La meccanica varesina? Pronta a lasciarsi la crisi alle spalle

Uno studio di Confartigianato su un campione di circa 300 imprese del comparto: il 90% delle imprese è stato interessato da un’intensità media di difficoltà

Meccanica sotto i riflettori. L’Ufficio Studi di Confartigianato Varese ha sottoposto ad un campione di circa 300 imprese del comparto, un sondaggio riguardante l’andamento delle aziende in questi ultimi mesi del 2012. Partendo da una semplice domanda: “Su una scala che va da 1 a 10, quale l’intensità di crisi raggiunta dalla sua impresa?”. Il 90% del campione è stato interessato da un’intensità media di difficoltà vicino al 7,5, mentre il 10% dice di non aver superato il “5” grazie ad un cambiamento che ha saputo intuire o anticipare.
Ed è stata proprio la mancanza di lungimiranza, per l’85% delle 300 imprese, il fattore che ha determinato – forse più di altri – la crisi insieme «alla tassazione elevata che ha invitato alcune aziende a lasciare l’Italia». Poi, l’altro problema rilevante che riguarda l’indotto e coloro che lavorano in subfornitura, è la diminuzione «delle commesse, ancora in calo: non resta che il mercato estero». Infine, il restante 25% sottolinea «le tante risorse andate sprecate senza alcuna vera politica dedicata alle micro e piccole imprese». Ottimizzazione: è questa la parola che più di tutte interessa le riflessioni degli imprenditori del comparto della Meccanica.
Ma come si è comportato il settore di fronte alla crisi? Il 95% degli intervistati dice di «aver resistito, sino ad oggi, discretamente. Però non si può più attendere: o si riparte, o si chiude. Se la cava chi lavora soprattutto con l’ estero; le altre imprese stringono i denti e tirano la cinghia». Gli investimenti, ma anche i consumi, sono ridotti al minimo perché «la stretta sul credito non si è ancora risolta ed è difficile incassare i crediti anche dai clienti più insospettabili«.
La professionalità, però, non manca e gli imprenditori propongo misure che possano attutire gli effetti della crisi. Il campione risponde in coro quando parla della «riduzione del cuneo fiscale» seguire, con un 70% di interesse, la diminuzione della burocrazia («che serve a poco e ruba troppo tempo»), un 15% che parla di «incentivare gli investimenti e i consumi» e un altro 15% che, invece, vorrebbe che «Confartigianato Varese proseguisse nell’opera di sensibilizzazione di un cambio culturale che deve interessare impresa e società. Inoltre, sollecitare le reti fra imprese e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di premiare quelle imprese che creano valore sul territorio».
Dunque, quale è il significato che gli imprenditori danno alla parola “cambiamento”? E’ interessante notare come il 100% del campione dichiari che «cambiare significa accettare un nuovo modo di lavorare applicando costantemente quelle buone prassi che già sono presenti in azienda: il dialogo e lo stare insieme, il rispetto dei valori condivisi, la cooperazione e il confronto con i propri collaboratori». A questo fa eco il mettersi in discussione ogni giorno per innovare il lavoro e la leva sul mondo dell’associazionismo: «Se le piccole imprese aiutano l’Italia, chi aiuta le piccole imprese?». Il cambiamento passa dal «rispetto per il lavoro altrui e dalla possibilità di ottenere quegli strumenti che permettano alle imprese di andare avanti: basterebbe questo per sentirsi meglio».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Novembre 2012
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