Dieci “azzurrini” tra sport e libri: il college sportivo dell’Insubria è realtà

Firmati i protocolli d'intesa tra l'univeristà e le federazioni di atletica leggera e canottaggio. I primi atleti alloggiati in via Dunant hanno già iniziato il programma di studio e allenamento

Se sarà un passo avanti dello sport italiano verso quello che accade in altri Paesi (Usa su tutti, ma anche in Europa) lo vedremo tra qualche tempo. Certo è che le firme poste oggi dal rettore dell’Insubria Alberto Coen Porisini e da due presidenti federali (Alfio Giomi per l’atletica e il mitico Giuseppe Abbagnale per il canottaggio) in calce al protocollo per il nuovo college sportivo universitario tracciano una strada interessante e potenzialmente molto fruttuosa.
Anche perché non si tratta di parole o progetti che verranno: da oggi in via ufficiale Varese diventa il punto di riferimento per i giovani atleti di interesse nazionale che vogliono conciliare lo studio universitario alla carriera agonistica di alto livello. L’accordo prevede che gli azzurrini (i dieci "pionieri" sono tutti nel giro delle rispettive nazionali giovanili) restino tesserati per le società di appartenenza ma si possano allenare grazie alle strutture messe a disposizione della Città Giardino, sotto l’egida del Cus dei Laghi, oltre ad alloggiare al campus di via Dunant e frequentare le lezioni nell’ateneo cittadino.
Scelte importanti soprattutto in sport – mezzofondo e canottaggio, almeno per adesso – in cui le risorse e gli ingaggi sono inferiori a discipline più ricche. «E non ci saranno sconti dal punto di vista didattico» sottolinea il rettore Coen Porisini: «I ragazzi devono sudare sui libri come tutti gli altri studenti, ma qui hanno la possibilità di fare sport ad alto livello, seguiti passo passo da staff tecnici e medici importanti. Oggi per noi è un momento di gioia e speriamo di fare molti altri passi avanti per lo sport e per la cultura di questo Paese».
La presenza a Varese di tecnici qualificati (Danzi per il mezzofondo e Calabrese per il canottaggio: sono loro gli uomini chiave dal punto di vista sportivo) ma anche di professionisti del calibro di Enrico Arcelli che curerà la parte relativa all’alimentazione degli atleti (accanto a lui, con consulenze gratuite, ci sono anche i dottori Righetti, Girgi e D’Angelo) danno garanzie assolute alle famiglie dei ragazzi, alle loro società di appartenenza e agli attuali allenatori. Ecco perché la prima risposta è stata più che positiva: all’Insubria sono già impegnati sette portacolori dell’atletica (i lombardi Baldaccini, Migliorati, Elia e Tavella, le venete Bortoli, Dal Magro e Pento cui si aggiunge Manuel Cominotto che è aggregato al resto della squadra) e tre del canottaggio femminile (la padovana Faggin, la triestina Denich e Giada Colombo, di Trezzo d’Adda).
«Quella di Varese è un’iniziativa straordinaria e innovativa e questo gruppo di atleti ha grande responsabilità perché si trova a fare da apripista per tutta Italia» sostiene il presidente della Fidal Giomi. Gli fa eco Abbagnale: «Per noi è la seconda esperienza simile dopo quella di Pavia e vogliamo che il numero di atlete cresca fin dalla prossima stagione. Inoltre sono molto felice perché di solito ci si ferma alle parole; qui siamo già ai fatti».
A benedire l’iniziativa è arrivato in via Dunant anche il sindaco Fontana, rappresentante di una città che in questo caso mette a disposizione le sue strutture – per quanto talvolta carenti – a una elite dello sport nazionale giovanile. E chissà, anzi, che il numero di atleti azzurri presenti a Varese non serva anche a sensibilizzare la gente e la politica sul tema dell’impiantistica su cui non ci stancheremo mai di battere il tasto. Un’ultima interessante annotazione riguarda le partnership presenti e quelle future per il college: già iniziate le collaborazioni con Enervit, Wap Fitness, Rotary, Summeet, Africa e Run, i responsabili del progetto stanno lavorando per aprire uno scambio con un’università americana, con il centro d’allenamento in altura di St. Moritz ma anche con l’hub australiano di Gavirate. E la presenza in sala di Bruce Wilson, responsabile della struttura dei "canguri", lascia capire che anche su questo fronte la strada è più che aperta.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 30 Ottobre 2013
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