In manette i professionisti del furto in casa. Investivano in mucche

L’indagine dei carabinieri partita dal furto nella ditta Candiani di Tradate: arrestate tre persone che agivano tutte le sere prima di cena in abitazioni tra Varese, Milano e Como

Arrestati all’alba di questa mattina, mercoledì 23 gennaio, i ladri che hanno compiuto più di 30 furti in pochi mesi tra il Varesotto, il Comasco e il Milanese. Tra cui anche il “colpo” alla ditta Candiani di Tradate dove i malviventi erano stati ripresi dalle telecamere. Proprio da quel furto, che generò diverse polemiche in seguito alla decisione della proprietà dell’azienda di mettere una “taglia” sui ladri, è partita l’indagine dei carabinieri di Varese e coordinata dal sostituto procuratore della Procura di Varese Sabrina Ditaranto.

Scoperto così un gruppo criminale di tre persone, tutte di origine straniera, dedito ai furti in abitazione tra Lombardia e Piemonte: alle prime luci dell’alba di mercoledì mattina, sono così scattate le manette nei confronti di due persone di origine albanese, irregolari e senza fissa dimora: D.N. di 39 anni e  P.A. donna di 31 anni. Per loro l’accusa è “furto aggravato in abitazione in concorso e ricettazione”. Agli arresti anche un 41enne Rom di origine polacca L.J., con dovrà rispondere solo di “ricettazione”.

 

Il punto di partenza

Dopo il furto alla ditta Candiani di Tradate, avvenuto l’11 ottobre scorso, dove era stata asportata la cassaforte contenente 600 euro e un computer portatile, i carabinieri hanno subito riconosciuto, dalle riprese delle telecamere, D.N. quale uno degli autori del furto poiché già noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti di polizia per furto, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese hanno così effettuato prolungati servizi di pedinamento e studiato i movimenti della banda nell’arco di diversi mesi arrivando a imputare al gruppo la commissione di 30 furti in abitazione, perpetrati quasi tutti approfittando dell’assenza dei proprietari nel corso del tardo pomeriggio.

 

L’organizzazione della banda

Il “canovaccio” seguito dalla banda era sempre il medesimo: D.N. e P.A., quasi tutte le sere, tra le ore 16:45 e le ore 17:00, uscivano a piedi da un’abitazione di Legnano, completamente vestiti di scuro e raggiungevano l’autovettura a loro in uso parcheggiato poco distante e con questa si dirigevano nelle zone in cui intendevano perpetrare i furti. Giunti nel paese d’interesse, parcheggiavano l’autovettura nelle vie adiacenti alle abitazioni da colpire, in zone ove si trovavano in sosta anche altri veicoli in modo da rendere l’auto meno individuabile e ritrovarla così dopo il furto per riutilizzarla per la fuga. Successivamente a piedi, si dirigevano verso l’abitazione da derubare e, con un trapano e altri attrezzi nella loro disponibilità, praticavano un foro nel battente della finestra, entrando così all’interno dell’abitazione.

Il “rituale” si ripeteva ogni sera, commettendo o almeno tentando di commettere due o tre furti, per poi, tra le ore 19:00 e le ore 20:00, rincasare. La successiva individuazione dei veicolo che usavano i due malviventi ha permesso di dare una svolte decisiva alle indagini nel corso delle quali, è emerso chiaramente che l’attività principale sul territorio era la commissione di furti all’interno di abitazioni ubicate nelle province di Varese, Como e Milano.

 

La ricettazione: le mucche

Molto ben organizzata è risultata anche la successiva ricettazione dei proventi dei furti, nonché il riciclaggio del denaro ottenuto: infatti, una o due volte alla settimana, i due albanesi prendevano contatti con una coppia di ROM di etnia polacca, domiciliati al campo nomadi di Novara, tra cui L.J. e nella compagna L.T., già fermato in precedenza dai carabinieri. Lo scopo era di ricettare la refurtiva: dopo aver incassato il guadagno, D.N. e P.A., con la complicità della compagna di uno dei due (l’unica ad essere in regola con i documenti di soggiorno) inviavano parte del denaro in Albania ove questo veniva reinvestito in attività lecite: recentemente infatti, con questo sistema, avevano acquisito un allevamento di circa 100 mucche, mentre erano in corso le trattative per l’acquisto di un cascinale da ristrutturare.

«Oltre alla estrema rapidità d’azione dei due e alla complessa funzionalità del gruppo criminale nel suo insieme – spiegano i Carabinieri di Varese -, è emersa dalle indagini la “professionalità” nella commissione dei furti, considerati quale vera e propria attività lavorativa, come peraltro emerso nel corso di  alcune conversazioni telefoniche avvenute tra loro o con parenti in Albania». 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 23 Gennaio 2013
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