Acqua, “il PD non rompa il patto referendario fatto con i suoi elettori”

Comitato della Provincia di Varese per l’Acqua Bene Comune scrive ai consiglieri provinciali e comunali del Partito Democratico

Riceviamo e pubblichiamo

Gentili consiglieri provinciali e comunali del Partito Democratico della provincia di Varese.
Sappiamo che questa sera molte/i di voi parteciperanno ad una riunione indetta dal vostro partito per decidere cosa votare quando la conferenza dei sindaci prima e il consiglio provinciale poi saranno chiamati a deliberare sulla natura del gestore unico del Servizio Idrico Integrato della provincia di Varese, che il presidente della provincia Galli vuole portare a votazione entro la fine dell’anno. Una fretta ingiustificabile, per una decisione così delicata, dato che nessuna legge impone scadenze di sorta per questo provvedimento. L’unica scadenza certa è quella della “cadrega” di Galli & C., pronti a riciclarsi sugli eventuali nuovissimi scranni della SpA delle acque varesine.
Desideriamo innanzitutto ricordarvi che anche grazie al contributo vostro e del vostro partito l’11 giugno dell’anno scorso fu possibile vincere i referendum per l’acqua bene comune con la maggioranza assoluta dei cittadini favorevole (tanto in Italia, quanto nella nostra provincia).
Ricorderete anche che i due referendum chiedevano che i privati uscissero dalla gestione dell’acqua e che sull’acqua non si potessero realizzare profitti.
Saprete anche che la decisione del consiglio provinciale dello scorso anno ha indicato come forma gestionale la SpA a totale capitale pubblico (cosiddetta “in house providing”), anche con i voti del Pd.
Il presidente Galli non aveva nemmeno informato, né i sindaci (conferenza del 7/12/2011), né i consiglieri provinciali (consiglio deliberativo del 20/12/2011) che però, come ormai tutti sanno, non è questa la forma gestionale che realizza l’esito referendario, in quanto si tratta di un ente di diritto privato (lo dice il codice civile), con finalità di fare profitto.
Chi in Italia ha fino ad oggi rispettato l’esito referendario (Comune di Napoli in primis) ha invece optato, correttamente, per la formula di un ente di diritto pubblico, l’azienda speciale, che non ha finalità di profitto (essendo vincolata non a produrre utile per gli azionisti, ma pareggio di bilancio e buona gestione).
Questo chiede il Comitato Provinciale di Varese per l’Acqua Bene Comune da un anno e mezzo anche sul nostro territorio, sinora inascoltato dal presidente della Provincia e dall’Ufficio d’Ambito.
Ma ascoltato, per fortuna, dai sindaci di alcuni territori, che intendono dare seguito alle delibere di ripubblicizzazione. Per questo, su iniziativa del sindaco di Saronno e di quella di Tradate, martedì sera si è svolta a Tradate una riunione cui hanno partecipato con molto interesse 15 primi cittadini (molti dei quali del Pd e di centrosinistra), che hanno preso l’impegno di convocare entro 15 giorni TUTTI I LORO COLLEGHI ELETTI NEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI VARESE E I CONSIGLIERI PROVINCIALI, per una serata di approfondimento (per molti sarà la prima) sulla gestione tramite Azienda Speciale.
Tutti hanno potuto ascoltare, anche dalla bocca di esperi del settore a livello nazionale, che:
• non ci sono scadenze che impongano di votare entro fine anno, come vuole Galli;
• non è vero (per quanto detto sopra) che SpA e Azienda Speciale sono tutto sommato equivalenti;
• che Azienda Speciale vuol dire messa in sicurezza dalla vendita futura di azioni ai privati e possibilità di far partecipare cittadini e lavoratori alla loro gestione;
• che ci sarebbero meno rischi per i lavoratori rispetto al passaggio in una SpA provinciale;
• che l’azienda speciale, come la SpA, non è assoggettata al patto di stabilità;
• che il controllo dei consigli comunali su un’azienda speciale è diretto, mentre il “controllo analogo” previsto per la SpA è di fatto inesistente (da qui i casi di mala gestio delle SpA sul territorio locale) .
In una parola: che si può rispettare l’esito democratico del referendum del 2011, il volere della maggioranza dei cittadini italiani e anche varesotti, con una scelta precisa: l’AZIENDA SPECIALE!
Come Comitato, ci auguriamo che si voglia perseguire questa scelta e non assecondare quella del presidente Galli, che però trova appoggio nella stessa segreteria provinciale del vostro partito.
Non vorremmo, infatti, che, alla vigilia delle elezioni regionali, fossimo costretti a spiegare alle cittadine e ai cittadini della provincia di Varese, che il partito Democratico ha deciso di rompere il patto referendario fatto con u suoi elettori, deliberando per una forma di gestione privata e profittevole dell’acqua.
Auspicando coerenza nelle vostre decisioni, vi auguriamo una buona riunione.
Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia!

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Novembre 2012
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