Dov’è la voce dell’Islam moderato?

L'antropologo Dipak R. Pant dell'Università Liuc di Castellanza analizza il fenomeno dell'immigrazione musulmana in Italia

Dipak R. Pant

Dipak R. Pant è professore di antropologia ed economia, fondatore e coordinatore dell’Unità di Studi Interdisciplinari per l’Economia sostenibile presso l’Università Cattaneo – LIUC di Castellanza.

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L’attualità

Gli attentati di Bruxelles del 22 marzo 2016 mettono in evidenza che il terrorismo islamico è sempre in agguato in Europa. Dopo ogni strage terroristica in Europa si vedono tante argomentazioni da varie parti. Tra le argomentazioni spiccano quelle degli “esperti” opinionisti e dei politici che cercano di discolpare le comunità islamiche presenti nel territorio europeo e cercano di rassicurare l’opinione pubblica sulla bontà della società multi-etnica. Ma la gente comune è sempre più spaventata. Dopo ogni grande strage terrorista di matrice islamica si vedono le manifestazioni in solidarietà delle vittime del terrorismo e spesso anche per evidenziare la convivenza pacifica con le comunità islamiche.

È degna di essere ricordata la manifestazione di solidarietà dei musulmani pro pace e contro terrorismo a Roma e Milano il sabato 21 novembre 2015 (“Not in My Name“) in seguito al massacro degli innocenti a Parigi dai soggetti estremisti islamici. Il numero dei manifestanti era molto inferiore (poche centinaia) in proporzione alla presenza di musulmani in Italia (più di 1,5 milioni solo quelli residenti regolari, oltre i clandestini ed i profughi non contati). I manifestanti islamici sembravano portati in piazza e incoraggiati dagli organizzatori italiani (sindacati e politici). I posters ed i banners che sventolavano in larga parte esprimevano l’apologia dell’Islam (del tipo “Islam è Pace”,  “la violenza non è Islam”, “sacro Corano dice cose belle…” ecc.) e sembravano più interessati a richiedere l’apertura di un maggior numero di moschee nelle città italiane. Non erano molto numerosi e visibili quelli che esprimevano compassione per le vittime o che condannavano il terrorismo. In generale, alla manifestazione mancavano i numeri (pochissimi manifestanti), e mancava la spontaneità e l’autenticità (sembrava una sceneggiata).

Dopo aver visto la manifestazione dei musulmani italiani del sabato 21 novembre 2015, e dopo aver riflettuto sulla questione dell’immigrazione extracomunitaria (per la stragrande maggioranza di religione islamica tra cui quasi totalità sunniti), essendo io stesso un immigrato, sono convinto che esiste in Italia la “quinta colonna” umana e culturale del totalitarismo islamico; magari non ancora operativa sul piano di azione jihadista-terrorista come in Francia, Inghilterra o Belgio (speriamo), ma potenzialmente pericolosa; ed è composta da musulmani immigrati di prima e seconda generazione. E mi rattrista notare che in Italia esiste anche una “sesta colonna” ideologica e culturale (pacifista, mondialista, multi-culturalista) che favorisce, magari con le intenzioni buoniste, la cultura del permissivismo e l’espansione dell’Islam in Italia; ed è composta da indigeni (nativi italiani) di tutte le generazioni, tendenzialmente simpatizzanti delle parti politiche di centro e sinistra.

La geopolitica (anzi, la geo-economia) forse è la principale causa del terrorismo, dell’instabilità e dell’insicurezza in generale. I mercati delle armi e delle risorse naturali, spesso direttamente gestiti dai vertici dei governi, sono ancora più lucrativi rispetto ai traffici illeciti delle droghe o degli esseri umani (migranti) gestiti da organizzazioni criminali in combutta con i funzionari corrotti. Una buona parte dei problemi contemporanei della sicurezza e della stabilità in vari paesi è strettamente legata al mercato delle armi, al controllo delle risorse naturali (idrocarburi in particolare) e al traffico degli esseri umani (migranti). I governi dei paesi islamici sono i più grandi esportatori di idrocarburi; sono anche i più grandi acquirenti di armi prodotte in paesi come Usa, Regno Unito, Francia, Russia, Cina, India, Israele ecc… ma anche in altri paesi apparentemente meno ambiziosi sullo scacchiere geopolitico (come Italia, Germania, Svezia, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Ucraina ecc.).

