Gli artigiani scrivono ai parlamentari: “Salvate gli installatori esodati”

Il primo agosto entra in vigore una norma che esclude gli artigiani con esperienza ma senza diploma dall'installare i nuovi impianti ecologici "Sarebbe un nuovo caso "esodati"

L’avvicinarsi della data di entrata in vigore dei nuovi sistemi di qualificazione per gli installatori di impianti da fonti rinnovabili sta destando grandissime preoccupazioni tra gli operatori: la causa è una norma “poco chiara”, che rischia di escludere artigiani di grandissima esperienza dal mercato.

Per questo i rappresentanti uniti degli installatori Cna e Confartigianato Varese hanno scritto una lettera ai parlamentari varesini perchè provino a fermare il decreto che escluderebbe gli installatori senza diploma o laurea (ma magari con decine di anni di esperienza sulla spalle) dalla possibilità di operare. 
«Il Decreto Legislativo n. 28/2011, in attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, all’articolo 15, prevede che a partire dal primo agosto 2013 la qualifica di responsabile tecnico per l’attività di installatore di impianti da fonti rinnovabili è conseguita col possesso di uno dei seguenti requisiti: Laurea in materia tecnica specifica; Diploma di scuola secondaria e almeno 2 anni di inserimento in azienda; Titolo di formazione professionale ed almeno 4 anni di inserimento in azienda –  spiegano gli artigiani nella lettera – Incomprensibilmente non vi è alcun riferimento all’abilitazione che la normativa vigente riconosce in capo ai Responsabili Tecnici – coloro che sottoscrivono la cosiddetta “Dichiarazione di Conformità” – che hanno lavorato per almeno 3 anni in qualità di “operaio specializzato”. Esperienza professionale quest’ultima che equivale a non meno di 10 anni di attività del settore».

Per gli operatori però «E’ bene sgomberare subito il campo da qualsiasi equivoco, specificando che tale “soluzione”, o meglio esclusione, non trova alcun fondamento nella direttiva 2009/28/CE e si pone, fra l’altro, in palese violazione del principio comunitario di libera concorrenza e di quello costituzionale di uguaglianza sostanziale» la norma italiana infatti è stata concretizzata in ottemperanza di una direttiva europea.

«Qualora non venisse fatta chiarezza sull’applicazione della norma – proseguono gli artigiani nella lettera ai parlamentari –  si potrebbe configurare il caso di un responsabile tecnico di una impresa che installa da anni pannelli solari o fotovoltaici, al quale di fatto verrebbe impedito, per la sopravvenienza della norma, di continuare a svolgere il lavoro che svolgeva prima dell’entrata in vigore dei nuovi requisiti».

Una situazione definita da chi scrive "assurda", e per nulla rara: rischiano infatti di trovarsi in questa condizione «Oltre 80.000 imprese attualmente in attività in Italia, cui verrebbe comunque negata la possibilità di qualificarsi e di continuare a operare in uno dei pochi settori di mercato che, pur attraversando un momento di appannamento rispetto alle performance degli ultimi anni, mostra ancora potenzialità di crescita».

Per queste ragioni, concludono gli artigiani: «E’ necessario intervenire rapidamente per evitare un nuovo caso “Esodati”, modificando l’art. 15 del Decreto Legislativo 28/2011, in maniera da consentire anche ai Responsabili Tecnici divenuti tali in base alla loro comprovata esperienza professionale di accedere al percorso di qualificazione previsto dalla legge».

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Pubblicato il 18 Aprile 2013
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