Questo liceo mi ha insegnato a diventare adulto

Un ex liceale ricorda i giorni di fatica e di studio con gratitudine e invita a considerare il valore del percorso formativo non limitandosi al voto

aula scuola docenti professori studenti

Dopo aver pubblicato la lettera critica di alcuni studenti contro il loro ex liceo, ospitiamo la replica di un altro alunno che propone un punto di vista diametralmente opposto. Lo proponiamo sempre in un’ottica di dibattito sul ruolo della scuola come luogo di crescita e formazione


Gentile Direttore,

le scrivo in risposta all’articolo pubblicato  sul sito che riporta una lettera a Lei indirizzata da parte di alcuni ex alunni del Liceo Ferraris, i quali raccontano un’esperienza deludente presso l’istituto. Ebbene, vorrei esporle un punto di vista diverso, condiviso con numerosi miei coetanei e non, che come me hanno vissuto un’esperienza intensa, gratificante e, soprattutto, fruttuosa presso questo liceo, a mio avviso fiore all’occhiello della provincia di Varese (e non solo) ed emblema di una scuola pubblica che funziona.
Ho frequentato il liceo dal 2005 al 2010, il primo giorno di scuola eravamo in ventisette dietro ai banchi. Di questi, solo in dodici abbiamo conseguito il diploma cinque anni dopo. Cosa è successo nel frattempo? Semplicemente abbiamo avuto la fortuna di confrontarci con un sistema che chiede maturità e parecchio impegno.

Chi ha cambiato strada non lo ha fatto a seguito di maltrattamento, non è stato trascurato o lasciato indietro. È stato semplicemente messo di fronte alla verità: i risultati te li devi sudare per guadagnarteli, oggi a scuola e un domani nella vita.

È un sistema che ti fa capire che per fare una scuola come si deve, devi essere disposto a più di qualche rinuncia. E il Ferraris non pretende prestazioni da geni, non è per niente un ambiente elitario per pochi fortunati a cui madre natura ha donato un intelletto superiore. Nient’affatto, è semplicemente un luogo dove l’impegno viene premiato, non tanto con un buon voto, ma con una preparazione che ti garantisce di intraprendere qualunque strada per il tuo futuro, anche la più ambiziosa.

In effetti io e i miei compagni non abbiamo mai dato troppo peso al voto in sé (del resto che valore si può dare ad un semplice numero che, per chi ha cambiato scuola, nel giro di una settimana è passato spesso da un 4 ad un 8?), quello che contava era l’effettiva preparazione e, con il dovuto impegno, la sufficienza era a portata di tutti.

Poi, che fosse un 6, un 7 o un 9, questo è sempre dipeso dal metro di valutazione del professore che, per quanto potesse essere soggettivo, mai ci ha restituito un’insufficienza o una bocciatura a fronte del nostro studio. È un sistema che non lascia spazio a scorciatoie e sotterfugi, che viene ingiustamente giudicato crudele e per niente comprensivo da chi, forse, non ha la maturità di ammettere di non averci messo sufficiente impegno e dedizione. Le regole sono chiare fin da subito: Non hai voluto studiare? prendi 3 e ora datti da fare per recuperarlo, punto. Non hai rispettato una scadenza per un compito? prendi 3, ora te lo devi recuperare, e poi vedi se la prossima volta trascuri di nuovo il tuo dovere. Non hai capito un concetto? Ti verrà rispiegato, ma se non ti studi almeno la teoria che ne è alla base, non aspettarti che il professore faccia il lavoro al posto tuo.

È a mio avviso un approccio che mi ha responsabilizzato e fatto crescere molto, facendomi toccare con mano le conseguenze di eventuali mie mancanze. In poche parole, mi ha fatto diventare adulto ed è questo il più grande insegnamento che ho ricevuto e che mi fa dissentire da chi accusa il Ferraris di “trascurare la responsabilità educativa”. Niente affatto. Anzi, ad essere trascurato è il valore, per esempio, del mero voto di maturità (con il quale i ragazzi che le hanno scritto si sono invece fatti i conti in tasca) che sappiamo tutti essere per nulla indicativo quando paragonato a quello dei nostri coetanei provenienti da tutta Italia, le cui realtà scolastiche sono spesso differenti.

Viene invece data più importanza alla forma mentis che viene trasmessa, quella che mi servirà un domani in un qualunque contesto lavorativo che, probabilmente, sarà ben lontano dalle nozioni di latino, chimica o filosofia apprese in aula, ma avrà alla base i medesimi presupposti, ovvero senso di responsabilità, dedizione ed impegno.

Chi decide di “fuggire” dal Ferraris, prima di puntare il dito contro l’istituto dovrebbe chiedersi se è davvero il percorso di studi che fa per lui, se davvero si è impegnato al massimo e poi darsi una risposta sincera. Deve avere l’onestà intellettuale di riconoscere che là nelle scuole dove una verifica è fatta a seguito di un “ripasso molto mirato”, là dove puoi decidere tu quando e su quale argomento farti interrogare… beh, non è una scuola più comprensiva e più attenta alle esigenze degli studenti, semplicemente sta permettendo all’alunno di percorrere una via meno ripida (non per questo sbagliata e meno dignitosa!).

