Accam, serve subito un piano industriale per salvare la società

Soci, cda, revisori dei conti e comitato di controllo si sono riuniti per rilanciare l'obiettivo di spegnere l'inceneritore e realizzare la fabbrica dei materiali evitando la liquidazione della società

assemblea accam

Doveva essere la mattina dei lunghi coltelli e invece l’incontro per discutere delle dimissioni annunciate dal presidente di Accam Emilio Cremona è filato liscio con un rilancio dell’impegno a mettere in pista un piano industriale per dare continuità aziendale ad Accam anche dopo l’inceneritore. Pace fatta anche tra il sindaco di Busto Farioli e il suo omologo legnanese Centinaio, protagonisti di una polemica a distanza in seguito a quelle dimissioni.

Molti ancora i nodi da sciogliere ma i soci presenti, il consiglio di amministrazione, i revisori dei conti e i membri del controllo analogo hanno messo nero su bianco l’impegno a proseguire sulla strada dello spegnimento dei forni entro la fine del 2017 e dare avvio alla fabbrica dei materiali.

Ora il primo obiettivo che si sono dati i presenti è quello di far rientrare le dimissioni di Cremona (che questa mattina non era presente, ndr), il secondo è quello di far stipulare a tutti i soci dell’impianto il contratto di conferimento dei rifiuti all’inceneritore per questo e il prossimo anno, il terzo è quello di presentare entro i prossimi giorni il piano industriale che deve dimostrare la sostenibilità di tutta l’operazione senza chiudere Accam.

Il consiglio di amministrazione si è impegnato a rimandare l’approvazione del bilancio del 2015 (in perdita di 24 milioni, ndr) non prima della presentazione del piano industriale. Questo permetterà di dare maggiore tranquillità ai revisori dei conti che avevano prospettato, nelle condizioni attuali, l’interruzione della continuità aziendale e la necessità di estinguere già nel 2016 tutti gli ammortamenti in essere da parte di Accam. Questo ostacolo, che sarebbe alla base della crisi che ha portato alle dimissioni di Cremona, potrebbe essere superato anche alla luce del miglioramento del margine operativo lordo nell’anno in corso, segno che l’emorragia di perdite è stata fermata.

Restano aperte altre questioni: al momento nessuno dei comuni soci ha messo sul piatto un nuovo terreno dove far sorgere la fabbrica dei materiali (con Busto Arsizio che ha confermato di non voler concedere ancora il terreno dove opera l’inceneritore, ndr), seconda questione non meno importante è la volontà da parte di Legnano di non far rientrare l’impianto per il trattamento dell’umido che costruirà Amga nel patrimonio di Accam.

Infine c’è il fattore elettorale che pesa: una delle soluzioni possibili per poter uscire dal guado sarebbe quella di allungare la vita dell’inceneritore di almeno un altro anno ma da una parte Busto Arsizio e dall’altro Gallarate non sembrano disposti (almeno fino alla fine della campagna elettorale) a cedere su questo punto.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 18 marzo 2016
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