Magarò dopo la condanna: “Ho sbagliato ma l’ho fatto per la cooperativa”

L'ex-direttore della Primavera, condannato a 3 anni per truffa allo Stato, farà appello perchè - a suo dire - il reato è quello di evasione contributiva: "Ammetto il mio errore ma non ho mai tolto soldi ai dipendenti, erano la mia famiglia"

«Non ho mai sottratto un centesimo pro domo mia ai dipendenti della cooperativa Primavera, ho sbagliato ma l’ho fatto per fare fronte ai ritardati pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazione per le quali la società lavorava». Quintino Magarò ha una condanna a 3 anni con rito abbreviato per truffa allo Stato in quanto, da direttore della cooperativa Primavera, aveva regolarmente modificato i cedolini paga dei dipendenti tra il 2009 e il dicembre 2011, facendo figurare, al posto delle ore lavorate, permessi retribuiti.

Secondo la Procura della Repubblica e secondo la sentenza del Tribunale di Busto ha truffato lo Stato per 594 mila euro di mancati versamenti contributivi: «Quello che più mi addolora di tutta questa storia – racconta – è l’idea che io abbia intascato soldi dei lavoratori, voglio ribadire che i dipendenti hanno sempre percepito al netto della busta paga tutto quanto gli spettava e lo dimostra il fatto che a più di un anno di distanza non mi è stata notificata alcuna violazione da parte dei lavoratori».

La Procura, infatti, ha sempre sostenuto che oltre ai mancati contributi versati manchino all’appello altri 500 mila euro che sarebbero spariti proprio dal netto delle buste paghe, nel periodo 2009- dicembre 2011: «Mi rendo conto di aver fatto qualcosa che non andava fatto – prosegue – ma parliamo di evasione contributiva e null’altro. Ai lavoratori non ho mai sottratto nulla di quanto gli spettava al netto». Magarò è pentito di aver messo in piedi il sistema «il quale è solo ed unicamente ascrivibile alla mia condotta e del quale non avevo informato nessuno» e lancia un appello agli imprenditori che lavorano con il pubblico «non fate come me – avverte – piuttosto andate davanti alle sedi degli enti pubblici che sono in debito con voi e piantonateli fino a quando non vi pagano, oppure sospendete l’erogazione del servizio o della prestazione per la quale dovreste essere pagati».

L’ex-dominus della cooperativa Primavera, infatti, imputa quella condotta illecita proprio alla difficoltà di far quadrare i conti a causa del mancato adeguamento dei contratti di appalto agli aumenti dei contratti per i dipendenti: «Se nel 2008 avessi preteso con maggiore forza l’adeguamento del contratto di appalto non mi sarei sognato di imbastire lo stratagemma dei cedolini e – ripeto – se l’ho fatto è stato solo ed unicamente per mantenere in piedi una cooperativa che aveva 300 dipendenti, dei quali 100 disabili: tutti loro erano e sono ciò che considero la mia famiglia». Magarò difende anche la scelta di rimanere in carica come consigliere comunale: «Non faccio politica per arricchirmi o per prestigio personale, sono un semplice consigliere comunale di una piccola lista civica – conclude – mi piace stare in mezzo alla gente e non ho nulla da nascondere. La mia presenza in consiglio sta anche a significare che se qualcuno mi cerca sa dove trovarmi, perchè non ho nulla di cui preoccuparmi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 Giugno 2013
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