Cna: “Artigiani italiani alleatevi con quelli svizzeri”

Giovanni Moretti, l’esperto di Cna in tema di mercato svizzero, ribalta completamente la prospettiva sulla Lia, la “legge antipadroncini”

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«Chi se ne frega di conquistare il Canton Ticino che con i suoi 350mila abitanti è un mercato grande quanto un quartiere di Milano. I nostri artigiani dovrebbero invece allearsi con quelli ticinesi e convincerli a venire a lavorare in Italia e insieme a loro conquistare l’intero mercato svizzero». Giovanni Moretti, l’esperto di Cna per le questioni relative alla Confederazione, ribalta completamente la prospettiva sulla Lia (legge sulle imprese artigianali), ribattezzata dai media elvetici “legge antipadroncini” che obbliga le imprese italiane a iscriversi all’albo artigiani con il relativo versamento di 2.000 franchi.

ll suo ragionamento, che parte dai numeri, sembra convincere gli imprenditori che ha davanti nella sede della Cna Varese: nel 2015 sono andate a lavorare oltreconfine 4.500 imprese individuali italiane, 9.900 dipendenti, per una media di 21 giorni di lavoro. «Per un artigiano che deve lavorare in Ticino solo pochi giorni con la Lia non sarà più conveniente – spiega Moretti – perché oltre ai 2.000 franchi di iscrizione all’albo, dovrà pagare anche la cauzione assicurativa, che ha un costo che varia dai 600 franchi, per un’impresa individuale, ai 3.000 previsti per un’impresa con 5 dipendenti».

Lunedì primo agosto, scaduto il termine entro cui adeguarsi alla Lia per l’anno in corso, saranno diverse le imprese italiane che diranno addio al mercato ticinese, anche a causa delle multe salatissime che, in caso di mancato adempimento, possono arrivare fino a 50mila franchi.

Un effetto voluto. Un’invenzione tutta ticinese dal deciso sapore politico. «Non è un problema locale – continua Moretti – perché la ratio di questa legge è precisa: tener fuori le imprese italiane dal mercato svizzero. Ecco perché bisogna fare un’alleanza con le imprese svizzere».

La ragione che giustifica quest’ultima affermazione, secondo l’esperto, va ricercata nella composizione demografica del Canton Ticino dove vivono 350mila persone, di cui 100mila sono italiani a cui se ne aggiungono altri 70mila che varcano quotidianamente il confine per andare a lavorare. Per ogni ticinese residente ci sono dunque due italiani. «Una reazione quasi giustificata – dice ironicamente Moretti – che richiede una risposta politica anche perché incide sui principi della libera circolazione sancita dalla Ue nel 2006. Comunque, evitate il fai da te, che potrebbe costarvi caro, e affidatevi a un’azione collettiva».

Cna Varese metterà a disposizione sedi e strutture per le imprese che hanno bisogno di essere accompagnate in questo percorso e al contempo cercherà di fare pressioni presso gli interlocutori istituzionali che hanno voce in capitolo. Di lavoro da fare ce n’è tanto, a partire dall’elenco delle categorie di settore elencate dalla Lia, sul quale si concentrano i dubbi degli imprenditori.

«Ci sono una serie di questioni – conclude Roberta Tajé, segretario di Cna Varese – come la certezza del periodo di transizione, il riconoscimento dei titoli di studio, la promozione di progetti per accrescere le opportunità di collaborazione, sulle quali devono far sentire la loro voce Governo e Regione Lombardia».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 12 febbraio 2016
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