Il sindaco vietò l’apertura del sexy shop. Il comune paga i danni ai commercianti

Sentenza del Tar che accoglie in parte il ricorso presentato dai titolari del negozio che avrebbe dovuto aprire vicino alla chiesa: "La prima ordinanza non era regolare, in quei mesi il sexy shop avrebbe potuto esercitare"

Il sindaco negò l’apertura di un sexy shop emettendo un’ordinanza non in regola e ora il Comune deve pagare un ricarcimento danni di 5mila euro, oltre alle spese legali di circa 2mila e 500 euro. Lo ha deciso il Tar della Lombardia dopo aver esaminato tutta la documentazione e il ricorso presentato dai proprietati del Sexy Shop, già titolari di due esercizi, uno a Varese e uno a Castiglione Olona. 
La vicenda risale alll’inizio del 2011 quando il negozio avrebbe dovuto aprire in un locale in via De Simoni, a poche centinaia di metri dalla chiesa parrocchiale Santo Stefano di Tradate. L’allora sindaco, Stefano Candiani, emise infatti un’ordinanza urgente che vietava "l’apertura di attrività di vendita di articoli di sexy shop" nella zone urbanistiche classificate come centri storici, entro i mille metri dalle zone sensibili (come luoghi di culto e scuole) e in un elenco di vie tra cui quella interessata vicino alla chiesa. (nella foto: il luogo vicino alla chiesa dove avrebbe dovuto aprire il sexy shop)

I titolari del futuro sexy shop presentarono subito ricorso perchè «l’ordinanza renderebbe praticamente impossibile l’apertura del negozio nel territorio del comune di Tradate, con grave pregiudizio del diritto alla libera iniziativa privata dei commercianti». 
Il 18 aprile del 2011 il sindaco Candiani emise una nuova ordinanza con lo stesso tema, ma aggiungendo il carattere di temporaneità in vista della modifica del regolamento comunale. Cosa che è poi avvenuta a giugno del 2011 con un atto del consiglio comunale, limitanto il divieto in questione entro i 300 metri dalle "zone sensibili". Questa seconda ordinanza fu giudicata valida nel 2013 dal Tar. 
Ora la sentneza del Tribunale riguarda la primissima ordinanza e accoglie in parte il ricorso dei titolari del sexy shop. «Il Comune – si legge nella sentenza – avrebbe dovuto disciplinare in via permanente l’insediamento nel proprio territorio delle attività di sexy shop con lo strumento regolamentare e non attravewrso un’ordinanza sindacale contingibile e urgente, la quale invece è destinaa ontologicamente ad esplicare i propri effetti soltanto in via temporanea». 

Ecco, quindi, che oggi il tribunale condanna il Comune a un risarcimento che riguarda solo il periodo in cui è stata in vigore la prima ordinanza, quattro mesi durante i quali il negozio avrebbe potuto esercitare la propria attività. Dopo quel periodo l’ordinanza è stata ritirata dal Comune, sostituita con la seconda, giudicata regolare, e con la conseguente modifica al regolamento. 
Il Tar stabilisce quindi che il Comune deve pagare un risarcimento danni ai titolari del sexy shop per 5mila euro, oltre alle spese processuali che ammontano a 2mila e 500 euro. 
Queste cifre si sommano alle spese legali che il Comune dovrà pagare anche per il "matrimonio negato", sempre dall’allora sindaco Stefano Candiani nel 2008: è infatti di questi giorni la notizia lo Stato risarcirà la coppia con 8mila, mentre il Comune dovrà pagare gli avvocati. 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 23 Settembre 2014
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