Calcio, il grande ammalato faccia qualche pellegrinaggio al Santuario

Mai così attuale l'idea della rinascita di una Protettrice dei calciatori. Ma non dimentichiamo il ruolo del parroco che per primo pensò alla protettrice dei calciatori, don Natale Motta

Varesenews in questi giorni ci ha raccontato una vicenda che potrebbe avere un finale bellissimo. E’ la storia di un quadro, dipinto negli Anni 50 dal ligurnese Cocquio nel ricordo dei giocatori del GrandeTorino perito a Superga e nelle cui file militava il varesino Franco Ossola.
Ci fu il bellissimo progetto di una Madonna del Verbano protettrice dei calciatori italiani e in ambito ecclesiastico addirittura si arrivò al placet cardinalizio grazie all’entusiasmo del promotore
dell’iniziativa, don Natale Motta sacerdote di frontiera nelle sue missioni dedicate all’amore per il prossimo.
Gli autori degli articoli ci dicono che molta strada è stata già fatta in riva al Verbano per recupero e restauro del quadro inoltre per un progetto di una chiesa esistente e adattissima a diventare un
santuario come quello del Ghisallo che i ciclisti hanno ottenuto per dedicarlo alla Vergine. Si sa anche che oggi il CSI è garanzia assoluta per portare avanti l’iniziativa e lo conferma l’adesione di
istituzioni importanti: credo allora che manchi solo un appoggio concreto da parte del mondo del calcio di casa nostra e anche nazionale. Certamente molti nostri atleti vedranno nella Madonna
e nel suo santuario un riferimento importante, pensiamo a quanto potranno fare con cimeli per esempio Ossola, Anastasi, Gentile, contributi potrebbero arrivare da Busto e Legnano ( hanno avuto le squadre in A) e anche da Gigi Riva, figlio del Lago Maggiore: il riconoscimento della Madonna come protettrice dei calciatori sarà un richiamo eccezionale per coloro che hanno giocato e giocano a livello professionistico. Previsioni e programmi devono però essere confortati da fatti che concernono obiettivi precisi: società calcistiche e istituzioni civiche della provincia, se non dell’Insubria, guardino con attenzione a Laveno e cooperino.
Lo possono fare in tanti modi e quindi pure con piccoli gesti, con iniziative sportive, con contributi anche modestissimi: è importante infatti partecipare, condividere. Perché anche un solo euro in iniziative come questa moralmente è un tesoro. Un grande ammalato come il calcio italiano anche dal santuario del Verbano può ricevere conforto e speranza.
Don Natale Motta era irrequieto, dinamico, a volte esagerato come può esserlo un ultras dell’amore e della bontà. Aiutò, ebrei, partigiani, antifascisti poi, subito dopo la fine della guerra, i bimbi rimasti senza famiglia e figli di partigiani e di fascisti. Il santuario della Madonna dei calciatori avrà un museo dove potrebbe essere ricordato don Natale.
Anche se nei suoi impeti di generosità e servizio qualche volta andava in fuorigioco.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 07 Maggio 2014
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