di sacrificio fino ad oggi richiesti per tamponare la forte crisi del nostro Paese ad interventi legislativi a sostegno dello sviluppo economico per consentire alle imprese agricole di superare questo momento difficile guardando al futuro con ottimismo per il mantenimento delle attività imprenditoriali e della conseguente occupazione . La questione delle accise innanzitutto. È necessario allentare la pressione che si sente soprattutto nelle nostre province di confine. Il caro gasolio non fa bene a nessuno: né all’agricoltura strozzata dai costi di produzione, né al resto di una filiera che vede moltiplicare i costi di trasformazione e trasporto: e in un Paese come l’Italia, dove l’88 per cento delle spedizioni commerciali avviene su gomma, il record del prezzo dei carburanti non può che avere conseguenze disastrose».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Marzo 2012
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