Le armi prodotte in vari paesi “sviluppati” e vendute soprattutto nel Medio Oriente e Africa, vanno a rifornire varie milizie, quasi tutte islamiche-sunnite, sostenute da un governo o dall’altro, coinvolte nei conflitti dei paesi islamici; ad esempio: Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Shamiya e altre milizie sunnite in Siria appoggiate da Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi.., o le milizie sunnite contro quelle sciite (Houthi) nello Yemen, sostenuti direttamente e militarmente dai paesi ricchi del Golfo come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. A questo scenario si aggiunge anche il mercato clandestino di armi e di altri traffici illeciti tra vari paesi medio-orientali, ad esempio tra Turchia e Siria. La fluidità della situazione dei conflitti armati tra le varie milizie (vittorie, sconfitte, defezioni, fusioni, unificazioni, rifondazioni…) fa spostare i combattenti e le armi da un gruppo all’altro, quasi sempre verso quelli più estremisti. È così che il cosiddetto ‘califfato’ o ‘Stato lslamico’ (Daesh), dichiaratosi responsabile ed ispiratore per i recenti atti terroristici, ha potenziato il suo esercito ed il suo arsenale. Oltre al mercato delle armi, sono le pretese di esportare la ‘democrazia’ e i ‘diritti umani’ (e di interferire nella politica e nell’economia di altre nazioni e popoli) da parte delle potenze occidentali ad essere dannose per la sicurezza dei popoli.

Il problema del terrorismo islamico è triangolare. Un lato è composto dall’ingordigia mercantile delle grandi corporazioni e stati (vendere le armi ed altre merci, mettere le mani sulle risorse naturali ecc.). Il secondo lato è fatto dall’ipocrisia politica dei governi occidentali nel non opporre seriamente il doppio/triplo gioco dei loro “alleati” (come Turchia, Arabia saudita e Pakistan) per la convenienza commerciale e geo-strategica di corto respiro. Il terzo lato è composto dall’ideologia totalitaria sovranazionale dell’Islam sunnita.
L’Islam

Le frontiere degli Stati-nazione nella zona cardinale (heartland) dell’Islam – Asia minore, Medio Oriente ed Africa settentrionale (al-Maghreb) – sono state disegnate dalle potenze coloniali senza alcun riguardo per le realtà locali. Per questo motivo gli islamici non sono attaccati sentimentalmente alle loro patrie definite entro certi confini o ai loro simboli nazionali, diversamente dagli europei o dagli asiatici. I popoli islamici dimostrano invece un forte senso di appartenenza al Corano (il libro sacro dell’Islam), al loro profeta (Maometto), alla loro fede (Islam). L’Islam è sovra-etnico e sovra-nazionale, è un fattore totalizzante (paramount factor). Il terrorista islamico non commette atrocità né sacrifica la sua vita in nome della sua patria-nazione o della sua comunità etnica. Il terrorista islamico agisce ed esorta gli altri ad agire nel nome di Dio (Allah-u-Akbar = “Dio è grande” è lo slogan che accompagna ogni attentato terroristico di matrice islamica), nel nome della grande comunità universale dell’Islam (Islam letteralmente significa “sottomissione alla volontà divina”), del loro profeta Maometto (la personificazione della perfezione umana) e del loro libro sacro (Corano) considerato come l’ultimo sigillo delle profezie cioè la saggezza/verità culminante, definitiva ed insuperabile.

A prescindere dalla geo-economia e dalla geopolitica dei nostri tempi, non cambia il dato di fatto – la realtà storica e antropologica – che l’Islam è un’ideologia totalitaria, un sistema assolutistico di gestione dell’al-di-qua che non ammette nessun dissenso o fuoriuscita; un dissidente o un fuoriuscito dalla comunità islamica (apostata) viene punito con la morte secondo i canoni islamici (al-Sharia). Diversamente dall’Islam, in nessuna tradizione religiosa la critica o la conversione in un’altra religione è punita con la morte. Come tutte le altre tradizioni religiose, anche l’Islam è una ‘fede’ in termini di speculazione sull’al-di-là e del rapporto con il mistero. Tuttavia nell’Islam l’aspetto ideologico-normativo (la gestione dell’al-di-qua) è predominante rispetto all’aspetto mistico-filosofico e del rapporto con l’al-di-là; la tradizione mistica-metafisica Sufi è una corrente minoritaria, spesso perseguitata a morte dall’ortodossia islamica sunnita.

