“Coloriamo il mondo”: la festa CGIL della solidarietà passa da Saronno

Dopo sette edizioni a Varese, la festa dedicata ai migranti organizzata dalla Cgil comincia un "tour" provinciale e parte dal Saronno. Dibattiti, musica e partita finale con maxischermo sabato 2 luglio

lavoro generiche

Torna “Coloriamo il mondo”, la giornata organizzata da Cgil di Varese (quest’anno insieme a Fillea Cgil) per sabato 2 luglio negli spazi della Camera del Lavoro di Saronno, dalle 17 alle 23.

Il programma della giornata ha inizio alle 17 con un momento musicale, poi dalle 17-30 18.00 i dibattiti coordinati da Jacques Amani responsabile del Coordinamento Migranti Cgil di Varese.: sulla normativa italiana ed europea sui distacchi dei lavoratori con l’avvocato del lavoro Alberto Ghidoni e la presentazione del progetto Italia Romania da parte di Valeriu Arbanas e un dibattito sulle politiche dell’accoglienza in europa in Italia e sul territorio di Varese con Mercedes Landolfi, responsabile nazionale per le politiche migratorie della Fillea, Umberto Colombo Segretario Generale della Cgil di Varese, Clemente Elia della Cgil regionale. Alla fine apericena con musica e serata per guardare tutti insieme la partita dell’Italia, con maxischermo.

«Un’iniziativa che è ormai una consuetudine per la Cgil di Varese – ha spiegato il segretario provinciale Umberto Colombo –  Fino ad ora messa in campo a Varese città. Quest’anno abbiamo deciso di girare la provincia partendo da Saronno, luogo su cui la riflessione sull’accoglienza dei lavoratori migranti ci sembra particolarmente importante, dopo la chiusura dello sportello migranti comunale»

Un occasione di festa, quindi, ma anche e sooprattutto di discussione dei temi legati alle problematiche del lavoro e a fenomeni del suo sfruttamento. «In provincia il 10% dei lavoratori è fatto di migranti, cosi come il 10 per cento degli iscritti Cgil. Ma nella Fillea, il gruppo del settore edilizia, gli iscritti, e i lavoratori, salgono al 40% – spiega Flavio Nossa, responsabile di Fillea Cgil – stiamo parlando di lavoratori che vivono e lavorano in Italia da molti anni, che hanno fatto una famiglia e trovato casa: ma che se vengono espulsi, come altri da una azienda in crisi hanno un tempo molto illimitato per cercare di nuovo lavoro sennò sono tutti fuori. Queste sono persone che hanno 50-60 anni e non tornano indietro: al massimo, dopo un primo tempo di lavoro autonomo, tornano al lavoro nero, alla clandestinita»

Nella giornata si racconterà anche di un progetto della Fillea Cgil Inca Romania, di cui è responsabile lombardo un funzionario della Fillea Cgil di Varese, Valeriu Arbanas: «L’idea iniziale era di avvicinare i lavoratori rumeni e formarli e dar loro assistenza,per sapere cosa devono sapere, cosa devono temere, cosa si può fare e no qui in Italia, dove diritti e norme sono molto diversi dal nostro paese di origine – spiega Arbanas – Alla fine siamo riusciti ad aprire a Bucarest uno sportello che sta funzionando da quasi un anno. I risultati si vedono, ma il non recepimento del decreto sul lavoro in distacco, una delle principali piaghe del settore,  fa continuare e acuire le nuove forme di sfruttamento ed evasione fiscale».

Il fenomeno del  distacco dei lavoratori, in se non illegale, consente però ad aziende non italiane di lavorare in Italia con i contratti del paese di origine, permettendo ad aziende spregiudicate di utilizzare lavoratori rumeni, che lavorano e vivono in Italia da anni per una azienda italiana, che percepiscono stipendi rumeni da una società in realtà solo di comodo.

«Quella della festa sarà anche l’occasione per rilanciare un messaggio di impegno all’attivazione di politiche di solidarietà nell’accoglienza non solo dei richiedenti asilo, ma anche di chi migra perché vittima di carestie e di voglia di migliorare le proprie condizioni di vita – spiega infine Oriella Riccardi della segreteria del coordinamento immigrati della Cgil – L’accoglienza ai profughi in realtà non è un’invasione: i richiedenti asilo in provincia  sono 1400 su una popolazione di 800mila abitanti, siamo ben lontani dalle medie europee. In compenso, solo 21 comuni su 139 si sono resi disponibili ad accoglierli, creando scompensi nel territorio»

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 29 giugno 2016
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