Il gioco ci parla dei nostri bambini

All'Associazione Spazio Magico di Malnate il gioco diventa lo stumento per comprendere le emozioni e i problemi del bambino

“Spazio Magico" è il nome di una nuova Associazione che si propone di divulgare, attraverso iniziative di ogni tipo, i principi e la pratica della Psicomotricità Relazionale. Con sede a Malnate, in via Dante 1/A, l’associazione vede tra i soci fondatori il dott. Carlo Petitti di Roreto, già Presidente dell’Associazione Lo Specchio dal 1994 e responsabile, tra l’altro, di molti progetti educativi in diverse Scuole dell’Infanzia e Primarie della Provincia di Varese; ora Presidente e Responsabile Scientifico della nuova Associazione. Con lui parliamo di un aspetto fondamentale della crescita: il gioco.

Innanzitutto, dottor Petitti, cosa propone l’Associazione "Spazio Magico?
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"Spazio magico" propone alle famiglie e alle agenzie educative del territorio diverse attività sia in sede che nelle scuole.
In sede vengono organizzati Gruppi di Psicomotricità relazionale per bambini dai 3 ai 10 anni; terapie psicomotorie individuali; osservazioni e valutazioni psicomotorie e consulenze a genitori, insegnanti, operatori.
Nelle scuole l’associazione propone laboratori di Psicomotricità relazionale, educazione all’affettività e prevenzione del disagio scolastico.

Che ruolo ha il gioco nell’attività di psicomotricità relazionale?

Un ruolo fondamentale. Possiamo dire che negli interventi in psicomotricità relazionale il nostro principale “strumento di lavoro” è il proprio gioco.

Può spiegarci meglio qual è il significato profondo del gioco infantile?

Per comprendere il significato del gioco infantile bisogna innanzitutto comprenderne il linguaggio: la cultura infantile utilizza infatti un linguaggio analogico, magico-animistico, che si esprime prevalentemente attraverso la metafora e la metonimia,  cioè indicando una cosa non con il suo nome abituale ma con il nome di un’altra cosa che è legata alla prima da una "vicinanza" di significato, da un’affinità di tipo logico o materiale.
La cultura adulta occidentale, invece, per spiegare un fenomeno ha bisogno di misurarlo e di porlo in una relazione causale con altri fenomeni, utilizzando un linguaggio di tipo digitale, ipotetico-deduttivo: questo spesso impedisce all’adulto di comprendere correttamente il significato profondo del gioco e lo porta a banalizzarne i contenuti.

Qual è l’errore da parte dell’adulto?

L’adulto spesso si comporta con il bambino in modo colonialista, tentando, cioè, di cancellare la cultura ritenuta più debole ed inadeguata per imporre la propria, i propri punti di vista, il proprio linguaggio.
Secondo il noto psicolo dell’infanzia Bruno Bettelheim "è questa la tragedia di tanta parte della psicologia infantile: le sue conclusioni sono corrette e importanti, ma non giovano al bambino. Le scoperte in campo psicologico aiutano l’adulto a capire il bambino secondo i parametri dell’adulto. Ma questa comprensione adulta dei meccanismi della mente di un bambino allarga spesso il solco che li divide: i due sembrano osservare lo stesso fenomeno da punti di vista così diversi che ciascuno vede qualcosa di completamente diverso. Se l’adulto insiste che il suo modo di vedere è quello giusto, e probabilmente lo è, oggettivamente e con cognizione adulta, dà al bambino la sconsolata sensazione che è inutile giungere ad una comprensione comune. Sapendo che detiene il potere, il bambino, per evitare guai e stare in pace, dice di essere d’accordo con l’adulto, ed è poi costretto ad agire per proprio conto."

Come andrebbe "vissuto" invece il gioco del bambino da parte degli adulti?

Spesso è proprio questa incapacità di gettare un ponte che permetta al bambino di esprimere compiutamente la propria cultura, integrandola poco a poco con i parametri della cultura adulta (ma senza smarrire o cancellare la propria), che crea disagio e disadattamento.
Bisogna, dunque, permettere al bambino di costruire degli spazi dove possa fare richieste, esprimere dei bisogni, dettare delle regole; un luogo dove questi bisogni, desideri, regole, siano riconosciuti come legittimi. Uno spazio dove il bambino si senta libero dal dover essere conforme alle aspettative del mondo adulto, per poter esprimere semplicemente se stesso, ciò che sente, ciò che vive. Questo è propriamente lo spazio del gioco. La presa di distanza, l’individuazione, l’autonomia, il senso di un Io competente, pensante, desiderante e separato "dall’altro", è una conquista difficile, progressiva e non lineare, che incontra spesso l’ostacolo di un adulto incapace, lui per primo, di aiutare il bambino nel passaggio da una fase simbiotica ad una di autonomia.

L’adulto deve capire che questo "lavoro" del bambino è complesso, progressivo, pieno di incertezze che si giocano tutte in uno spazio transizionale che definisce la distanza che si viene a creare tra il bambino e la madre e tra il bambino e il genitore omologo, uno spazio che viene riempito con l’accesso al simbolico.
E’ questo uno spazio magico in cui realtà e fantasia si intrecciano, si sovrappongono, si con-fondono; uno spazio in cui si gioca la partita decisiva tra una struttura di sopravvivenza (o se si vuole un falso Sè) ed una identità ricca, forte, coraggiosa ed autentica. La prima irrigidisce la personalità, rende ripetitivi gli atteggiamenti ed i comportamenti dell’individuo, e la rigidità diventa sinonimo di falsa sicurezza: il tentativo che il soggetto compie è quello di adattare forzatamente la realtà a sé. La seconda è autenticità, fluidità, disponibilità all’insicurezza del nuovo, è capacità di adattare sé alla realtà.

Dunque l’adulto, genitore o educatore che sia, deve imparare in un certo senso a rispettare di più il gioco del bambino?

Sì, proprio perché lo scopo e la funzione del gioco infantile può essere quello di aiutare il bambino a costruire un Sé più consapevole ed equilibrato. Il gioco diventa così uno spazio-laboratorio entro il quale il bambino può costruire empiricamente la propria immagine di Sé, può sperimentare e sviluppare le proprie competenze relazionali e le proprie abilità negoziali con i coetanei e con l’adulto.

Associazione "Spazio magico", via Dante 1/A Malnate.
Si riceve su appuntamento.
Per informazioni telefonare:
lunedì dalle 8,30 alle 12,30
giovedì  dalle 14,00 alle 18,00
ai numeri 349 2344 384 – 031 942148

www.carlopetitti.it – mail: spaziomagico2013@libero.it

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 febbraio 2013
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