Dalla sua nascita (1500 anni fa) fino ad oggi, l’Islam è stato caratterizzato da questo totalitarismo che è sfociato sempre in violenza contro gli altri (i non-islamici), tranne in pochissime parentesi in cui il regnante di turno era particolarmente illuminato o compassionevole (o che aveva qualche prediletta del gruppo diverso nel suo harem). Verso le terre di altri popoli, particolarmente verso l’Europa e l’India (e adesso anche verso l’America), gli islamici covano un vecchio sogno: entrare, conquistare, sopraffare, inondare con prole e proseliti… Basta leggere con attenzione il loro repertorio narrativo e letterario, compresi i testi per i bambini nelle scuole coraniche, dove il riferimento al dovere per ogni musulmano di sottomettere gli infedeli (non islamici) è una costante. È probabile che la stragrande maggioranza dei musulmani non sia sostenitrice del terrorismo, che voglia vivere e prosperare con il lavoro ed, eventualmente, proliferare, espandersi e diventare una grande popolazione all’interno dell’Occidente – sempre in pace, naturalmente. È certo, però, che negli ultimi decenni la maggioranza degli atti criminosi di terrorismo contro bersagli innocenti sono stati commessi dai musulmani, nel nome dell’Islam. Una certa ambiguità riguardante il terrorismo islamico continua a regnare nelle comunità islamiche presenti nei paesi non-islamici, compresa l’Italia.

Ho una mia esperienza personale da viaggiatore solitario nel mondo islamico e da migrante (anzi, itinerante) in Occidente mescolato con altri immigrati extra-comunitari (quasi tutti islamici). Nei paesi islamici notavo che un non-islamico era tenuto a comportarsi secondo i loro canoni e costumi; lo ritenevo giusto. Tuttavia, parallelamente si rileva che i musulmani chiedono il diritto di potersi comportare secondo i loro canoni e costumi anche al di fuori dei paesi islamici. Questa cosa mi è sempre sembrata illogica e prevaricante da parte dei musulmani: la mancanza di reciprocità e di rispetto. Per molti anni, da extra-comunitario solitario, ho frequentato ambienti musulmani in Europa e America, e ho fatto periodicamente parte delle file per i permessi di soggiorno con altri extra-comunitari (la grande maggioranza di essi erano musulmani). I musulmani esprimevano liberamente i loro pensieri di disprezzo ed odio (oltre l’ignoranza e l’indifferenza culturale) sulle comunità ospitanti (europee ed americane). Tali esperienze mi hanno fornito una conoscenza diretta che prima di venire in Occidente non avevo, che i miei amici bianchi occidentali non avranno mai, che gli occidentali buonisti negheranno sempre. Ogni atto di “successo” terroristico di matrice islamica commesso in qualsiasi parte del mondo viene sempre contestualizzato e giustificato (se non proprio festeggiato) dai musulmani con dichiarazioni come “gli israeliani che ammazzano i bimbi palestinesi”, “i russi che avevano invaso l’Afghanistan e bombardano Siria”, “gli americani che bombardano qua e là.”, “gli inglesi ed i francesi che hanno colonizzato terre musulmane con l’uso della forza e ancora provano a sottomettere i musulmani”, “gli ebrei che complottano per dominare tutto il mondo e per schiacciare il popolo islamico”, “i cinesi e gli indiani che hanno costruito le bombe atomiche per annientare i musulmani”, “l’attentato alle torre gemelli di New York era organizzato dai servizi segreti israeliani in combutta con quelli americani per incolpare l’Islam e per poter colpire i musulmani” ecc. ecc.. Per la grande maggioranza dei musulmani la colpa per tutte le nefandezze del mondo, per tutti i problemi dell’umanità e per l’arretratezza del loro mondo (islamico) è sempre degli altri.

