Rapine sui treni, denunciata banda di dieci ragazzi

Derubavano coetanei per comprarsi vestiti costosi. Sono stati individuati dalla Polizia Ferroviaria grazie a un'indagine partita da scuola

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Parte il treno, il ladro entra in azione e scappa dalla porta. Ma la rapina era messa in atto da un ragazzino che tornava a casa da scuola. E’ questo l’aspetto che colpisce, in una nuova operazione della polizia ferroviaria.

Il colpo funzionava così: dopo l’orario di scuola, un gruppo di minorenni saliva sul treno che da Gallarate porta a Varese. All’altezza di Cavaria, quando il treno stava per ripartire, due complici tenevano le porte bloccate per qualche secondo. Un ragazzo adocchiava l’oggetto da rubare e si avventava sulla borsa o sul cellulare di un ignaro passeggero. Poi fuggiva.

Sono 11 le rapine e i furti messe in atto da una banda di dieci ragazzini: 7 sono minorenni, 3 hanno appena compiuto 18 anni. Derubavano di telefoni e tablet altri ragazzini. I dieci bulli sono tutti della stessa scuola, un istituto di Gallarate con 1200 alunni e varie sedi in città. Sono inoltre tutti della stessa nazionalità, un paese dell’Africa equatoriale.

L’indagine della polizia ferroviaria nasce da una denuncia di uno studente. Il ragazzino aveva identificato un coetaneo di colore, presumibilmente africano, che gli aveva rubato lo smartphone. Lo stesso ragazzino, qualche giorno dopo, è tornato in questura affermando che il suo telefonino era finito a un terzo compagno di scuola. La polizia ha cominciato a seguire l’ipotesi dell’esistenza di una banda nata tra i banchi di scuola, e grazie alla descrizione del primo derubato, appoggiandosi all’istituto di Gallarate, è riuscita a mostrare alla vittima la fotografia di un giovane 15enne con una vistosa cresta.  Il sospettato è stato identificato e seguendo le sue tracce la polizia ha potuto rintracciare tutta la banda. Il lavoro certosino si è rivelato ancora più efficace quando gli agenti hanno spulciato le carte e ricostruito tutti i furti avvenuti in treno, negli ultimi mesi, in quella zona. Sono almeno 11 adesso gli episodi attribuiti alla banda dei minorenni.

I frutti delle rapine venivano rivenduti ad altri compagni durante le ore di scuola. I giovani erano all’oscuro della provenienza, ciononostante alcuni sono stati denunciati per incauto acquisito.  I soldi “guadagnati”, invece, erano spesi per comprare scarpe e vestiti firmati. Durante una serie di perquisizioni, la polizia ha potuto acquisire i cellulari degli indagati. All’interno, gli agenti hanno trovato le foto di scarpe e capi di abbigliamento oggetti del desiderio.

rapine in treno Gallarate-Varese

Ma anche una conversazione su whatsapp, in cui i ragazzi scherzavano sul fatto che, grazie ai soldi guadagnati, potevano continuamente comprarsi delle scarpe nuove. “Big Money” è l’espressione usata da due indagati, per esprimere soddisfazione. E significa, in sostanza, “guarda come facciamo girare i soldi”.

rapine in treno Gallarate-Varese

Il contesto da cui nasce l’indagine è tuttavia quello di famiglie in difficoltà economica. I furti servivano ai ragazzi per mostrarsi ricchi. Interessante anche la scelta della stazione di Cavaria, come principale luogo dei furti: i giovani, che abitano in zona, sapevano che, tra le 13 e le 15, la stazione non è presidiata e dunque la fuga era agevolata.

di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2015
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Se questa è la qualità della immigrazione in questo paese possiamo benissimo prevedere i viaggi di ritorno.
    Approda il barcone con gente disperata che scappa da guerre, quella la accogliamo, dopodiché invertiamo la prua, ci carichiamo i 10 “disperati” con tablet ed abiti firmati e gli indichiamo la direzione da prendere.
    L’Africa è grande, prima o poi su qualche costa approderanno.

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