Scappo dalla città. La vita, l’amore, la famiglia… il convento

La storia di Giacomo, Katia e dei loro tre bimbi. Stanno ristrutturando il convento di Cerro Maggiore lasciato dai frati: diventerà una comunità per famiglie. Vi piacerebbe? Leggete qui



Il convento di Cerro Maggiore rivivrà grazie ad un nuovo progetto di vita.
Dopo più di 400 anni di storia i frati cappuccini, la scorsa estate, hanno lasciato lo stabile al centro del paesone alle porte di Legnano. Da allora, grazie ad un accordo tra i frati e l’assocazione Mondo Comunità e Famiglia, nel convento ci abitano Giacomo e Katia con i loro tre bimbi, Sofia (7 anni), Daniele (4 anni) e Gemma (6 mesi). A ottobre 2015, terminati i lavori di ristrutturazione interna, arriveranno altre due famiglie e partirà il progetto di vita in comune che questi due 35enni, entrambi laureati (lui di Malnate, dipendente di una Ong e lei di Varese, educatrice), hanno scelto di intraprendere. Una decisione dirompente, di sicuro non in linea con le abitudini dei loro coetanei. Un passo fortemente voluto e cercato: «La vita che avevamo non ci bastava più – spiegano -. Abbiamo una casa nostra a Malnate, tre splendidi bimbi, tanti amici, ma ci sentivamo stretti, non pienamente soddisfatti. Per questo abbiamo cercato qualcosa in più, qualcosa che andasse al di fuori dei canoni, qualcosa che ci desse un senso di pienezza. Abbiamo cercato per due anni, ci siamo avvicinati a "Comunità e Famiglia" e abbiamo visitato le loro esperienze fino a quando è nata questa opportunità che abbiamo colto al volo e che presto, speriamo, partirà veramente».

Ci sono stati in questi mesi momenti difficili, perchè nei più di 1800 metri quadri del convento vivere da soli, con un parco immenso e deserto e circondati dalla diffidenza di un paese abituato a pensare a quello spazio come un punto di riferimento grazie alla presenza dei frati cappuccini, non è stato semplice. Adesso però il progetto sta per partire sul serio e all’emozione si mescola la voglia di cominciare questa nuova esperienza di vita: «Prima del luogo è nata l’idea. Volevamo fare questo passo per aprirci all’esperienza di una vita comunitaria, di condivisione con altre famiglie – spiegano Giacomo e Katia -. Grazie all’intervento di Frà Roberto Pasolini, il frate che ci ha sposato, abbiamo presentato un progetto con l’associazione "Comunità e Famiglia" che i cappuccini hanno accolto: abbiamo stipulato un contratto di locazione per cui ci hanno affidato il convento in comodato d’uso per 15 anni più 5, noi ci siamo impegnati alla ristrutturazione interna necessaria alla divisione degli spazi. Ricaveremo cinque appartamenti per le famiglie aderiranno al progetto, che per il momento sono due: sarà gestito dall’associazione "Il Chiostro Solidale", collegata a "Comunità e Famiglia". L’idea è quella di avere qui cinque famiglie che vivono in condivisione, più due appartamenti o più per l’accoglienza verso gli esterni bisognosi, una delle missioni dell’associazione. E naturalmente torneremo ad aprire le porte del convento per restituire un punto di riferimento a tutto il paese e al territorio».

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A presentare le basi del progetto e il suo sviluppo la presidente di "Comunità e Famiglia", Elisabetta Sormani, che da vent’anni vive col marito e i quattro figli nella residenza di Villapizzone, la prima nata nel 1978 alle porte di Milano: «L’idea è quella del vicinato solidale, delle famiglie aperte, dell’accoglienza di chi ha bisogno. Abbiamo 35 esperienze attive in tutta Italia. Le famiglie che decidono di aderire vivono in case separate, ma con spazi di condivisione comuni, aperti al territorio, ai bisogni del luogo. Si mette in comune oltre allo spazio anche una cassa comune: i patrimoni delle famiglie restano delle famiglie, gli stipendi vengono condivisi e ognuno prende per quello che serve per le spese di tutti i giorni. Quello che avanza viene utilizzato per i lavori comuni e per aiutare le nuove esperienze. Per fare questo tipo di vita serve grande fiducia nell’altro, spirito di condivisione, ascolto e confronto. Quando ci sono queste buone pratiche, si respira aria buona, un profumo di vita unico. L’amalgama si crea negli anni, ci vuole tempo e tanto lavoro su sè stessi, ma anche col territorio. Spesso si infrangono i sogni che si avevano in partenza, ma se si vuole realizzare la comunità possibile che si ha in mente è un passaggio necessario». Le famiglie oltre vivere in spazi comuni molto spesso accolgono anche persone in difficoltà, minori in affido, donne sole: «Vederli rifiorire è una delle cose più belle che possa capitare», chiosa Elisabetta Sormani, sorridendo alla nuova coppia che sta cominciando questa avventura di vita comunitaria.

(Per chi volesse altre informazioni, visitate il sito di Comunità e Famiglia)

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Pubblicato il 11 Febbraio 2015
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