La consapevolezza di essere arretrati ed il conseguente complesso d’inferiorità costituisce l’elemento centrale nella narrativa islamica di auto-vittimizzazione e di colpevolizzazione dell’Occidente. Tranne la ricchezza degli idrocarburi in alcune parti, la gran parte del mondo islamico è molto più arretrato rispetto a tutti gli altri contesti nel senso culturale, scientifico e tecnologico. Anche dove vi è la ricchezza indotta dagli idrocarburi, come tra i ricchi musulmani del Golfo, i locali non sono capaci nemmeno di aggiustare un rubinetto; persino un idraulico deve venire da fuori. Pare che il numero totale di libri scientifici e letterari scritti in altre lingue e tradotti in lingua araba negli ultimi venti anni sia inferiore al numero delle pubblicazioni straniere tradotte in lingua coreana in un solo anno. I musulmani sembrano pensare: “che bisogno c’è di leggere le cose degli altri? il sacro Corano dispone già tutto, ha già esaurito tutta la verità ed è insuperabile in saggezza”. La combinazione tra il senso di insuperabilità del Corano, l’arretratezza sociale, il complesso di inferiorità ed il disincanto dalla ‘modernità’ (per gli islamici sinonimo della civiltà occidentale) spinge i musulmani a trincerarsi nella loro fede-ideologia totalizzante. Pertanto è prevedibile che l’ambiguità delle comunità islamiche presenti (e crescenti in numero) sul suolo italiano ed europeo oltre al clima socio-culturale buonista (politically correct) degli europei favoriscano l’insorgere del terrorismo islamico all’interno delle comunità immigrate musulmane in Europa e in Italia (secondo i dati EUROPOL, circa 64% di tutti gli attacchi terroristici tra 2000 e 2014 nell’Unione Europea erano commessi dai musulmani nel nome dell’Islam).
Le misure possibili in Italia

Italia non è una potenza forte nemmeno nel suo contesto regionale (Europa del Sud, Mediterraneo). Non potendo influenzare i grandi giochi geopolitici ed economici globali, ma correndo i rischi di trovarsi i terroristi-jihadisti a casa, e tenendo conto di tutto (differenze culturali, umanità, diritti, libertà, convivenza civile, ecc.), cosa potrebbe fare lo stato italiano per la sicurezza dal terrorismo islamico?

Lo stato italiano potrebbero comunque prendere in considerazione seguenti misure praticabili per prevenire il terrorismo islamico in Italia al livello nazionale: innanzitutto, una politica estera seria centrata sull’etica, sulla strategia della pace e del distacco: zero export di armi; nessun sostegno materiale o morale ai belligeranti di nessun genere; nessuna interferenza negli affari interni degli altri, di nessun paese o gruppo, islamico o meno.

Una strategia nazionale energetica in chiave ecologica ed economica: continuamente ridurre i fabbisogni energetici con l’eco-efficienza; tendere verso l’auto-sufficienza con le rinnovabili e biomasse; diversificazione delle fonti di importazione dei carburanti, privilegiando i paesi meno problematici dal punto di vista politico e culturale (i.e., non islamici) finché non si è totalmente autosufficienti con le rinnovabili.
Accordi appropriati (di vantaggio reciproco) per la sicurezza, per il commercio e per l’investimento (di tutto tranne che di armi) tra l’Italia ed i vari paesi da dove provengono o transitano i migranti per eliminare e prevenire lo strazio dei movimenti migratori.
Rafforzamento militare e rinforzo quantitativo e qualitativo degli apparati di sicurezza e delle forze dell’ordine. Più mezzi, più tecnologie e più personale agli apparati di sicurezza; non necessariamente più poteri (nel senso giuridico), ma più risorse certamente. La guerra all’immigrazione clandestina ed al traffico di esseri umani dovrebbe essere combattuta con massima determinazione.
Militarizzazione permanente delle frontiere marittime, terrestri ed aeroportuali dell’Italia – comprese le frontiere con i paesi vicini ed europei. Il controllo serio delle frontiere non è un’offesa per i cittadini normali né per i visitatori genuini con regolari visti e permessi.
Rafforzamento dei sistemi di vigilanza, raccolta e analisi delle informazioni su TUTTE le persone musulmane residenti in Italia e su TUTTE le associazioni islamiche operanti in Italia. Condivisione delle informazioni e delle analisi con le forze dell’ordine di altri paesi europei (tutti i partners) e in maniera selettiva anche con i partners non-europei. La schedatura/dossieraggio e controllo sulle persone e sulle associazioni islamiche è molto meglio che lasciare quelle stesse persone o associazioni libere ma al pasto dei razzisti e dei bulli di strada nostrani.
Formazione e aggiornamento continuo degli agenti delle forze dell’ordine, oltre alle tecnologie e metodologie moderne inserendo anche specifici percorsi formativi di lingue (in primis l’Arabo e i vari dialetti usati in vari paesi arabi, poi anche il Farsi, il Turco, l’Urdu, il Benglaese…), le culture, la storia e la politica contemporanea relative ai popoli e nazioni.
Controllo serio e costante (non una tantum) del territorio: rigorosi controlli e puntuali verifiche (fermare e perquisire, stop and search) sulle persone fisiche e sui veicoli come una prassi amministrativa quotidiana e, periodicamente, anche “operazioni pettinaggio” (combing operations) di edifici, complessi, quartieri e zone. Nessuno dovrebbe offendersi per il controllo del territorio se gli agenti sono garbati e professionali.