Resta il fatto che la fisica non la si inganna, una via meno ripida è sì più facile, ma porta meno in alto. E allora GUAI a intaccare un’eccellenza come il Ferraris, perché chiunque abbia voglia di rimboccarsi le maniche ha tutto il diritto di poter scegliere quanto ripido deve essere il suo percorso di studi senza essere costretto ad accontentarsi di una strada più facile (magari in una scuola privata?) ma che inevitabilmente non può farti raccogliere più di quello che semini.

A distanza di quasi sei anni dall’ultima campanella, io e molti miei compagni di scuola non solo ci siamo già affacciati al mondo del lavoro, ma lo abbiamo fatto realizzando i nostri sogni, quelli che coltivavamo già da più piccoli. E siamo ben consapevoli che le capacità per arrivare a tali risultati, dopo aver superato brillantemente gli studi universitari, non sono un dono piovuto dal cielo, ma il frutto dell’impegno profuso durante le scuole superiori. Provare (anzi, studiare!) per credere.

 

Pubblicato da Stylance

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Pubblicato il 21 Gennaio 2016
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Commenti

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  1. Scritto da Ipazia

    Al liceo sarai diventato adulto, ma certo non hai imparato a SCRIVERE. Mi chiedo come tu possa ritenere formativo il percorso che hai descritto, sembra il racconto di un’ accademia militare più che di una scuola. Quella che tu chiami ”dedizione” io la definirei agonia e sofferenza. Sei davvero sicuro che un adoloscente, per crescere in modo equilibrato, debba solo dedicarsi allo studio, soprattutto se nozionistico? Credi davvero che il compito di un insegnante sia “certificare” se un allievo abbia studiato? Interesse e amore per la conoscenza appaiono dimensioni a te sconosciute.Volevi difendere il tuo liceo, ma ne hai fatto un ritratto inquietante. Per crescere è necessario percorrere tutte le strade: quelle ripide, quelle piane, quelle in discesa. Stiamo parlando di essere umani, non di animali da soma.

    1. Scritto da Stylance

      Gentile Ipazia, al liceo sarò diventato adulto, ma prima ancora di iniziarlo avevo già imparato cosa è l’educazione e l’umiltà. Vorrei poter dire lo stesso di lei, ma mi risulta difficile. Più che difendere il Liceo (che si difende già benissimo da soIo) volevo semplicemente dare la MIA visione della scuola in base alla MIA esperienza. Le dà così fastidio se è diversa dalla sua di esperienza, che ha sicuramente avuto anche lei al Ferraris vista la sicurezza con cui pronuncia sentenze al riguardo?

      1. Scritto da lotti_nard

        Ho frequentato il Ferraris per i primi 2 anni e posso dire che sono stati un incubo . L’atteggiamento di molti professori di pretesa senza che questa fosse giustificata da spiegazioni esaustive è stata la motivazione principale che mi fa esprimere un giudizio negativo al riguardo. L’insegnante deve essere in grado di fornire le chiavi di lettura per affrontare poi l’apprendimento vero e proprio.
        Oltre ad un ingiustificata soppressione di qualsiasi carattere non si allineasse al tipico secchione silenzioso .
        Da ragazzina studiosa, vivace e serena ho perso la voglia di andare a scuola e il sorriso.
        Successivamente al Ferraris non sono andata in una scuola dove i 4 si trasformavano in 8 , ma ho affrontato un concorso e sono entrata nella sezione Liceo Scientifico della Scuola Militare Teuliè di Milano .
        Posso assicurare che nonostante le 1000 attività extra-scolastiche, lo sport , le notti insonni lontano da casa, i pomeriggi di studio in stanze con altre almeno 15 persone , professori e superiori pretenziosi ( se avevi anche solo una materia insufficiente non avevi diritto a tornare a casa nei fine settimana liberi ) ho conseguito risultati molto brillanti( certo a seguito di non pochi sforzi e notti di studio cercando di non farmi beccare alzata) grazie a docenti meravigliosi che mi hanno insegnato a studiare,facendomi appassionate a tutte le materie e guidandomi.
        Dopodiché sono entrata nell’ Accademia militare dell’Esercito e sono al 4 anno di Veterinaria …
        Se fossi rimasta lì probabilmente sarei caduta in depressione senza conoscere le mie reali potenzialità come la maggior parte delle persone che conosco .

  2. Spartaco
    Scritto da Spartaco

    Condivido questa lettura. Le scuole con un’ importante storia educativa alle spalle lasciano sempre un importante segno. Come tutte le esperienze dure, alla fine ti lasciano un ricordo costruttivo che ti accompagna nella vita. Grazie Ferraris. Anche a me hai dato tanto ed ancora ne dai !!

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