I Ministri a Varese: “Vogliamo diventare grandi come Lucio Dalla”

Detto dal chitarrista di una rock band suona quasi strano ma è il loro concetto di musica italiana che scardina i clichè del passato e demolisce i talent: "Abbiamo guadagnato il successo con i concerti, senza la tv". Martedì 30 saranno ai Giardini Estensi

Hanno iniziato con canzoni come "Non mi conviene puntare in alto" e "Abituarsi alla fine" nel 2005 quasi a dire che il successo non lo mettevano nemmeno in conto e invece adesso eccoli qui, i Ministri, la band rock del momento che riempie locali e piazze e si avvia ad entrare nel gotha della musica italiana. Martedì prossimo, 30 luglio, suoneranno ai Giardini Estensi (in apertura Triangolo e Lolaplay) per la prima volta dopo una serie di date in giro per l’Italia da sold out nelle quali hanno portato i pezzi del loro nuovo album "Per un passato migliore". Federico Dragogna  (paroliere, chitarra e cori), Davide "Divi" Autelitano (voce e basso) e Michele Esposito (batteria) sono al loro quarto album. Abbiamo intervistato Federico Dragogna a pochi giorni dal concerto.

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Nel maggio del 2009 suonaste alla Corte del Ciliegio di Castellanza, era appena uscito l’album che vi ha fatto conoscere al grande pubblico dal titolo "Tempi bui" e un manipolo di circa 100 ragazzi già vi osannava a tal punto da rubarvi una delle vostre giacche.

«Come dimenticarlo, fu una cosa piuttosto divertente perchè il fan che ce la rubò ci scrisse una lettera nella quale si scusava e spiegava il gesto dicendo che voleva regalarla ai suoi nipoti – racconta Federico Dragogna – la trovammo un’idea molto bella ma chiedemmo di restituircela perchè era un po’ il nostro marchio di fabbrica e uno di noi sarebbe rimasto senza. Lui ce la restituì».

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, compreso un passaggio all’Albizzate Valley Festival, due anni fa. Siete al quarto album, i fan sono diventati migliaia concerto dopo concerto. Ve lo aspettavate?

«Siamo diventati molto più conosciuti da quel concerto ma la nostra vita non è cambiata poi molto, anche dal punto di vista artistico – racconta ancora Federico – continuiamo a saltare tra piccoli e grandi palchi, dipende da chi organizza i concerti. Questo ci aiuta a non staccare i piedi da terra e a mantenerci ben saldi alla realtà perchè sappiamo bene che la società moderna dimentica in fretta. Viviamo nel mondo di internet dove il flusso di informazioni è talmente rapido che è un attimo cadere nel dimenticatoio»

Qualcosa sarà cambiato, non fate i falsi modesti.

«Sì, per la prima volta ci siamo potuti permettere di non affiancare la nostra attività artistica con altri lavori. Questo ci ha permesso di fare la vita di sala prove e di concentrarci completamente sulla nostra musica. Per farlo abbiamo dovuto comunque fare qualche sacrificio. I nostri genitori ci hanno sempre detto di scegliere un lavoro serio nella vita e io facevo il giornalista per una rivista musicale dove ero ben pagato. Alla fine ho potuto fare la scelta di lasciare quel lavoro e dedicarmi alla musica».

Come si vive di musica oggi?

«Facendo un sacco di concerti, grazie al pubblico che fisicamente viene a vederci e sostenerci riusciamo a vivere, oggi i dischi non si vendono più e servono altre fonti per sostenerci (certamente non rubare come suggerisce in "Se si prendono te", ndr) anche se l’Italia non sono gli Usa e al momento riusciamo a fare una sessantina di date in un anno e in una regione come l’Emilia Romagna ci passiamo anche sei volte». 

Come giudicate la scena musicale indipendente in Italia?

«Non siamo per la definizione tra indipendenti o alternativi e non. Per noi esiste la musica italiana e per farne parte, secondo noi, devi conquistarti il rispetto e l’affetto di chi ti viene ad ascoltare dal vivo. Vedo tanti cantanti uscire dai talent show televisivi con una risonanza enorme e poi ai loro concerti ci vanno in pochi. Noi invece abbiamo scelto di partire dalla strada, suonando dal vivo la nostra musica e facendola conoscere un po’ alla volta come fa Dente o come Il Teatro degli Orrori. Vogliamo riamanere nella memoria delle persone come Lucio Dalla, De Gregori, Battisti ma ne abbiamo di strada da fare».

Cosa c’è nella vostra playlist in questo momento?

«Ascoltiamo davvero di tutto. In questo momento ci facciamo pere di Tame Impala e siamo flashati dal nuovo disco dei Duft Punk. Discorsi musicali che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro».

Che concerto sarà quello di Varese?

«Sarà un delirio. In molti ci scrivono preoccupati perchè a Varese non si fa un concerto rock da molto tempo e che i varesini non vedono di buon occhio i rockettari, bellissima definizione che ci riporta indietro agli anni ’60. Daremo il massimo per non deludere i nostri fan e gli amanti del rock in genere»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 luglio 2013
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