Donne protagoniste del Risorgimento italiano

Presentato il libro “Due donne e una bandiera” di Annalina Molteni e Gianna Parri, edito dal Magazzeno Storico Verbanese

Luino

Luino, 21 maggio, ore 18,15, all’imbarcadero di piazza della Libertà presentazione di un libro, patrocinata dal Comune, devo affrettarmi, è un po’ tardi, m’infastidisce non essere puntuale, ma c’è traffico a quell’ora di sabato sul lungolago. Sono costretto a fermarmi un poco in piazza Garibaldi e allora mi concedo di guardarlo, il monumento appena restaurato, con maggiore attenzione di quanto non avvenga allorché si passa dinanzi pervasi dalla fretta delle commissioni da svolgere.

Lui è lì eretto, la spada sguainata in direzione del fondo del lago, o forse anche verso i monti e la valle, lo sguardo serio, intenso, combattivo, proteso ad incitare le sue sparute truppe, mi sembra perfino leggermente carico di un severo rimprovero per la mia imprevidenza, m’invoglia quasi a chiedergli scusa. Finalmente parcheggio e mi precipito: non posso perdere “Due donne e una bandiera” di Annalina Molteni e Gianna Parri, edito dal Magazzeno Storico Verbanese.

L’atmosfera è strana, il tavolo “presidenziale”, dietro al quale sono schierate le due autrici, che attorniano il Sindaco Andrea Pellicini, mentre ai lati chiudono il semicerchio l’editore Alessandro Pisoni e l’assessore Alessandra Miglio, fronteggia un folto assembramento di pubblico, in parte assiso sulle sedie predisposte con cura dall’organizzazione, in parte in piedi, appoggiato alla balaustra che si sporge sul lago, fra un costante ronzio del traffico e lo sciabordio delle acque, che sembrano voler conferire un accompagnamento musicale alle parole dei protagonisti che si accingono ad illustrare l’opera.

Naturalmente l’incipit è dell’editore, che traccia in breve come sia nata l’ispirazione alle autrici di sollevare lo strato di polvere che si era posato sulle figure di Laura Solera Mantegazza, soprattutto, e di Adelaide Bono Cairoli, importanti figure femminili nell’ambito della Grande Storia del Risorgimento Italiano, ove campeggiano i miti di Garibaldi, di Mazzini, di Cavour, dei Savoia e di una miriade di intellettuali, di martiri che vollero raggiungere e dare concretezza all’ideale dell’Unità d’Italia.

Ebbene tutto nacque proprio dal Lago Maggiore, che, come afferma Annalina Molteni, è il terzo protagonista del libro, non solo perché la sua costruzione ebbe inizio dalla Sabbioncella, la villa fra Cannero e Cannobio che fu il fulcro della vita di Laura Solera, ma perché costrinse le nostre autrici ad iniziare da lì il loro peregrinare per ricuperare i documenti che avrebbero costituito l’alibi per la costruzione del romanzo, che possiede sì le stimmate della storia, ma che affascina per la visione immaginifica della vita di Laura ricostruita negli ultimi mesi della sua esistenza.

Andrea Pellicini interviene a sottolineare il valore di un evento che s’inserisce alla perfezione nella cura che l’Amminstrazione riserva alla cultura, senza dimenticare che Luino ebbe una sua parte nell’epopea garibaldina, minuscola di certo – la battaglia di Luino non fu un grande scontro fra gli eserciti -, ma carica di significati completamente innovativi: Gianna pone in evidenza che Laura attraversò il lago per poter curare i feriti, sia italiani, sia austriaci, che trasportò alla Sabbioncella e li ospitò fino alla loro completa guarigione.

Gli interventi a questo punto divengono incalzanti, il microfono appare oggetto di contesa e passa freneticamente di mano in mano, per ampliare alcuni aspetti della narrazione e per maggiormente inserirla nel contesto dei tempi risorgimentali, tanto da generare un’inevitabile curiosità e un crescente coinvolgimento nei sempre più numerosi presenti, cresciuti dapprima perché attratti dall’insolito allestimento, incatenati poi dall’interesse suscitato dagli argomenti.

Ma tutto si deve concludere, pur con il piacere di un rinfresco offerto dall’amministrazione. È ora di andare a riprendere l’auto e di ritornare a percorrere l’incantevole lungolago; questa volta rallento volutamente ad ammirare il monumento a Garibaldi – Pellicini sostiene che è il più antico in Italia -: la spada è sempre protesa a spronare i suoi, ma – sarà forse la luce un po’ declinante e il crepuscolo incombente, sarà la suggestione che l’incontro ha suscitato – mi sembra che abbia un volto non solo fiero, mi sembra che lasci trasparire una consapevole soddisfazione tanto che, forse, è comparsa, per un attimo, una lieve increspatura delle labbra. Un  sorriso?

 

 

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Pubblicato il 23 maggio 2016
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