La lezione di Carrón: senza libertà non si arriva alla verità

«Che cosa stiamo a fare al mondo?». Un giornalista, un manager e un sindacalista hanno discusso della "Bellezza disarmata" (Rizzoli) libro del leader spirituale di Comunione e Liberazione

cielle legnano

C’è uno spettro che si aggira per l’Europa: la paura. Un sentimento che condiziona la libertà,  senza la quale non si puo’ accedere alla verità e quindi alla letizia. La linearità di questa sequenza non ha la pretesa di riassumere “La bellezza disarmata” (Rizzoli) libro di Julián Carrón, ma le domande che si pone il leader spirituale del movimento fondato da don Luigi Giussani poggiano tutte su questi tre pilastri dell’esistenza. E la testimonianza portata dagli ospiti sul palco dell’istituto Tirinnanzi di Legnano, nella serata organizzata da Cielle e dedicata al testo di Carrón, hanno trovato un punto di convergenza proprio nella ricerca di senso nella vita.

«Questo libro – ha detto Giangiacomo Schiavi, giornalista del “Corriere della Sera”- è un invito al coraggio rivolto non a un gruppo di persone ma all’umanità. Carrón ci dà tante coordinate e come don Giussani ci dice che la vita s’impara da chi la vive». E chi più di un giornalista è in grado di vivere le vite degli altri? In un mestiere sempre più dominato dal cinismo, Schiavi cita Ryszard Kapuściński, grande cronista e scrittore polacco del Novecento, che nelle sue cronache metteva al centro l’incontro con l’altro, e il filosofo francese Edgar Morin, che invita a ritornare ai fondamentali della nostra vita. «Come Carrón, dovremmo raccontare le storie imitabili e non solo quelle sbagliate» ha sottolineato l’editorialista del Corriere.

Il coraggio si misura nelle scelte delle persone. Paolo Pigni quattro anni fa decise di passare da un ente pubblico a uno privato, la Sacra Famiglia, onlus che si occupa di disabili, di cui è direttore generale. «In quest’epoca caratterizzata dal neoilluminismo dei nuovi diritti – ha detto Pigni – c’è un singolare capovolgimento, perché si pensa di poter fare a meno dell’uomo». Per chi si occupa di disabili gravi e gravissimi è invece l’esatto contrario. «Nella Sacra Famiglia – continua il direttore della Onlus – parliamo poco di diritti perché per rimanere attaccati a un progetto di vita occorre riconoscere la persona che c’è nell’ospite. È lo stesso contesto che ti porta a riconoscerla come tale e a domandarci ogni giorno: che cosa stiamo a fare al mondo?».

«Oggi è a rischio l’uomo e la sua libertà che non è assenza di legami. Per realizzarsi l’uomo ha bisogno di una ragione adeguata, la libertà di per sè non basta» ha sottolineato Claudio Bottini, sindacalista della First Cisl. La questione decisiva per ogni generazione è dunque se c’è qualcosa per cui valga la pena impiegare la libertà. E la letizia è la “giusta dimensione” di un’esistenza non votata al solo personalismo. Scrive Carrón: «Quante persone conosciamo veramente liete? Perché senza letizia non c’è generazione, non c’è presenza, non c’è novità».

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

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Pubblicato il 03 Marzo 2016
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