Chiusura immediata e definitiva di tutte le moschee e luoghi di culto non autorizzati; obbligo per tutte le moschee e luoghi di culto autorizzati di pubblicare i loro materiali anche in lingua italiana; l’obbligo di video/audio-registrazione di tutti i sermoni e l’obbligo di consegnare quelle registrazioni alle forze dell’ordine periodicamente (poi sarebbe necessario che i funzionari della sicurezza pubblica siano in grado di esaminare quelle video registrazioni puntualmente).

Creazione di un registro nazionale per il clero islamico (Imam); introduzione di un esame obbligatorio che verifichi la conoscenza della lingua italiana, la conoscenza dei diritti umani e delle libertà civili garantiti dalla Costituzione italiana, le norme in vigore in merito alla pratica di culto e fede, la storia italiana ed europea, la storia di tutte le religioni ed ideologie (compreso l’ateismo) presenti sul territorio italiano… per ottenere il patente di Imam.

Accoglienza ai profughi provenienti esclusivamente da zone di conflitto attivo e loro sistemazione in luoghi sicuri, sani, dignitosi e ben sorvegliati (caserme, campi recintati) in attesa dello scrutinio di ogni singolo richiedente asilo; controlli e verifiche serie e tempestive per separare gli aventi diritto asilo dai non aventi; espulsione coatta ed immediata dei non aventi e sistemazione temporanea degli aventi in luoghi prestabiliti e sorvegliati in attesa di essere rimpatriati appena le condizioni nei loro luoghi di provenienza lo permettano (in seguito a cessate-il-fuoco, armistizio o cessazione delle ostilità). Tranne i rarissimi casi individuali, la permanenza degli aventi diritto d’asilo sul suolo italiano deve essere, comunque, temporanea.

Inasprimento del reato di immigrazione clandestina; espulsione immediata e rimpatrio coatto degli immigrati clandestini, di quelli non aventi diritto d’asilo, di quelli immigrati con il permesso di soggiorno scaduto e di quelli immigrati che hanno appena finito di scontare la pena per qualche reato nelle galere italiane (una volta scontata la pena devono essere accompagnati dalla porta del carcere fino alle frontiere dei loro paesi nativi). Applicazione dell’espulsione materiale, non solo la consegna del “foglio di via” o la comunicazione formale dell’espulsione, ma l’espulsione materiale vera e propria (rimpatrio forzato dall’Italia verso la loro patria d’origine); e subito dopo, la comunicazione al pubblico in maniera esatta e dettagliata dell’espulsione avvenuta: per quale motivo, di chi, quando, da quale porto/aeroporto, verso quale destinazione ecc.
Estrema cautela e parsimonia nel concedere i visti di ingresso in Italia (per qualsiasi motivo – studio, turismo, cura, affari, ricongiungimento famigliare, ecc.) – per i musulmani di qualsiasi paese del mondo. E’ meglio limitare e continuamente ridurre il numero delle presenze islamiche in Italia invece di vivere in paranoia degli islamici.

Niente ius soli: la cittadinanza italiana per le persone nate sul suolo italiano dai genitori stranieri è un onore ed è un privilegio, non deve e non può essere un diritto automatico. Questo privilegio/onore va guadagnato con la propria lealtà, con l’educazione, con la partecipazione (contributi alla società italiana e alla cultura italiana) e con il comportamento sano (fedina pulita, nessuna controversia) per un lungo periodo di tempo.

Una strategia nazionale di comunicazione interna per consapevolizzare gli italiani della propria storia, cultura ed identità; e una strategia di comunicazione esterna che serva per la dissuasione per i potenziali migranti verso l’Italia, puntando sulle nazioni del Mediterraneo e del Medio Oriente con forte rischio di movimenti migratori.

