Gli incontri magici lungo la passeggiata degli insubri

Un percorso con forti dislivelli che porta dall’Alpe di San Michele fino al centro di Mesenzana attraverso massi altari venerati dai celti e il villaggio fantasma di Cavojasca. È il nuovissimo “Trekking degli insubri”, e lo abbiamo testato in anteprima

Avarie

Un sindaco con la passione per la storia antica, una valle ricca d’acqua e di misticismo, popolata già dall’età del ferro e poi cristianizzata. E un villaggio fantasma, abitato fino al 1943, nel cuore della foresta.

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Tutto questo è il trekking degli insubri, un percorso selvaggio che porta dopo 500 metri di dislivello percorsi in circa quattro chilometri dalla sommità – a San Michele, comune di Porto Valtravaglia – fino a Mesenzana passando per Brissago Valtravaglia.

Una strada “nuova” scoperta in maniera insolita e rilanciats dalla passione di Alberto Rossi per l’antichità e le lunghe camminate. Oggi lo abbiamo percorso in anteprima a qualche giorno dall’inaugurazione ufficiale. Questa è la storia di come è nato, e la cronaca delle suggestioni che produce.

Il trekking degli Insubri

«Nel 2001 diventai sindaco per la prima volta – spiega Rossi all’inizio dell’escursione – . Fin da subito volli rendermi conto in prima persona delle condizioni degli acquedotti. Si tratta di vere e proprie opere d’ingegneria dei decenni passati che necessitavano di una sistemazione. Così cominciai a percorrere queste vallate segnate dal corso del fiume Gesone. E scoprii un percorso meraviglioso che, con l’aiuto di storici ed esperti, ribattezzai “il trekking degli insubri”: si può percorrere lasciando l’auto a San Michele, frazione di Porto Valtravaglia e ridiscendere a valle».

Ci abbiamo messo circa due ore e mezza di passo spedito, ma non troppo: è difatti impossibile non fermarsi, dopo aver imboccato lo sterrato a sinistra della strada che porta a Sant’Antonio, il contrasto dello spartiacque con monte San Martino. Poi giù nell’ampia gola formata dal corso d’acqua fra abeti secolari e tracce fresche di mufloni: da queste parte ce ne sono tantissimi.

Il masso altare dei celti

Poi, aggrappato ad una parete, il masso altare. Non sono molti anni che è stato riportato alla luce, venne scoperto tempo fa dallo storico esploratore Franco Rabbiosi e qualche giorno fa ripulito dal muschio. Ora è possibile distinguere facilmente tutte le incisioni rupestri: dalle coppelle alle croci celtiche, dal dio celtico con la testa quadrata Cernunnos alle incisioni alberiformi. È una visita che produce una grande suggestione, quasi un incontro magico:le incisioni si possono toccare, ammirare e fantasticare su ogni segno lasciato su quella pietra scura. Nella sommità – ma bisogna fare molta attenzione per arrivarci – è tracciata una linea di demarcazione nella roccia viva, e sono state vergate le lettere M e B: questo è l’antico confine fra Musadino (ora Porto Valtravaglia) e Brissago.

Il paese fantasma di Cavojasca

Ancora un’ora di cammino, con diversi guadi, dislivelli a strapiombo e nuove strade forestali ed ecco che si arriva al villaggio fantasma di Cavojasca. Ci sono ruderi enormi: nel cuore del bosco sorgeva un borgo fortificato realizzato forse con le stesse pietre della torre di Mesenzana: archi a volta ancora in piedi, cisterne per l’acqua, fortilizi da cui osservare il nemico, terrazzamenti per la coltura dei cereali: montagna alle spalle,e fiume apoda distanza. Il paese disabitato di Cavojasca ha una storia lunga che parte dal periodo celta-ligure: per la sua posizione fu abitato fin dal 1.300 aC. Nel 1500 fu rifugio di Francesco da Cavojasca, un brigante addirittura scomunicato per le sue malefatte. Questo luogo venne abitato fino al 1943 e fu teatro dell’omicidio della sua ultima abitante, Paola Cerini, uccisa dopo l’armistizio.
Da Cavojasca si prende la strada comunale che in un quarto dora, e in discesa, porta in paese, dove sabato sera alle 21,nella sede del municipio, questo percorso verrà presentato al pubblico; tempo permettendo è in programma un’escursione guidata a cura di Valcuvia Corsi per la giornata di domenica.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 27 maggio 2016
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