Il basket torna nelle scuole con i giganti della Pallacanestro Varese

Presentata la 14a edizione del progetto "Basket, una scuola di vita". Giocatori in visita nelle classi e studenti ospitati al palazzetto per imparare dallo sport di alto livello

È un appuntamento consolidato, che si ripete simile a se stesso da 14 anni ma che trova terreno sempre nuovo e sempre fertile. “Basket, una scuola di vita” è il progetto che porta ogni stagione la Pallacanestro Varese nelle scuole, e le scolaresche al palazzetto per tifare biancorosso: un’alternanza di appuntamenti che in tanti anni ha creato uno stuolo di nuovi appassionati in una provincia da sempre votata anche ai canestri.

«Quando iniziammo, questo progetto era una scatola vuota ma con tante potenzialità; con il passare degli anni l’abbiamo riempita di contenuti ascoltando anche le esigenze delle scuole. Entrare negli istituti non è scontato né banale, ma possiamo contare su una serie di collaborazioni importanti che ci hanno permesso di organizzare per tanti anni la manifestazione» ha spiegato Raffaella Demattè, la persona che si occupa per Pallacanestro Varese di questa avventura fin dalla sua nascita.

Lo slogan della stagione 2016 (sostenuta dagli sponsor Teva e Brother e dalla Scuola Italiana di Life&Corporate Coaching) è “Lo sport come ricerca di felicità, di passione e di autorealizzazione“, parole che si collegano a un’altra iniziativa della società biancorossa, quella presentata di recente e legata al vivaio: come per il settore giovanile, anche in “Basket una scuola di vita” è presente un mental coach, Salvatore Giordano. «Quando i giocatori e la società entrano nelle scuole trovano interlocutori diversi: gli incontri con le classi delle elementari dovranno essere trattati in modo differente rispetto a medie e superiori. Così abbiamo scelto diverse chiavi di lettura sintetizzate nello slogan che accompagna “Basket, una scuola di vita”».

Varie

Il funzionamento del progetto è semplice: il primo passo prevede la visita di uno o più giocatori all’interno di un istituto scolastico. Momenti in cui i cestisti raccontano la propria esperienza sportiva, l’impatto e le difficoltà del professionismo ma anche le curiosità legate a un lavoro così particolare. Poi gli studenti vengono invitati al PalaWhirlpool per fare il tifo per la Openjobmetis, possono esporre striscioni di incitamento preparati in classe e in seguito produrre elaborati (disegni per i più piccoli, resoconti per i grandi) tra i quali i migliori vengono premiati a fine campionato.

“Basket, una scuola di vita” ancora una volta ha riunito tante anime dello sport e della scuola di Varese e provincia. Accanto alla Pallacanestro si sono schierati il mondo della scuola rappresentato da Claudio Schena, il Coni con Marco Caccianiga, la Federbasket con Giuseppe Rizzi e Giancarlo Salvetti (e Raffaella Dematté ha giustamente ricordato il supporto ricevuto in passato da Alberto Sacchi, il presidente provinciale scomparso pochi mesi fa), il Comune con l’assessore Maria Ida Piazza.

Una squadra folta e unita, grazie alla quale anno dopo anno è stato possibile variare leggermente la formula del progetto, aggiungendo per esempio gli incontri in lingua inglese o quelli con atleti di basket in carrozzina ad affiancare gli atleti della prima squadra. E non è escluso che quest’anno tra gli ospiti nelle classi ci saranno anche le figure che compongono l’area tecnica quali allenatori, team manager, fisioterapisti, preparatori atletici. Ruoli chiave a livello professionistico, a cui i ragazzi possono aspirare con strade più percorribili rispetto alla carriera da atleti, riservata a pochi eletti.

E, chiamato in causa sia come ex atleta sia come dirigente sportivo, Max Ferraiuolo ha chiuso la presentazione ricordando l’importanza che gli incontri sui banchi di scuola siano importanti anche per gli stessi atleti. «In tanti anni i giocatori hanno aderito con piacere all’iniziativa, nonostante spesso gli appuntamenti siano al lunedì mattina e quindi in uno dei momenti solitamente di relax per gli atleti. Ciò avviene perché gli incontri servono anche ai componenti del nostro mondo. E noi come Pallacanestro Varese teniamo a proseguire un’avventura simile, perché siamo convinti che imparare a vivere in un contesto sportivo, qualsiasi sia il livello, serva a formare adulti con una marcia in più nell’affrontare la vita».

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 04 Dicembre 2015
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