Il razzismo è la guerra tra i poveri: povero italiano contro un povero immigrato; è una cosa triste e miserabile. Per prevenire la guerra tra i poveri, per diminuire il razzismo nella società, cosa è umanamente possibile, eticamente corretto e operativamente efficace? Innanzitutto bisogna agire con decisione per rassicurare il povero indigeno (nativo italiano) sul fatto che lo Stato sta facendo tutto il possibile per proteggere la sua persona, la sua comunità ed il suo assetto identitario locale da qualsiasi prevaricazione o minaccia. Se difendiamo (e difenderemo sempre), giustamente, le tribù indigene dell’Americhe o dell’Africa o dell’Australia o di altre parti del mondo contro gli usurpatori esterni (e.g. le multinazionali, le industrie minerarie, i progetti faraonici di sviluppo ecc.) allora perché non dovremmo difendere i poveri indigeni d’Italia contro gli immigrati venuti ieri o l’altro ieri che pretendono da subito tutto: il welfare, le moschee, le scuole coraniche, il diritto di portare il velo e coprire perfino la riconoscibilità della persona nei luoghi pubblici, la pretesa che il crocefisso sia rimosso dalle scuole e dagli edifici pubblici, l’occupazione dei marciapiedi o delle piazze per le preghiere del venerdì, lo ius soli ecc. ecc..?

Per restare umani e civili, la guerra tra i poveri (il razzismo) va scongiurata. Per prevenire la guerra tra i poveri bisogna partire dal primato degli indigeni (nativi), dalla supremazia delle loro leggi e dei loro costumi (law of the land, culture of the community) e dalla legalità/sicurezza del loro contesto. Solo indigeni (nativi) sicuri e sereni possono essere disponibili ad aprirsi, a comprendere la cultura degli alytri, e a comportarsi da cittadini gentili e compassionevoli verso gli immigrati. Non servono né la retorica buonista che sembra appannaggio di una parte politico-culturale italiana ignorante della realtà storico-antropologica (i soliti buonisti sinistrosi ignoranti che hanno però velleità intellettuali); e non servono le paranoie e le paure del ‘diverso’ che sembrano usate (per fini elettorali) dall’altra parte politica (i destrosi beceri), non meno ignorante e ugualmente dannosa per la convivenza civile e pacifica.

Servono, invece, le strategie di sicurezza da parte dello stato italiano e la serenità nella comunità indigena (dei nativi italiani) di poter essere se stessi all’interno della propria società e di poter vivere ed esprimersi liberamente la propria personalità e la propria cultura senza badare troppo a cosiddette posizioni perbeniste di “multi-etnicità”, “laicità” o “politically correct” che stanno solo aumentando l’insicurezza, la paranoia e la disumanità in Italia ed in Europa.

 

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Pubblicato il 23 marzo 2016
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Prima di tutto grazie della sua interessante analisi. Credo che però andrebbe integrata con il parere di un verso musulmano (non islamico). Mi rifiuto che siano tutti come li descrive lei altrimenti considero una pura casualità che non sia scoppiata una guerra su scala molto più elevata (o forse scoppierà a breve?).
    I problemi maturati dopo la seconda guerra mondiale e sedimentati per bene ora stanno uscendo allo scoperto. Il crollo delle dittature e dei regimi e la insaziabile sete di petrolio del mondo occidentale e della Cina ha fatto sì che queste regioni siano sempre state martoriate da interessi economici mostruosi. Avrebbero potuto essere le più ricche del pianeta con tutto l’oro nero presente ma volutamente è stata tenuta ignorante e retrograda la popolazione per controllarla meglio.
    Ora abbiamo un’arma a doppio taglio che abbiamo visto come possa attivarsi in modo inaspettato e violento.
    Da ateo (non credo semplicemente in nulla e le pretenziosità di essere dalla parte del Dio più giusto delle religioni monoteistiche mi fanno veramente ribrezzo), ripeto da ateo credo che occorra considerare la interpretazione radicale del Corano come fuorilegge. Lo stesso Corano andrebbe “rivisto” e censurato per non dare adito a interpretazioni alla lettera delle varie immagini allegoriche violente e discriminatorie presenti nei testi sacri (Bibbia inclusa).
    E’ un lavoro lungo, ci vorranno generazioni ma si dovrebbe iniziare a capire che qualsiasi religione che non parta dal presupposto che tutti hanno diritti uguali non prevaricabili allora tale religione è da bandire.
    Sul concetto di identità dello Stato, difesa dei confini e controllo delle persone sul territorio sono completamente d’accordo con lei.
    Purtroppo l’Europa non ha politici all’altezza per affrontare un ginepraio del genere.
    Personalmente Schengen l’avrei già abolito ma all’Europarlamento sta a cuore l’economia Europea e non la sicurezza dei suoi cittadini.

    Grazie ancora per avere condiviso la sua conoscenza.
    Felice Griffi

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