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Mondo Baffo replica alle accuse. “Tutto nato da ex volontarie”

La replica degli operatori rimasti all'interno del gattile cassanese: "Non abbiamo ceduto al 'ricatto' di reintegrare chi era uscito a gennaio". E al sindaco chiedono: "Che fine faranno i gatti?"

Festa al gattile con Nonna Olga (inserita in galleria)

Prosegue lo scontro sulla vicenda di Mondo Baffo: il Comune ha rescisso la convenzione con l’associazione per la gestione del gattile e ora – dopo la prima denuncia della presidente di Mondo Baffo Marina Colombo – arriva un nuovo intervento dei volontari della struttura, che replicano alle accuse delle ex volontarie fuoriuscite da Mondo Baffo (abbiamo pubblicato ieri)

«Le lamentele portate al sindaco di Cassano Magnago, Nicola Poliseno, non arrivano dalle attuali volontarie della struttura, ma da un piccolo gruppo staccatosi in data 11/01/2015 a seguito di una riunione dell’associazione» premette Monica Arzani, che parla a nome dei volontari rimasti a Mondo Baffo. «Il signor sindaco, ripete più volte che “chi non rispetta le regole va a casa” ecco, questo è quello che e’accaduto in quella riunione. Da quel giorno si e’scatenato l’inferno.  La nostra presidente, Marina Colombo, è stata invitata a reintegrare le ex volontarie per porre fine ai dissapori e alle varie lamentele, così da non disturbare ulteriormente il primo cittadino, preso in ben altre e più importanti faccende. Abbiamo commesso il grave errore di non cedere a questo “ricatto” e da allora nulla, e dico nulla, è stato più come prima. Abbiamo fatto degli errori, non abbiamo mai detto il contrario, ma siamo ben disposte e lo abbiamo ampiamente dimostrato , a rimediare alle nostre mancanze rispetto i termini della convenzione, ma continueremo a dire NO al reintegro di chi, fino al giorno prima, diceva di amare i nostri gatti. Non ci siamo svegliate una mattina con l’intento di “eliminare” alcune di noi, ma sono accaduti fatti gravi e non tollerabili che hanno portato ad una definitiva rottura».
E qui le volontarie citano un caso «tra i più eclatanti»: «la decisione presa dalla  ex volontaria addetta all’infermeria, di  far sopprimere, senza dare alcuna comunicazione alla presidente, Monny, una micia affetta da aids felina di circa 2 anni , che, deve oggi la sua vita ad un incontro fortuito che ha permesso a Marina Colombo, di intervenire nella pratica dell’eutanasia, la micia era gia’stata sedata, aspettava solo l’iniezione finale. Tutto ciò per una diagnosi errata di necrosi della bocca, risultata in seguito una semplice e curabile stomatite. Oggi Monny è felice in una famiglia che la ama. Il nostro dovere è salvaguardare i mici, non siamo una pensione e da noi non arrivano solo gatti “semplici”, ma è proprio questo che ci rende diversi».
«Dove finiranno i gatti di Mondo Baffo?» si chiedono ancora la volontarie rimaste nella struttura.  «Tra le violazioni della convenzione è emersa la mancata chippatura di parte dei mici, a cui abbiamo provveduto e ora sono tutti registrati all’anagrafe felina, tra l’altro non obbligatoria per legge come avviene ormai da tempo per i cani. Tutte le spese sono state e sono a carico della Presidente, così come ha provveduto ad ogni altra esigenza di tipo veterinario o di qualsiasi altro genere ( dalla pallina per giocare alle medicine). Detto questo, abbiamo il diritto di sapere dove il sindaco intende collocare i nostri gatti, tutte le strutture della zona sono piene e non attrezzate a trattare particolari esigenze dei nostri felini. Molti dei nostri ospiti arrivano da maltrattamenti,  alcune volte fin troppo crudeli e nella nostra struttura hanno iniziato, e spesso concluso, un percorso di recupero della fiducia nei confronti dell’uomo.Non occorre una laurea in giurisprudenza per capire, serve solo logica e buon senso : sono i nostri gatti nel bene e nel male,  siamo responsabili di loro, sempre e non solo quando fa comodo a qualcuno.Siamo accusati di tante mancanze e stiamo cercando di rimediare con tutto l’impegno possibile,  ma ci tengo a sottolineare che sono mancanze puramente amministrative, quindi assolutamente risolvibili».
I volontari dicono di essere aperti al dialogo, ma non «ad accettare chi arreca dolore a noi e ai nostri ospiti», considerati come parte di un’unica grande famiglia. «Non abbiamo intenzione di separarci da ogni nostro membro, tranne che per una buona ed eterna adozione».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 23 Novembre 2015
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