L’impresa mafiosa lavorava per la Fiera di Milano, appalti per 20 milioni in 3 anni

L'indagine della Dda e del Gico della Guardia di Finanza ha portato all'arresto di 11 persone. Tra questi gli amministratori di una cooperativa che lavorava per una società della Fiera che allestiva stand e padiglioni

Colori e forme di Expo che sta per chiudere

Centinaia di migliaia di euro viaggiavano in buste nascoste all’interno delle auto da Milano alla Sicilia, erano i proventi del riciclaggio di soldi sporchi della mafia ripuliti attraverso una cooperativa che lavorava per l’allestimento degli stand di Expo e della Fiera di Milano. La scoperta del Gico della Guardia di Finanza e della Dda di Milano accende l’ennesimo faro sugli affari delle organizzazioni mafiose al nord.

Undici gli arresti eseguiti dalle Fiamme Gialle su richiesta del procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia Ilda Bocassini e dei sostituti Sara Ombra e Paolo Storari. Tra questi sono finiti in carcere Giuseppe Nastasti e Liborio Pace, amministratori di fatto della Dominus Scarl, cooperativa che avrebbe ottenuto lavori per quasi 20 milioni di euro i tre anni dalla Nolostand, società che fa capo alla Fiera di Milano e che si è occupata dell’allestimento dei padiglioni di Expo e di numerosi altri eventi fieristici.

Ai due vengono addebitati l’associazione a delinquere finalizzata a fatture false, appropriazione indebita e riciclaggio. In almeno due occasioni Pace avrebbe trasportato denaro della cooperativa in Sicilia: in un episodio è stato pizzicato mentre consegnava 295 mila euro (soldi in nero della cooperativa) all’avvocato nisseno Danilo Tipo (già presidente della Camera Penale di Caltanissetta e avvocato in numerosi processi di mafia) che li avrebbe poi portati in Sicilia e consegnati ad esponenti del clan di Pietraperzia (Enna) e in un’altra occasione sarebbero stati trasportati 413 mila euro a bordo di un camion, nascosti nella confezione di una piscina gonfiabile.

Ancora una volta i controlli sono saltati. Lo fa notare il procuratore Ilda Bocassini che, pur ribadendo che non ci sarebbero indagati nella Nolostand, nessuno si sarebbe accorto del fatto che Pace aveva già subito un processo per associazione mafiosa dal quale era stato assolto e che la moglie è la figlia di un condannato per mafia mentre la cognata è sposata con un mafioso; Nastasi, invece, ha una zia che è sposata con un esponente della locale di ‘ndrangheta di Pioltello, condannato per associazione mafiosa nell’ambito del processo Infinito

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 06 luglio 2016
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Commenti

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  1. Scritto da mike

    Come volevasi dimostrare! La nostra povera Italietta funziona così. Punto.
    Ora però Sala deve dimettersi immediatamente, senza se e senza ma!

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