Partì da Tradate “Il violino della Shoah” che salvò i fratelli Levi

La famiglia Levi trovò rifugio in città ma nel 1943 vennero scoperti e deportati ad Auschwitz. Avevano con sé lo strumento e si salvarono grazie alle loro doti musicali

Carlo Alberto Carutti con "Il violino della Shoah"

Tornerà a Tradate il violino che suonò ad Auschwitz durante la guerra. Chiamato “Il violino della Shoah”, lo strumento musicale salvò la vita ai fratelli Levi, grazie alla loro passione per la musica. Questa famiglia proveniva da Torino ma aveva trovato rifugio in una villa tradatese durante gli anni delle seconda guerra mondiale, nel periodo della persecuzione nei confronti degli ebrei. Ora, grazie al collezionista milanese di 93 anni, Carlo Alberto Carutti, questo violino è stato ritrovato e, in occasione delle ricorrenze organizzate dal Comune per la Giornata della memoria, tornerà a suonare in città nel mese di febbraio. (foto di VivereCremona.it)

«Ho trovato questo violino nel 2014, da un antiquario di Torino e da lì ho iniziato a ricostruire la sua storia – racconta lo stesso Carutti -. Volevamo celebrare la prima e la seconda guerra mondiale e mi ero messo alla ricerca di strumenti musicali che rappresentassero quel periodo. Avevo così messo in giro la voce, tra gli antiquari, di questa mia intenzione».

In breve tempo a Carutti arriva la segnalazione da un antiquario di Torino, è il mese di ottobre del 2014. «Sono corso a Torino per vederlo: il violino era talmente bello che sembrava finto. Nell’astuccio vi era un diapason fatto con un bozzolo di una munizione. Poi guardo bene e dentro trovo un cartiglio con sei misure musicali. Con una scritta tedesca, e vicino vedo incisi dei numeri: 168007. Volo a guardare su internet e scopro che era il numero di matricola di Enzo Levi Segre».

La scritta è in tedesco è “Inno alla musica che rende liberi” e di fianco le sei misure musicali sono un “canone inverso”, una composizione molto particolare. Inoltre, intarsiata sul fondo vi è anche la stella a sei punte, simbolo degli ebrei. Carutti decide subito di comprare il violino e inizia le ricerche per capire chi fosse Enzo Levi Segre. «Scopro così che questa famiglia dei Levi viveva a Torino ma si era nascosta a Tradate, trovando ospitalità in una villa. Erano il padre Edgardo, la madre, che di cognome faceva Segre, con i figli Enzo di 21 anni e Eva di 22».

Stando alla ricostruzione, nel novembre del ’43 vennero scoperti dai nazisti e portati in carcera a San Vittore. Tutti tranne il padre che venne salvato dal capostazione di Tradate. Questi lo fece salire su un altro treno, evitandogli la deportazione. Il resto della famiglia, invece, finì nel carcere milanese fino al dicembre del ’43 quando furono costretti, alla stazione centrale di Milano, a salire sul primo convoglio del Binario 21 diretto ad al campo di concentramento di Auschwitz. La sorella, Eva, aveva con sé il violino. 

Una volta arrivati ad Auschwitz, la madre venne esaminata ed “eliminata” subito. Mentre i ragazzi furono smistati: Enzo nella sezione dei lavoratori, coloro che avevano a che fare con la lavorazione della gomma, mentre Eva, visto che suonava il violino, venne fatta entrare nell’orchestra di Birkenau, un reparto di Auschwitz. «Qui purtroppo mi sono fermato con le ricerche – spiega Cerutti -. So che la sorella è scomparsa nell’aprile del ’44, non so se si sia suicidata o se sia stata avvelenata. Ma da quel momento il violino è tornato nelle mani di Enzo che lo ha conservato fino alla liberazione, avvenuta nel gennaio del ’45. Non ci è dato sapere se lo abbia suonato anche lui in quel periodo».

Il violino della Shoah

Enzo tornò a Torino nel giugno dello stesso anno. Portò subito il violino a riparare, in quanto si trovava in condizioni pessime. Venne così riportato al suo antico splendore: «Credo che da allora non l’abbia più usato, considerando le condizioni in cui io stesso l’ho trovato. Praticamente perfette – aggiunge il collezionista -. Una volta che lo ebbe riparato vi inserì i suoi ricordi: vi mise la frase in tedesco, che è un inno alla musica, e vi incise il suo numero di matricola ad Auschwitz. Purtroppo anche lui si suicidò alcuni anni più tardi».

Cerutti è un collezionista di strumenti musicali e da qualche anno ha messo gran parte della sua collezione a disposizione del museo civico Ala Ponzone di Cremona. I suoi strumenti vengono utilizzati in molti concerti celebrativi in giro per il mondo. “Il violino della Shoah” è recentemente stato usato anche in un’esibizione in Costa Azzurra, in quanto la casa produttrice è proprio francese. «Quando, come me, si arriva a una certa – conclude Cerutti – si arriva anche alla convinzione che quanto hai ricevuto, ottenuto, collezionato, deve essere a disposizione di tutti, non servirebbe a nulla tenerlo chiuso in quattro mura. Bisogna ricordare».

“Il violino di Auschwitz” tornerà quindi a suonare a Tradate, in un concerto che si dovrebbe svolgere nel mese di febbraio. L’amministrazione comunale sta organizzando l’iniziativa dopo aver avuto l’autorizzazione da parte di Cerutti: «Sono entusiasta di questa iniziativa». 

di manuel.sgarella@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2016
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