“Il Canton Ticino ci ha salvato dalla crisi, ora dobbiamo offrire collaborazione”

L'originale (e un po' provocatoria?) proposta di Giovanni Moretti, esperto di imprese transfrontaliere, per migliorare i rapporti tra Italia e Svizzera. Che, secondo lui, sono davvero sbilanciati come dicono i ticinesi

Autostrada A2 canton ticino svincolo lugano sud

Riceviamo e pubblichiamo l’originale (e un po’ provocatorio?) intervento di Giovanni Moretti, delegato per il Ticino per la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, esperto di lavoro e imprese transfrontaliere, sui bandi Interreg che stanno per scadere e sui rapporti tra Italia e Svizzera: che si sono oggettivamente deteriorati, ma c’è molto spazio per migliorare. Partendo da un “ringraziamento” a chi ci ha salvato dalla crisi

È tempo di ferie ma è anche tempo di scelte importanti per il futuro dei nostri territori: entro il 15 settembre dovremo decidere come usare i 158 milioni di euro del programma Interreg per progetti di cooperazione transfrontaliera.

Parliamo di un tema decisivo: se lasciare che la crisi attuale dei rapporti con Ticino e Svizzera si accentui o, al contrario, intervenire in modo energico per risolverla. Svizzera e Ticino sono per noi una risorsa vitale. Senza di loro la crisi economica ci avrebbe fatto pagare costi molto pesanti. Grazie a loro quasi 60 mila nostri concittadini, alla stregua dei migranti che raggiungono le nostre coste dall’Africa, sono approdati in Ticino in questi dodici anni.

Ma questo ampio fenomeno ha avuto inevitabili contraccolpi negativi, oltre frontiera: lo abbiamo visto col voto del 9 febbraio 2014, contro la libera circolazione e lo scorso 1° febbraio con la legge LIA sulle imprese artigiane.
La reazione svizzera è fondata, perché la libera circolazione è stata a senso unico, da sud a nord della frontiera. In dieci anni il rapporto tra cittadini svizzeri residenti in Ticino e cittadini italiani residenti in Ticino o che lavorano in Ticino è passato da 1 italiano ogni 2 svizzeri a 2 italiani ogni 3 svizzeri. Nel 2015 le imprese italiane operanti in Ticino con distacchi temporanei sono state oltre 5.000. Quelle del Ticino in Italia faticano ad arrivare a 100. A lungo andare questa situazione rischia di minacciare le relazioni future tra i due territori.

Oggi la crisi economica è finita. Dobbiamo dire grazie al Ticino e porre mano agli squilibri che si sono creati, introducendo tangibili correttivi e dimostrare che la libera circolazione può avvantaggiare entrambi i lati del confine. Questa dovrebbe essere la priorità assoluta per tutti noi, a partire da chi ha responsabilità. Interreg è l’occasione per fare questa operazione politica.

Cosa potremmo fare in concreto? Offrire al Ticino un progetto capace di affermare tre principi fermi nei rapporti economici tra i due territori: Affidabilità, reciprocità e collaborazione.
Affidabilità: ancora troppe imprese italiane vengono multate per il mancato rispetto delle norme sulla libera circolazione.
Reciprocità: per attivare una presenza effettiva delle imprese svizzere sul mercato italiano. È giusto ed è anche conveniente farlo. Ci permetterebbe di fare squadra con loro e acquisire così nuove fette di mercato.
Collaborazione: Il mercato del Ticino è un micro mercato, paragonabile a un quartiere di Milano. Non è il Ticino che ci dovrebbe interessare ma il mercato a nord delle Alpi. Qui sta la vera ricchezza della Svizzera. Col Ticino come partner potremmo andare insieme sul mercato a nord delle Alpi e sul mercato europeo.

Non sono processi che nascono spontaneamente: vanno promossi e occorre avere la lucidità e la determinazione di governarli.  La decisone va presa ora, prima di fare le valige per le ferie. Parlarne a fine agosto significherebbe non farne nulla.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 luglio 2016
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