Il ministro Franceschini in visita all’Archivio dei diari

È il primo ministro della cultura che entra nel “vivaio della memoria” per toccare con mano il patrimonio autobiografico della fondazione

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Il titolare del Mibact si è immerso nella lettura delle scritture autobiografiche conservate a Pieve Santo Stefano, ha posto il tema dell’acquisizione delle scritture digitali e lanciato proposte per la conservazione della memoria collettiva

Un incontro che l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano attendeva da oltre trent’anni, esattamente dal 28 novembre del 1984, giorno della fondazione avvenuta grazie all’iniziativa del giornalista e scrittore Saverio Tutino. Quell’incontro è avvenuto il 29 luglio, intorno alle 15, quando Dario Fransceschini, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, ha varcato la soglia dell’Archivio dei diari. Per la prima volta nella storia, dunque, un titolare del dicastero della Cultura ha potuto toccare con mano il vasto patrimonio autobiografico della fondazione, valorizzando con la sua presenza istituzionale l’incessante lavoro del personale archivistico, che negli anni ha salvato dalla distruzione e dall’oblio oltre 7000 tra diari, memorie e lettere scritti da cittadini italiani.

Franceschini ha visitato il “Piccolo museo del diario”, itinerario esperienziale che conduce alla scoperta di alcune tra le testimonianze “storiche” conservate in Archivio, e si è immerso nella lettura dei documenti originali. Il ministro si è soffermato a leggere e ad ascoltare lo storytelling dei testi risalenti alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, ma anche di alcune tra le scritture più recenti giunte in archivio, che raccontano la vita delle persone comuni dei giorni d’oggi.

Tra i temi di dialogo con gli esponenti dell’Archivio dei diari, c’è stato proprio quello della contemporaneità e delle modalità di trasmissione della memoria nell’era digitale. Un nodo cruciale sul quale ci si è confrontati a lungo è quello dell’acquisizione e della restituzione delle forme di racconto di sé dell’oggi, che spesso si intersecano con l’utilizzo dei social network e degli strumenti tecnologici più moderni. Franceschini ha riconosciuto il grande valore del lavoro che l’Archivio ha svolto per trent’anni, e che continua a svolgere in questa lunga fase di passaggio dall’uso della carta e dell’inchiostro, al presente e futuro del digitale. Un futuro che passa anche attraverso le prospettive di consolidamento dell’attività della fondazione e l’apertura a nuove forme di collaborazione, anche con il Mibact, delle quali si è parlato a lungo nel corso di una giornata che resterà nella storia dell’Archivio diaristico nazionale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 luglio 2015
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